Sarkò si arrende alla patrimoniale

Non è facile ‘affamare la bestia’

di Mario Seminerio – Libertiamo

Alla fine, Nicolas Sarkozy ha capitolato, dietro pressione della sua maggioranza parlamentare. Lo scudo fiscale, che tanto aveva solleticato la fantasia del centrodestra italiano e dei suoi supporter, viene eliminato. Per contro, la patrimoniale (Impôt de Solidarité sur la Fortune, ISF), non viene soppressa, come invece auspicava Sarkozy, ma alleggerita nel gettito, con compensazione a carico dell’imposta di successione. C’è qualche lezione da apprendere, in queste decisioni.

Lo scudo fiscale, concepito per mettere un tetto massimo del 50 per cento sulla pressione fiscale diretta e da contributi sociali che grava sui redditi, ha finito con l’entrare in rotta di collisione con la crisi di gettito fiscale che attanaglia quasi tutti i paesi occidentali, ma anche con il malumore dell’opinione pubblica, scioccata dal rimborso d’imposta di 30 milioni di euro ricevuto grazie allo scudo da Liliane Bettencourt, l’ereditiera di l’Oréal. I francesi scopriranno presto che la classe media sarà la vera vittima dell’abrogazione del bouclier fiscal, che peraltro ha avuto vita breve e grama, vittima dei buchi di bilancio causati dalla crisi e dalla incapacità di tagliare la spesa.

Sarkozy ha tentato fino alla fine di tenere in vita lo scudo fiscale in forma ulteriormente ammorbidita, o in subordine con un tetto massimo assoluto, come quello introdotto da Michel Rocard nel 1988, che prevedeva che la pressione fiscale, intesa come somma dell’imposta sui redditi e della ISF, non avrebbe dovuto eccedere il 70 per cento del reddito del contribuente. Questo tetto verrà ulteriormente innalzato, addirittura all’85 per cento: sulla soglia dell’esproprio.

L’ISF viene rimodellata: i contribuenti con patrimonio imponibile netto compreso tra 1,3 e 3 milioni di euro pagheranno un’imposta dello 0,25 per cento, dal primo euro. Oltre i 3 milioni di euro di patrimonio imponibile, l’aliquota salirà allo 0,5 per cento. Restano esclusi dall’imponibile opere d’arte e beni professionali, mentre l’abitazione principale continuerà a godere di un abbattimento del 30 per cento del valore. Oggi, la ISF scatta da 800.000 euro di patrimonio: l’incremento di 500.000 euro della soglia minima imponibile permette di esonerare dal’imposta circa 300.000 contribuenti. Nel complesso, la ridefinizione della ISF costerà alle casse dello stato 1,5 miliardi di euro, che dovrebbero essere recuperati, oltre che con la soppressione dello scudo fiscale, anche con un inasprimento dell’imposta di successione, che vedrà minori esenzioni legate all’età dell’erede, ed un aumento di 5 punti percentuali sugli imponibili ereditari eccedenti i 4 milioni di euro. Resta da chiedersi se la Francia, forse per la sua occhiuta informatizzazione fiscale, riuscirà ad incassare questo maggior gettito previsto, o se la misura determinerà anche in questo caso il noto fenomeno in base al quale a morire sono sempre i poveri. Ma poteva andar peggio: Sarkozy aveva proposto di finanziare il minore gettito da rimodulazione della ISF con un aumento della tassazione sul risparmio.

La morale della vicenda: Sarkozy, partito baldanzosamente con l’intenzione di eliminare la patrimoniale invocando la necessità di attrarre beni e talenti in Francia ha finito col cedere, ad un anno dalle presidenziali, alle motivazioni “sociali” della gestione della finanza pubblica, che imponevano il mantenimento se non l’inasprimento della patrimoniale. La morte dello scudo fiscale, come detto, espone i contribuenti francesi al progressivo aumento della pressione fiscale,infliggendo un duro colpo all’illusione secondo la quale sarebbe possibile “affamare la bestia” ponendo limiti solenni (aggettivo di rigore, trattandosi della Francia), alla pressione fiscale.

Sfortunatamente, le leggi sono fatte dagli uomini e non dagli dei, e non c’è nulla che possa essere scolpito nell’eternità a lettere di fuoco, inclusi limiti alla pressione fiscale e tetti di spesa pubblica in percentuale del Pil. Occorrerà trovare nuove vie per ridurre l’ipertrofia del settore pubblico.

Advertisements