I siluri della diplomazia e quelli nord-coreani

di Andrea Gilli

L’ONU ha finalmente deciso: l’attacco che ha distrutto un incrociatore sudcoreano alcuni mesi fa è da condannare. Rimane solo da decidere chi sia da condannare. Su questo punto non c’è stato accordo e dunque, nonostante tutta l’evidenza porti a Pyongyang, nessuno è stato accusato. Tutta la vicenda offre diversi spunti d’analisi.

In primo luogo, è interessante la posizione russa: la Russia fondamentalmente non ha preso posizione. Perchè dover compromettere le proprie relazioni con una delle due parti quando non c’era alcuna ragione. E così, la Russia è stata a guardare. Si chiama diplomazia.

Il secondo punto interessante è il funzionamento del consiglio di sicurezza dell’ONU. Nonostante alcuni visionari, che vanno dai teorici della teoria cosmopolita ai costruttivisti e agli istituzionalisti, vedano nell’ONU la soluzione dei problemi mondiali, la verità, molto semplice, è che l’ONU è il prodotto della politica internazionale, non un fattore in grado di cambiarne il corso. Questo caso ne è la prova: la carta delle Nazioni Unite parla chiaro, è vietata l’aggressione militare di altri Stati. L’aggressione c’è stata, le prove pure, e il Consiglio di Sicurezza non ha deciso. Chi vuole più ONU nel mondo deve spiegarci davvero sulla base di quali presupposti.

Il terzo punto interessante riguarda la Corea del Nord e la sua relazione con la Cina. La mia impressione è che siamo di fronte agli ultimi colpi di coda di un dinosauro oramai costretto a morire: il regime di Kim Jong-Il. La Corea del Nord è sempre stata cauta e cinica. Questi gesti sconsiderati possono costare caro. Probabilmente contava sul sostegno cinese, ma resta il fatto che ha corso dei rischi notevoli. Le sue ragioni sono semplici: aumentare la tensione e così ottenere di più al tavolo negoziale. Il punto interessante per i mesi e gli anni a venire riguarda quanto la Cina sarà disposta a tollerare, specie in un’ottica regionale. Davvero la Cina vuole perdonare qualunque cosa alla Corea del Nord rischiando così di peggiorare i suoi rapporti con Giappone e Corea del Sud e, di conseguenza, di coinvolgere maggiormente gli Stati Uniti in Asia dell’Est?

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