Perchè l’Europa ha bisogno dell’unbundling?

di Anguel K. Beremliysky*

In un momento in cui l’agenda politica è occupata dalla lotta contro i cambiamenti climatici, l’Unione Europea ha voluto assumere il difficile ruolo di guida in questo percorso, impegnandosi in una triplice sfida: ridurre l’impatto negativo del riscaldamento globale, garantire l’indipendenza energetica e – last but not least – di tenere i prezzi dell’energia al livello più basso possibile.

Questi sono gli obiettivi principali della politica europea, già formalmente adottati dai 27 Paesi membri in occasione del Consiglio europeo dello scorso aprile sulla scia del pacchetto presentato dalla Commissione all’inizio del 2007. Ma tale orientamento – soprattutto per quanto riguarda il settore dell’energia – risale a molto prima, ovvero al lancio nei primi anni Novanta della liberalizzazione del mercato energetico europeo.

Su questi presupposti, il collegio di Bruxelles è da tempo convinto che per riuscire a garantire la sicurezza energetica e sostenere il forte impegno comune per la salvaguardia dell’ambiente bisogna, più che mai, puntare sulla realizzazione di un vero e proprio mercato unico dell’energia e dei servizi annessi. Tale nesso diventa ancora più evidente quando si scopre che a beneficiare di una energia a basso costo ed ecologicamente sostenibile sia proprio il cittadino – consumatore.

Tenendo a mente le suddette considerazioni, la Commissione si prepara ad una tornata decisiva di azione politica ed iniziativa legislativa per completare, da qui a fine anno, il quadro abbozzato nel pacchetto di gennaio. Parallelamente alle importanti proposte sull’utilizzo di energie rinnovabili e la maggiore razionalizzazione del sistema di incentivi per la riduzione dell’anidride carbonica, gli esperti di Bruxelles sono in questi giorni impegnati in un colossale tentativo di portare al termine l’apertura del mercato rendendolo pienamente libero e concorrenziale.

A partire dal 1 luglio 2007 anche i consumatori privati possono scegliere il proprio fornitore di energia elettrica dopo che nel 2004 a beneficiare per prime di questa opportunità erano state le imprese. Ma è sufficiente questo per realizzare a pieno gli obiettivi prefissati? La risposta è “no”. E’ piuttosto pacifico che scegliere liberamente tra pochi costituisce una libertà solo parziale. Ergo, la vera liberalizzazione, intesa come processo che massimizza la performance economica riducendone il costo, può avvenire solo e soltanto quando viene garantito un accesso paritario a tutti gli operatori del sistema, sul lato sia della domanda che dell’offerta.

Uno degli strumenti allo studio della Commissione che porta senza dubbi in questa direzione è il cosiddetto “unbundling”. La parola inglese di difficile pronuncia non significa altro che una “separazione” delle reti di produzione e di distribuzione di energia elettrica e gas. Il disegno è atteso per il prossimo 19 settembre, ma nel frattempo non sono mancate anche alcune note polemiche.

Per ovviare ai malfunzionamenti nel settore, messi in luce dal rapporto pubblicato nel gennaio 2007, la Commissione europea ritiene basilare poter introdurre un meccanismo vincolante che imponga lo scorporo delle reti di distribuzione dai produttori di energia e gas. Questa soluzione è nota anche come full ownership unbundling in quanto prevede la proprietà e la gestione separata delle due attività. Questa situazione spingerebbe le nuove società di distribuzione ad operare autonomamente sul mercato, offrendo i propri servizi ad una pluralità di produttori. L’obbligo della cessione di una parte dei propri assets, ovviamente non è ben visto dalle compagnie, soprattutto dai grandi e consolidato colossi europei, come la tedesca E.On, la francese Électricité de France oppure il nuovo gigante nato dalla fusione tra Gas de France e Suez. Per questo motivo è possibile che si arrivi a proporre una opzione di compromesso che invece di una cessione preveda la semplice divisione nella gestione. L’idea di fondo anche in questo caso sarebbe quella di incentivare la società di trasmissione di investire di più nella rete per favorire la concorrenza che la Commissione ritiene, in questo momento, ostacolata a causa della presenza di operatori integrati che controllano simultaneamente entrambi i versanti.

Tutte le soluzioni alternative che circolano nella stampa degli ultimi giorni come, ad esempio, l’introduzione dell’Operatore sistemico indipendente (ISO) – gestore unico della rete con riferimento alle decisioni di investimento e di politica commerciale, mentre la proprietà rimarrà ancora in capo alle aziende – nonché quella di mantenere lo status quo attuale sarebbero da ritenersi inefficaci e incoerenti con la politica della Commissione. A maggior ragione, visto che quest’ultima mira ultimamente a istituire e tutelare i diritti del consumatore, promuovendo una Carta dei diritti nel settore energetico e meccanismi di controllo effettivo dei prezzi dell’energia in tutti i 27 paesi membri.

Alcuni temono che un simile intervento potrebbe tradursi in perdita da parte delle compagnie energetiche di forza vis-à-vis i loro concorrenti mondiali. Ma forse essi trascurano i benefici che questo comporterà per il consolidamento di un mercato unico europeo e una dimensione politica consolidata in questo campo. Per non parlare dei concreti benefici per il singolo consumatore. Forse è il momento di cominciare a cambiare prospettiva e capire che ciò che è bene per l’Europa è bene per tutti noi, nessuno escluso.

 

* Anguel Beremliyski (Sofia, Bulgaria, 1980) si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Bologna e, dopo aver lavorato presso l’ambasciata italiana di Sofia, è tornato in Italia dove ha conseguito un Master in Discipline Parlamentari presso la LUISS di Roma. Collabora con l’agenzia di stampa APCOM ed è corrispondente dall’Italia per il quotidiano bulgaro Standart.

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