Attentato in Afghanistan: alcune riflessioni

di Andrea Gilli

Un nuovo attentato ha mietuto vittime tra il nostro contingente di stanza in Afghanistan. Mentre media e politici si lasceranno andare a proclami di facciata e analisi senza sostanza, proviamo a ragionare brevemente su quanto sta accadendo.

In primo luogo, perché i talebani combattono? Per alcuni combattono la democrazia. Per altri la secolarizzazione. Per altri ancora l’Occidente. Per noi di Epistemes, i talebani sono molto realisti. Sanno che in politica internazionale, mors tua vita mea, o in altri termini il gioco è a somma zero. Gli attori sono interessati alle proprie posizioni relative, e dunque ogni indebolimento del nemico implica ipso facto un proprio rafforzamento.

Ciò non significa che gli obiettivi politici siano moralmente equiparabili. Significa però che questi non sono necessari per capire le intenzioni del nemico.

In secondo luogo, perché questo aumento di attentati? Le elezioni politiche dello scorso agosto rischiano di portare stabilità, o quanto meno indirizzare il Paese verso una stabilizzazione. Un’offensiva mirata è la condizione sine qua non per far sprofondare l’Afghanistan nella disperazione. Se infatti le truppe ISAF si ritireranno o saranno meno efficaci nella conduzione delle loro operazioni, la ricostruzione del Paese sarà nettamente più difficile.

In terzo luogo, perché l’uso di Toyota imbottite di esplosivo? Finora, i talebani usavano IEDs (Improvised Explosive Devices): mine artigianali. Queste, però, si prestano sempre meno per il raggiungimento degli obiettivi talebani. Le forze europee si stanno dotando di veivoli sempre più resistenti, che dunque intendono contrastare il vantaggio tattico degli IEDs. L’uso di auto civili imbottite di esplosivo diventa dunque un mezzo strategicamente più efficace.

Come avevamo paventato lo scorso mese di agosto, questa scia di attentati è solo destinata ad aumentare. E’ il caso di iniziare a prepararci a sentire sempre più spesso notizie simili.

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