Evasione fiscale (I): costi e spiegazioni

di Andrea Asoni

L’evasione fiscale è un problema rilevante nel Bel Paese.  Di recente il Corriere e Repubblica se ne sono occupati e anche Montezemolo vi ha fatto riferimento. E’ stato stimato che la ricchezza occultata al Fisco equivale a circa il 30% di quella dichiarata. Questo articolo si occupa di discutere quali siano i problemi legati a questo fenomeno e le ragioni della sua esistenza. Si rimanda ad un successivo articolo ogni discussione su quali siano le misure di policy necessarie per affrontarlo.

L’evasione è un problema sotto diversi aspetti. La prima e immediata riflessione va al gettito perso dallo Stato. Tale gettito avrebbe potuto concorrere al finanziamento della spesa pubblica oppure ad un taglio generalizzato delle tasse. Conoscendo il carattere dei politici italiani sono convinto che, come il recente “tesoretto”, si preferirebbe distribuirlo in prebende e regalie piuttosto che spesa pubblica in investimenti o abbattimento del debito o taglio delle tasse. I politici difficilmente rinunciano all’occasione di distribuire favori in cambio di voti.

Tornando all’argomento di questo articolo, come molti altri fenomeni economici, l’evasione fiscale pone problemi di efficienza e problemi di equità. Dal punto di vista dell’efficienza, l’evasione fiscale è un enorme costo per la nostra economia. E’ un costo perché evadere le tasse comporta un rilevante dispendio di risorse monetarie e temporali in attività non produttive. In parole povere, distorce il comportamento ottimale degli individui. Una ulteriore distorsione è introdotta nella allocazione dei talenti, ovvero nel modo in cui le persone utilizzano le proprie qualifiche.
In termini di equità il problema nasce dal fatto che non tutti gli individui hanno la stessa possibilità di evadere le tasse. Vi sono enormi differenze tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti, e tra individui monoreddito e individui con una pluralità di fonti di reddito. E’ ovvio che la conseguenza di questa disparità è l’inasprimento del peso fiscale su alcune categorie piuttosto che altre (nell’articolo del Corriere sopra citato si riporta il seguente dato prodotto dall’Agenzia delle Tasse: la pressione fiscale aumenta fino al 50% per coloro che effettivamente pagano le tasse).

Efficienza
L’evasione fiscale distorce le scelte degli individui in due modi. Il primo riguarda le scelte di ognuno di come distribuire le proprie risorse di tempo e monetarie rispetto a diverse attività. In parole povere il tempo e il denaro che un padre di famiglia investe nel trovare scappatoie al cappio fiscale, guardando alla normativa, lavorando sul suo modello unico o semplicemente pagando un commercialista che svolga per lui questo lavoro, sono risorse che quel padre di famiglia ha sottratto ad altre attività. Invece che leggersi la normativa e impegnarsi sulla dichiarazione di redditi avrebbe potuto lavorare e aumentare il suo reddito oppure dedicare quel tempo alla sua famiglia, portare i bambini sul lago. Allo stesso modo invece che pagare il commercialista avrebbe potuto comprare un bene di consumo o lezioni di danza per la sua bambina.

Inoltre si distorce la rappresentazione della ricchezza nazionale nelle statistiche perché quello che è di fatto un costo (il commercialista) nella produzione del bene “pago le tasse” viene rappresentato come un aumento della ricchezza nazionale. Sono convinto però che questo non sia un problema quantitativamente rilevante.

Il secondo modo in cui l’evasione fiscale distorce il comportamento degli individui è attraverso una sbagliata distribuzione dei “talenti”. Per talenti intendo persone con certe caratteristiche. In parole povere, in assenza di evasione fiscale, in presenza di un sistema fiscale semplice e lineare, la domanda per i commercialisti (che come detto sopra sono da questo punto di vista un costo) sarebbe molto inferiore. Questo significa che il laureato in economia e commercio, invece trovare lavoro dal commercialista, potrebbe lavorare come contabile nell’impresa di produzione di scarpe o bicchieri e, invece di essere un costo mascherato da aumento della ricchezza, svolgere un genuino ruolo di crescita economica.

