Un fisco per la crescita

di Mario Seminerio 

La maggior parte delle analisi di politica economica si basano su quelle che gli economisti chiamano “assunzioni statiche”. In altri termini, il sentiero futuro di variabili macroeconomiche quali stock di capitale e prodotto interno lordo è assunto invariante, indipendentemente dalle scelte di politica fiscale. Questo approccio non è realistico, ma ha rappresentato la tradizione dell’analisi fiscale soprattutto perché risulta semplice e conveniente. Nel budget per il 2007, il presidente Bush ha richiesto allo staff del Tesoro di sviluppare un’analisi dinamica della politica fiscale, utilizzando un modello che non considera gli effetti di breve periodo della tassazione sul ciclo economico, ma che si focalizza invece sugli effetti di lungo periodo sulla crescita economica, in termini di incentivi a lavorare, investire, risparmiare ed allocare capitale tra impieghi alternativi. Il rapporto del Tesoro descrive ciò che accadrebbe all’economia statunitense se gli sgravi fiscali degli ultimi anni venissero resi permanenti, confrontandoli con lo scenario alternativo del ripristino delle aliquote in vigore fino al 2000. Specificamente, il rapporto analizza gli effetti di minori tasse su dividendi e capital gains e quelli di minori imposte sul reddito.

Dall’analisi si traggono tre lezioni fondamentali:

Lezione numero 1: minori tasse conducono ad un’economia più prospera.
Secondo l’analisi del Tesoro, un’estensione permanente dei recenti tagli fiscali condurrebbe ad un incremento di lungo periodo nello stock di capitale pari al 2.3 per cento e ad un aumento, sempre di lungo periodo, del prodotto interno lordo pari allo 0.7 per cento. Alle attuali dimensioni dell’economia statunitense, sarebbero 90 miliardi di dollari in più l’anno, da destinare a consumi ed investimenti. Secondo il modello, oltre i due terzi dell’espansione si verificherebbero entro 10 anni.

Lezione numero 2: non tutte le tasse sono create uguali ai fini di promuovere la crescita economica. Alcuni tagli fiscali hanno un impatto profondo su incentivi e crescita, mentre altri hanno effetti minimali o addirittura avversi. Lo staff del Tesoro segnala effetti positivi particolarmente ampi per la riduzione della tassazione su dividendi e capital gains. Anche se tali riduzioni pesano per meno del 20 per cento della perdita di gettito misurata in una prospettiva statica (cioè di breve periodo), esse producono oltre metà della crescita di lungo periodo.

Lezione numero 3: la modalità di finanziamento dei tagli fiscali è fondamentale per l’impatto economico da essa esercitato.
Come ogni cittadino, il governo deve prima o poi ripagare i propri debiti. In termini tecnici, il governo si misura con un vincolo di bilancio intertemporale che lega il valore attuale della spesa pubblica con il valore attuale del gettito fiscale. Ciò significa che quando si tagliano le tasse occorrono degli aggiustamenti compensativi per mantenere in equilibrio le due grandezze. Il rapporto del Tesoro assume che, nel corso del tempo, i tagli fiscali vengano compensati da riduzioni di spesa pubblica, ma mostra anche quello che accadrebbe se ciò non avvenisse. In questo scenario alternativo, un’estensione permanente dei recenti tagli fiscali condurrebbe ad un aumento delle imposte sul reddito, con risultati di lungo periodo molto diversi: invece di un aumento dello 0.7 per cento nel lungo periodo, il prodotto interno lordo cadrebbe dello 0.9 per cento.

Quindi, i tagli fiscali sono positivi per la crescita, ma solo se sono finanziati da riduzioni di spesa pubblica. Con un’eccezione: minori imposte su dividendi e capital gains promuovono la crescita, anche se richiedono maggiori imposte sul reddito in caso di assenza di tagli di spesa. Il rapporto del Tesoro non ha ovviamente l’ultima parola sull’analisi dinamica, ma rappresenta un grande passo avanti verso una visione più realistica della politica fiscale. E’ auspicabile che questa metodologia di analisi giunga anche a Roma, in via XX Settembre, e soprattutto a Palazzo Chigi. La speranza è l’ultima a morire.

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One Reply to “Un fisco per la crescita”

  1. Avevo letto tempo fa anche io quel paper di Bob Carroll e Greg Mankiw: al confronto, mi pare che il governo italiano attuale sia fermo a modelli economici/econometrici ante critica di Lucas in cui nessuno al di fuori di loro crede più da decenni…

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