La tortura e la legalità

4 pensieri su “La tortura e la legalità”

  1. la tortua è una di quelle cose che si fa quando serve, ma non si dice.

    “Legalizzarla” equivale ad ammettere pubblicamente che siamo perdenti nella guerra contro il terrorismo.
    Guerra che va conbatutta si con le armi, ma che si vince solo conquistando le menti; è inutile distruggere le cellule terroristiche se poi i mezzi utilizzati danno validi motivi ad altri per formarne di nuove.

    Poi bisogna capire che tipo di tortura si vuole “legalizzare”: se permettere che qualcuno calchi un po’ la mano e lasciar correre o se dar carta bianca a Jack Bauer 😛

    [OT] vi seguivo prima sui vostri blog, e devo dire che fa una certa impressione vedere tante firme che stimo tutte insieme, continuate così, io continuerò a seguirvi volentieri 🙂
    [/OT]

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  2. Questo sito ospita lo spazio di discussione di un Gruppo di Ricerca, quello che gli anglosassoni definirebbero un “Think Tank”, cioè un capiente serbatoio ricolmo di pensiero.
    I redattori sono un folto gruppo di giovani pensatori molto qualificati e in molti interventi ho letto il richiamo ad aderire al mondo reale, col pragmatismo di cui gli anglosassoni sono veri maestri.
    Pragmatismo che auspico non sfoci in un miope cinismo, dato che la giustificazione della tortura da parte di uomini liberi e dotati di alto intelletto è oltremodo avvilente.
    Ipotizziamo che uno di questi intellettuali si rechi in vacanza con la propria partner in un Paese straniero dove la tortura sia giustificata al fine di prevenire orrendi attentati terroristici.
    Nel villaggio turistico prescelto sta soggiornando anche una giovane coppia locale di estrazione elevata la quale invita i nuovi amici italiani per un drink nei propri alloggi.
    Improvvisamente le forze dell’ordine locali irrompono nell’amena terrazza dove ci si diletta a discorrere di affascinanti argomenti e traggono in arresto tutti, dato che il facoltoso personaggio locale è organizzatore e finanziatore di un attentato che l’Intelligence sa essere pianificato nelle ore immediatamente successive.
    Ogni mezzo è lecito per estorcere la confessione dei rei e salvare vite innocenti! Pertanto il nostro intellettuale italiano viene pur’egli legato ad una sedia e gli viene inserito un ferro da uncinetto nell’uretra il quale viene successivamente riscaldato con un accendino, ottenendo una tortura dolorosissima che ha effetti simili ad un elettrochoc (Questo trattamento fu riservato negli interrogatori a Panagulis, l’unico e vero amore della da tanti compianta Oriana Fallaci – leggete “Un Uomo” e “Niente e così sia” ) .
    Non ottenendo la confessione di complicità nell’organizzazione dell’attentato, i gendarmi procedono a turno a violentare di fronte a lui la partner (sì, l’italiana, – dell’ALTRA poco interessa ai lettori cosa sia costretta a subire) e contemporaneamente a strapparle le curatissime unghie. Dopo un tempo che pare, soprattutto ad ella, interminabile, dopo la quinta o sesta penetrazione e l’inserimento di un topo vivo nel di lei talamo, il nostro augusto pensatore italico confessa di essere anch’egli implicato ed ammette qualsiasi nefandezza.

    Non volendomi appellare ai principi illuministici di un Cesare Beccaria, posso solamente augurare a coloro i quali giustificano la tortura di godere di tali attenzioni.

    Umili riflessioni di un laureato a pieni voti in Scienze dell’Informazione, ex studente lavoratore.

    Voi che vivete sicuri
    nelle vostre tiepide case,
    voi che trovate tornando a sera
    il cibo caldo e visi amici:
    Considerate se questo è un uomo
    che lavora nel fango
    che non conosce pace
    che lotta per mezzo pane
    che muore per un si o per un no.
    Considerate se questa è una donna,
    senza capelli e senza nome
    senza più forza di ricordare
    vuoti gli occhi e freddo il grembo
    come una rana d’inverno.
    Meditate che questo è stato:
    vi comando queste parole.
    Scolpitele nel vostro cuore
    stando in casa andando per via,
    coricandovi, alzandovi.
    Ripetetele ai vostri figli.
    O vi si sfaccia la casa,
    la malattia vi impedisca,
    i vostri nati torcano il viso da voi.

    Primo Levi, laureato a pieni voti e con lode in Fisica

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  3. Gentile lettore,

    credo non abbia letto l’articolo, quindi le consiglio la prossima volta di commentare solo dopo averlo fatto (e magari anche dopo aver capito). Nell’articolo dico chiaramente che la tortura, al momento, non mi sembra giustificata. Lei mi critica perche’ giustifico la tortura: mah…

    Comunque, nell’articolo rilevo anche come Panebianco abbia posto un problema serio. Se Lei preferisce che la tortura venga utilizzata senza che nessuno ne sia al corrente (cosa che verosimilmente potrebbe accadere) sono felice per Lei. Almeno non avra’ problemi etici che la tormenteranno.

    AG

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  4. Gentile Andrea Gilli,

    è con estremo piacere che leggo la sua risposta al mio un poco truculento intervento. In effetti non è affatto al livello di discussione di un Centro di Ricerca e confesso che temevo non venisse affatto pubblicato (Se fossi stato io il moderatore ammetto che forse lo avrei depurato di scabrosi particolari oppure cassato in toto) .
    La mia umile speranza è che le giovani generazioni di studiosi, di cui non faccio parte nè per età (Sono nato nel 1965) nè per sufficiente formazione accademica, si rendano conto che non è per attitudine moralistica che occorre avversare sempre la tortura ma anche perchè tale pratica non permette di migliorare la “qualità” dei nostri sistemi sociali ed economici e permettere loro di competere con sistemi più arretrati.
    Intendo dire che se l’Europa (Oppure l’Occidente tutto) non si prefigge di introdurre delle “Certificazioni etiche” ai propri prodotti e servizi è destinata a soccombere alla concorrenza internazionale di Paesi meno liberali.
    Per esempio, senza una Agricoltura di Qualità, senza Certificazioni Ambientali (Per esempio sulle vernici e le plastiche utilizzate nei giocattoli oppure le normative antinquinamento di autoveicoli ed elettrodomestici, gli OGM, etc.) , che blocchino o contingentino l’Import nei nostri Paesi di prodotti e/o servizi provenienti da luoghi dove ci si spregia di ogni considerazione etica (Preferisco definirle semplici norme di minima igiene) la nostra struttura economica ed industriale nulla può contro il vantaggio competitivo di altri.
    Pertanto anche con un approccio pragmatico ai diritti umani si farebbe l’interesse delle nostre produzioni e, come semplice effetto collaterale, si inciderebbe forse anche un poco sullo sviluppo umano.

    Concludo facendo notare che spesso gli attentati terroristici si riescono a prevenire mediante l’infiltrazione nelle organizzazioni sovversive, compito reso estremamente arduo se si procede ed arresti e torture dei militanti.

    Grazie quindi dell’ospitalità offerta nel sito al mio intervento poco ortodosso e continuate così a stimolare il dibattito al più alto livello possibile. L’Italia ha un disperato bisogno di giovani che la innovino. La mia opinione è che innovazione possa anche significare competere in qualità in tutti i campi, compresi quelli “etici” .

    Un proverbio Zen recita: “Sapere senza fare è non sapere”

    Cordialmente,
    Roberto Cena Lombardi
    Ivrea (TO)

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