Squilibri macroeconomici globali e la politica internazionale

3 pensieri su “Squilibri macroeconomici globali e la politica internazionale”

  1. Gli USA devono finanziare un deficit pubblico di 1t$ con un tasso di risparmio individuale poco più che nullo, e le altre forme di risparmio domestiche devono anche finanziare 2t$ di investimenti privati. Il risultato è che i risparmi privati devono coprire una sete di fondi pari al 20% del PIL, e non è affatto strano che data la carenza di risparmi domestici il 5% di questi vengano dall’estero.

    Se la Cina (rectius: il resto del mondo) smettesse di risparmiare, gli USA dovrebbero o tagliare gli investimenti, o tagliare il deficit pubblico, o tagliare i consumi, in modo da risparmiare il 5% del PIL in più.

    Non credo che Obama voglia veramente questo. O forse non capisce cosa significa I=S+(T-G)+(IM-X), cosa non impossibile. Di certo se i risparmi internazionali venissero a mancare l’economia americana avrebbe un collasso, non potendo più sostenere gran parte degli investimenti, a meno di non ridurre i consumi (e ciò si ottiene in un solo modo: tagliare l’occupazione, licenziare, tagliare i salari (magari tramite l’inflazione, visto che senza importazioni i prezzi salirebbero), aumentare i tassi di interesse (per via della ridotta disponibilità di risparmi).

    Nel breve termine agire sui cambi avrà pure senso, anche se poco, ma nel lungo termine il livello di investimenti di un paese dipende dai risparmi, e se non si producono domesticamente bisogna importare. Se gli USA non vogliono capire questo, meritano di continuare ad essere un paese in declino.

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  2. Come fa tecnicamente un paese a svalutare la propria moneta? I cambi non sono fluttuanti, almeno fra le valute convertibili?

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    1. Il problema è che i cambi non sono liberamente fluttuanti. Alcuni stati (Cina e Giappone in primis) intervengono per impedire che le loro valute si rivalutino verso il dollaro (ossia che il dollaro si svaluti verso le loro valute).

      Aumentando la moneta circolante a livello domestico, come ha fatto la FED recentemente con QE2, si favorisce un deprezzamento della valuta (il dollaro): poichè il prezzo di ogni bene dipende dalla sua offerta, una maggiore quantità di valuta in circolazione porta ad un abbassamento del suo prezzo. Poichè il prezzo delle valute è espresso in termini di altre, quella che si registra è una svalutazione.

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