Questo succede spesso quando si creano delle rendite in settori non produttivi (come la politica o la burocrazia): i talenti invece di dedicarsi ad attività produttive si dedicano ad attività estrattive o di organizzazione della produzione altrui o di distribuzione delle risorse create da altri, distribuzione che spesso prende la direzione delle loro tasche.

Da notare che quanto discusso sopra vale sia per gli individui sia per le imprese. Per quanto riguarda le ultime vi è una considerazione aggiuntiva da fare. Per le imprese non pagare le tasse può essere un ingiusto vantaggio competitivo. L’evasione fiscale introduce in questo modo un ulteriore motivo di preoccupazione quando distorce l’effetto benefico della competizione che sceglie le imprese migliori.

Equità
In termini di equità il problema è ancora più semplice. La società si divide in “coloro che possono evadere” e “coloro che non possono evadere”. Certe categorie, certe professioni hanno migliori opportunità di evadere le proprie tasse mentre altri sono costretti a pagarle fino all’ultimo centesimo. Ricadono nella prima categoria i lavoratori autonomi e quelli con più redditi, soprattutto d’impresa o di capitale; nella seconda i lavoratori dipendenti e monoreddito. Personalmente (e diversamente da chi parla di equità da “sinistra”) considero ininfluente il fatto che la prima categoria sia anche tendenzialmente quella che si trova nella metà superiore della distribuzione del reddito. Infatti ogni società, e in particolare le società occidentali in cui la spersonalizzazione dei rapporti è diventata la regola, è (o deve essere) basate sulla fiducia reciproca e sull’assenza di fenomeni di “free riding” ovvero “io mangio e tu paghi”. Problemi di equità come quello descritto sopra mettono in crisi il concetto stesso di società.

Detto ciò trovo simpatico e divertente che spesso coloro che sostengono in così grave parte il peso fiscale siano anche coloro che votano la parte politica che promette di aumentare le tasse, quasi non si rendessero conto di essere loro stessi coloro che sosterranno l’aumento. Danni dell’ideologia.

In conclusione di questa sezione bisogna ricordare che il fatto che non tutte le categorie professionali possono evadere allo stesso modo crea una ulteriore distorsione in termini di efficienza rispetto a quelle descritte sopra. E’ possibile infatti che le scelte lavorative vengano fatte in base a quanto è possibile evadere piuttosto che in seguito a valutazioni sulla convenienza economica o di benessere delle diverse opzioni. Così un piccolo imprenditore può decidere di non quotarsi in borsa se comporta più controlli oppure un laureato decidere di fare il commerciante perchè può evadere piuttosto che lavorare in banca. Tutte queste sono distorsioni a quella che gli economisti chiamano allocazione ottimale delle risorse, ovvero ognuno dovrebbe scegliere la carriera o il settore che meglio si conforma alle sue capacita e studi piuttosto che basarsi su considerazioni fiscali. 

Giustificazione dell’evasione
Dopo aver spiegato quali sono i problemi dell’evasione fiscale è necessario spiegarne le ragioni.

Gli individui sono per la maggior parte e nella maggior parte dei casi razionali. Userò una definizione debole di razionalità e definirò razionali coloro che rispondono agli incentivi. In quest’ottica l’evasione fiscale altro non è la risposta ottimale ad un eccessivo peso fiscale e ad un sistema complesso e complicato che semplifica l’evasione e la rende remunerativa.

