La patrimoniale fa male

Una scorciatoia per evitare di rassicurare i mercati con la crescita

di Mario Seminerio – Il Foglio

La proliferazione di proposte di manovre di finanza pubblica straordinaria sembra riflettere la presa di coscienza dell’esigenza di una discontinuità nella gestione dei conti pubblici. Sfortunatamente, si tratta della riproposizione, sotto differente prosa, di manovre emergenziali che il paese ha giù vissuto nei momenti più bui.

Al di là delle tecnicalità, il denominatore comune alle proposte è quello di abbattere il rapporto debito-Pil e liberare, per tale via, risorse per la crescita. Per avviare un circolo virtuoso in grado di piegare il rapporto debito-Pil servono avanzi primari strutturali (cioè la differenza tra entrate e spese al netto degli interessi) sorretti tuttavia dalla conditio sine qua non di un innalzamento del la crescita potenziale ed effettiva.

L’Italia, come dimostrano anche le ultime proiezioni del Fondo Monetario Internazionale, non riesce a schiodarsi da una non-crescita che si situa intorno all’1 per cento reale, ed indicativamente a circa il 2,5 – 3 per cento nominale. Sapendo che il costo medio nominale dello stock di debito pubblico del nostro paese è oggi di poco superiore al 4 per cento, è evidente che siamo in presenza delle condizioni per una spirale di debito molto pericolosa. In queste condizioni, il saldo primario tende infatti a diventare negativo, e deve essere riportato in attivo solo attraverso strette fiscali che deprimono ulteriormente la crescita.

La chiave di volta per evitare che i mercati votino la sfiducia al paese è quindi la crescita, che continua a mancare. Promuovere riforme di struttura che innalzino la crescita costa tempo ed elevate resistenze, anche elettorali, delle categorie coinvolte. Una patrimoniale rappresenta quindi la scorciatoia per rassicurare i mercati, come già accaduto in passato. L’autocompiacimento con il quale l’esecutivo guarda alla nostra economia, inclusa l’enfasi sulla elevata patrimonializzazione e capacità di risparmio del settore privato, che dovrebbero servire a ridurre il premio al rischio per il debito pubblico del nostro paese, rappresentano in realtà un rovesciamento degli effettivi termini della questione.

Una patrimoniale straordinaria (o un’ipotesi di dismissione di patrimonio pubblico, nei casi in cui il rendimento del patrimonio dismesso sia superiore al costo del debito pubblico) rappresenta solo un depauperamento della base di capitale del paese, ed un tentativo di eludere l’imperativo di crescere.

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