I prezzi in calo fanno volare i rendimenti reali

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Uno degli indicatori maggiormente seguiti dalle banche centrali nella determinazione delle attese inflazionistiche di lungo periodo è il cosiddetto breakeven inflation rate, cioè il tasso d’inflazione implicito che si ottiene sottraendo dal rendimento nominale di un titolo di stato il rendimento reale implicito in un titolo governativo di pari scadenza indicizzato all’inflazione. Nelle ultime settimane, in parallelo all’aggravarsi della crisi finanziaria, si è assistito ad un forte ribasso nei prezzi dei titoli di stato inflation-linked. Ciò ha determinato un abbattimento dell’inflazione di breakeven, ed un parallelo aumento dei tassi d’interesse reali. Da cosa potrebbe derivare questo movimento?

La riduzione nel tasso d’inflazione implicito in questi strumenti potrebbe trovare giustificazione nel marcato rallentamento congiunturale atteso per i prossimi mesi. Ma un ambiente recessivo non giustifica un tasso d’interesse reale che, ad esempio, sul BTP scadenza 2014 è del 2,8 per cento, mentre alla fine di febbraio era solo dell’1,6 per cento.

Una spiegazione legata a flussi di mercato anziché ai fondamentali economici ipotizza che questi titoli siano stati brutalmente scaricati da investitori istituzionali, come gli hedge funds, in queste settimane alle prese con imponenti richieste di riscatto e con le chiamate-margine causate da andamenti di mercato avversi alle strategie da essi perseguite. Si tratterebbe, quindi, di vere e proprie fire-sales.

Possiamo quindi considerare un “affare” acquistare ai prezzi odierni un titolo di stato indicizzato all’inflazione? Pur premettendo che non sappiamo ancora quanto durerà la fase di dumping da parte degli hedge funds e degli altri investitori a leva, e pur dovendo fare i conti con un rischio-deflazione che potrebbe materializzarsi nei prossimi mesi (quando saranno visibili gli effetti della stretta creditizia oggi in atto), occorre ammettere che un tasso d’inflazione implicito dell’1,3 per cento sul BTP 2014 appare sufficientemente protettivo.

Qualcosa su cui riflettere anche per le banche centrali, ad evitare di trarre eccessive inferenze da prezzi di attività finanziarie che il mercato sta fortemente sacrificando per motivi non direttamente legati alla congiuntura economica.

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