Dal punto di vista di un’analisi razionale dell’evasione si possono pensare a due ragioni che la spieghino e la rendano remunerativa. La prima va al cuore della motivazione alla base della tassazione. Le tasse in teoria altro non sono che il prezzo forzoso che gli individui pagano in cambio di servizi pubblici. Senza addentrarci in una teoria della spesa pubblica che richiede di certo più spazio di quello concesso da questo articolo, il fatto che la spesa pubblica in Italia vada soprattutto in attività non produttive e che la maggior parte dei servizi forniti dallo Stato siano totalmente inefficienti non aiuta una giustificazione “morale” della tassazione. Un sistema inefficiente che non produce quello per cui riceve le risorse disincentiva il pagamento delle tasse in primo luogo.

Inoltre in un sistema rigido come quello italiano, spesso l’evasione fiscale è una valvola di sfogo di fronte alle inefficienze e agli ostacoli posti alle attività produttive da parte del pubblico. Per le imprese sottrarsi alle gabelle e alle irrazionalità della burocrazia italiana può essere un importante strumento di competitività. Basti pensare alle rigidità introdotte da una legge come quella sul lavoro.

Una volta chiariti gli effetti e le motivazioni dell’evasione fiscale siamo pronti a discuterne i rimedi. Due diverse scuole di pensiero su come affrontare il problema dell’evasione verranno discusse e confrontate in un prossimo articolo.

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2 Replies to “Evasione fiscale (I): costi e spiegazioni”

  1. Complimenti per il livello e la qualita’ dell’articolo, nettamente superiore ai livelli medi della stampa italiana. Tuttavia constato che manca la coscienza e la discussione di elementi oltremodo importanti dell’evasione fiscale in Italia, e cioe’ la sua distribuzione territoriale, nonche’ un confronto e una discussione sui livelli di evasione fiscale negli altri paesi avanzati confrontabili con l’Italia. E’ ovviamente utile mettere in rilievo, come e’ stato fatto con competenza ed efficacia, che l’evasione fiscale e’ un fenomeno negativo (anche se credo pochi ne dubitassero). Ma necessario a mio parere anche comprendere quantitativamente il fenomeno, anche per capire se e’ realisticamente contrastabile.

    Riassumendo i risultati di approfondite indagini fatte dirante la
    prima legislatura Prodi, e pubblicate anche su Repubblica Affari e Finanza alcuni anni fa, il fenomeno dell’evasione fiscale si concentra sostanzialmente in un terzo del Paese e specificamente nel Sud Italia.

    Piu’ in dettaglio, l’Italia si puo’ dividere in 4 aree.

    La prima area, la Lombardia, ha livelli di evasione paragonabili ai paesi piu’ virtuosi del mondo, pari al 13% del settore privato. I paesi con meno evasione a livello mondiale sono USA e Svizzera, con livelli dell’ordine del 8-10% dell’economia complessiva, che include un 33% almeno di economia statale, con livelli di evasione prossimi a zero.

    Perche’ separare l’economia statale dall’economia privata? Perche’ appunto l’economia statale ha livelli di evasione praticamente nulli, e solo nell’economia privata il fenomeno e’ rilevante. In Italia l’economia statale corrisponde (vado a spanne ma si potrebbe controllare) al 45% del totale, probabilmente con livelli del 35% nel Nord, del 50-60% al centro e del 70% al Sud. Quindi ripeto in Lombardia i livelli di evasione sono ai migliori livelli mondiali.

    La seconda area comprende le regioni padane come Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, con evasione fiscale sull’economia privata pari al 20-25%, che includendo l’economia statale risultano paragonabili ai livelli di evasione tipici dei paesi avanzati (Francia, Germania, Svezia).

    La terza area comprende le regioni del centro, che hanno livelli di evasione del 30% e oltre (per es. la Toscana ha il 35%). Quest’area inizia ad avere livelli di evasione elevati, superiori ma ancora confrontabili con quelli di altri paesi avanzati (Belgio, Svezia).

