Sull’Italia pesa il debito pensionistico

Un pensiero su “Sull’Italia pesa il debito pensionistico”

  1. Lei ha senz’altro ragione quando evidenzia come il debito pensionistico vada incluso nel debito aggregato. Tuttavia credo che il discorso di Tremonti – mi pare che Berlusconi non faccia che ripeterne le tesi – sia oltre che suggestivo anche essenzialmente veritiero.

    Quello che Tremonti ha a più riprese sottolineato è come il debito pubblico di un paese non possa essere considerato solo in relazione al PIL, quasi fosse un compartimento stagno; soprattutto se quel paese è chiamato di fatto ad interventi di politica economica che si riflettono immediatamente sul debito pubblico stesso. A un Regno Unito che di fatto ha nazionalizzato il sistema bancario a spese del contribuente e che ha un debito privato inconcepibile per un italiano – mio fratello vive in Inghilterra e mi racconta come di cosa normale tra i suoi colleghi che lo stipendio serva a pagare gli interessi maturati sulle carte di credito – si possono aggiungere gli Stati Uniti, dove il salvataggio di Fannie Mae e Freddie Mac e gli ulteriori interventi contro la crisi hanno portato il rapporto debito pubblico/PIL a livelli prossimi a quelli italiani.
    Di vasi comunicanti si tratta dunque, ancorché – come lei giustamente scrive – in una sola direzione in quanto non è politicamente praticabile compensare il debito pubblico con il risparmio privato. Quello però che si dovrebbe fare è tener conto dell’insieme di questi fattori nel valutare il rischio di default di un paese: lo si facesse, il differenziale tra i titoli di stato italiani e le emissioni di altri paesi sarebbe probabilmente minore. Che i mercati non lo facciano non significa molto: semplicemente ancora non l’hanno fatto e bene fa il governo a battere su questo tasto.
    Anche sulle pensioni si può fare un discorso analogo: fermo restando che il sistema pensionistico italiano deve essere profondamente riformato, siamo sicuri che altrove non ci siano posizioni per così dire fuori bilancio e che il sistema sia socialmente sostenibile? Perché se il risultato di un sistema pensionistico fossero anziani alla fame, sarebbe di nuovo necessario un intervento dello stato. Non sto suggerendo di ignorare la realtà; piuttosto di esaminarla meglio: lo squilibrio del nostro sistema è ben noto. Altrove siamo in presenza di un sistema equilibrato oppure lo squilibrio è solo mascherato? E il tutto non per dire mal comune mezzo gaudio, ma solo per non pagare più del dovuto sul nostro debito pubblico.

    Quanto alla strategia del governo per la crisi, io vedo non tanto un sorpasso in discesa, quanto il tentativo di tamponarla con i soldi degli altri, vale a dire attraverso le esportazioni: se Germania, Francia, Inghilterra e – cambio permettendo – gli Stati Uniti attuassero una politica economica espansiva, ecco che l’Italia si ritroverebbe seduta al banchetto senza dover pagare il conto. Secondo me questo è ciò su cui scommette il governo; di fronte alle prevedibili rimostranze degli altri paesi salterà fuori il non possumus per via del nostro debito pubblico.

    Da ultimo una nota sull’inflazione: a brevissimo termine ha ragione lei, siamo di fronte a un rischio di deflazione. A lungo termine siamo tutti morti, come diceva Keynes. Ma a medio termine – con tutto il denaro che la BCE ha riversato sul mercato – è facile aspettarsi un’inflazione vicina alle due cifre. Che è una iattura per molti, ma una benedizione per i debitori.

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