    La quarta comprende le regioni meridionali sotto il Lazio e la
    Sardegna. Qui l’evasione equivale al 65% e oltre dell’economia
    privata (per es., l’82% in Basilicata). Qui i livelli di evasione sono semplicemente fuori dai parametri dei paesi avanzati.

    Rispetto al totale dell’economia italiana l’evasione fiscale
    corrisponde, secondo le stime degli economisti, al 27% circa. Lo
    Stato lo stima al 17% e ora al 19%, ma se vogliamo confrontare con gli altri paesi dobbiamo usare la stima degli economisti, applicata anche ad altre economie, che alcuni anni fa vedeva:

    27-30% Greece Italy
    20-24% Spain Portugal Belgium
    18-23% Sweden Norway Denmark
    13-16% Ireland France Netherlands Germany Great Britain
    8-10% Japan United States Austria Switzerland

    Ora, concretamente, cosa si puo’ fare riguardo l’evasione fiscale in Italia? Innanzitutto non e’ pensabile ridurla a zero. E’ pensabile piuttosto ridurla al livello di paesi civili ed avanzati come Svezia o Francia, quindi dal 27% al 20% o al 15%. Per farlo, me mie personali conclusioni sono:

    Inutile (e controproducente, perche’ si rischia la rivolta fiscale) cercare di ridurre l’evasione fiscale in Lombardia e nelle regioni padane: con i livelli di efficienza tipici degli apparati statali italiani e’ gia’ sorprendente che si raggiungano i livelli documentati.

    Utile contrastare l’evasione fiscale nelle regioni del centro con
    l’obiettivo non di azzerarla, ovviamente, ma di ridurla ai livelli civili delle regioni padane, che non sono lontani.

    Essenziale per la salute generale stessa del Paese approntare un piano serio e realistico per far progredire il Sud Italia a livelli che siano almeno confrontabili con quelli delle altre economie avanzate, iniziando proprio da economia sommersa, evasione fiscale, per finire in generale in livelli di trasparenza e rispetto della legge comparabili a quelli dei paesi progrediti. E’ evidente che lo Stato italiano e’ stato totalmente incapace di farlo negli ultili 150 anni,
    ma non e’ certo negando che il problema esiste che si puo’ quantomeno discutere di una soluzione.

    E’ anche importante rendersi conto che non e’ possibile aggredire una malattia cosi’ grande e cosi’ capillarmente diffusa con metodi militari, del genere “manette agli evasori” di cui puerilmente tendono a fantasticare i cronisti dei giornali, frequentemente in collegamento coi settori piu’ populisti e demagogici dei partiti politici.

    I motivi dell’evasione fiscale di massa nel Sud Italia sono
    evidentemente collegati con le fratture esistenti tra l’economia del Nord e quella del Sud. La produttivita’ del Sud Italia e’
    significativamente inferiore al Nord, sia per i minori livelli di
    istruzione, sia per la minore efficienza istituzionale (e quindi
    infrastrutture), sia per i minori investimenti (scoraggiati anche da ciminalita’ e illegalita’ diffusa). Allo stesso tempi gli accordi sindacali nazionali fissano stipendi uguali a quelli delle realta’ produttive e competitive del Nord Italia, mettendo automaticamente gran parte del lavoro privato legale meridionale fuori mercato: di qui disoccupazione ed evasione di massa. Per iniziare a risolvere il problema occorre agire su istruzione, legalita’, e proporzionalita’ tra stipendi e produttivita’ nel Sud Italia.

  2. Ringrazio per il bel commento.
    In un articolo in pubblicazione domani confrontero’ due diverse scuole di pensiero sulla riduzione dell’evasione. Anche quell’articolo sara’ soprattutto di carattere teorico piuttosto che una valutazione quantitativa e ho il sospetto che non ti soddisfera’. Nel futuro cerchero’ di sporcarmi di piu’ le mani con i numeri come e’ giusto che sia.
    Per adesso mi sono limitato a “pulire” il terreno della discussione da argomenti teorici sbagliati.

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