Finanziaria 2007 – Evasione fiscale, sonno della ragione e strade poco consigliabili

di Antonio Mele

Il sonno della ragione genera mostri, diceva un nostro illustre antenato. Se poi si accompagna alle buone intenzioni, genera mostri catastrofici. E conduce in strade poco consigliabili. Nella Finanziaria 2007 é dato un forte impulso alla lotta all’evasione fiscale. Giá nei mesi scorsi il governo aveva prodotto il cosidetto Pacchetto Visco, con il quale si inasprivano i controlli e si mettevano in piedi tutta una serie di meccanismi mirati al recupero di gettito e all’incentivazione al pagamento delle imposte dovute.

L’Italia é nota per avere un livello di evasione fuori dal comune nei Paesi OECD (si veda per esempio Boeri e Garibaldi, (2002)), e questo fenomeno é ovviamente oggetto di riprovazione generale, da parte di tutti gli italiani. Quindi un governo che si armi della buona intenzione di ridurre sostanzialmente l’evasione fiscale non puó che essere lodato, giusto?

INVECE NO. Come ci ricorda anche Milton Friedman in un passo del video che fa parte della homepage di Epistemes.org, di buone intenzioni é lastricata la strada per l’inferno. E questo dell’evasione fiscale é proprio uno di quei casi nei quali alle buone intenzioni non viene applicato l’uso della ragione.

Dal punto di vista economico, una riduzione sostanziale dell’evasione fiscale, a paritá di aliquote, é semplicemente equivalente ad un aumento sostanziale delle tasse. Se si hanno buoni motivi (e ce n’é una lista bella lunga) per ritenere che la pressione fiscale in Italia sia giá abbondantemente sopra i livelli tollerabili da una economia sana, allora il tentativo di ridurre l’evasione fiscale, ripeto, a paritá di tassazione, é quantomeno un azzardo.

L’uso della ragione consiglierebbe di approfondire il perché l’evasione é tanto elevata nel nostro Paese. A tal proposito, ci viene incontro un recente lavoro di Busati, Chiarini e Rey (“Equilibrium Implications of Fiscal Policy with Tax Evasion”, 2005). Nel loro Lavoro, gli autori spiegano che l’evasione fiscale (e in generale l’economia in nero) é un fenomeno che fornisce un particolare tipo di assicurazione al cittadino.

Il ragionamento é il seguente. Qualsiasi tipo di imposta che non sia lump sum (ovvero, qualsiasi imposta che non sia in ammontare fisso, e quindi qualsiasi imposta che sia per esempio in proporzione di qualche base imponibile) ha effetti distorsivi sulle scelte di mercato, e pertanto produce una perdita di benessere per la societá. In un qualsiasi modello economico, un aumento delle imposte produce un incremento di tale perdita. Ma, in presenza di evasione e economia sommersa, un aumento delle aliquote ha due effetti sull’economia. Il primo é un effetto negativo diretto sulla produzione aggregata, per via degli effetti disincentivanti sull’offerta di lavoro. Questo é appunto l’effetto standard dell’aumento di tassazione, ma gli autori mostrano che in presenza di evasione fiscale, esiste anche un effetto positivo, derivante dall’aumento della produzione nel settore sommerso: semplicemente (una parte del)la forza lavoro si sposta dal settore regolare al settore nero, incrementando la produzione del settore sommerso. Pertanto, l’evasione fornisce una assicurazione agli aumenti fiscali, ed in particolare RIDUCE la perdita generata dalla distorsione impositiva. In linea di principio, l’effetto distorsivo delle imposte potrebbe essere semplicemente eliminato con appositi spostamenti di offerta di lavoro dal settore regolare al sommerso.

Conclusione: il miglior (e unico) modo di ottenere una forte riduzione dell’evasione fiscale é RIDURRE in modo sostanziale le tasse, e non aumentarle, come sta facendo il governo con le misure contenute nella Finanziaria 2007, e come ha giá fatto in realtá con il Decreto Visco, riducendo ampiamente la possibilitá di evadere.

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10 Comments

  1. due domande

    1. dove li prendiamo i soldi per abbattere le tasse? dai tagli dirai tu. sono d’accordo, dirò io, ma tra il dire e il fare… guarda gli scorsi 5 anni che cosa è successo: spesa primaria aumentata di due punti, avanzo primario in negativo… i prodotti migliori sono stati una manovra fiscale senza copertura e la proposta di vendere il patrimonio dello stato che già altri economisti si sono premurati di smontare. d’altra parte nella nostra situazione andare a deficit non mi sembra una strada responsabile. speriamo in meglio per il futuro.

    2. ma a noi che ‘cce frega dell’utilità di chi non paga le tasse?

  2. Due risposte:

    1. I tagli alla spesa sono espansivi (Giavazzi e Pagano 1992, Alesina e Perotti 1996). Gli scorsi 5 anni non ci sono stati tagli alle spese. Ci sono stati dei tagli fiscali invece, in misura minima, attorno allo 0.4% del PIL secondo le stime piu’ accreditate. Guarda caso il gettito nel 2006 e’ piu’ elevato delle previsioni. Che ci sia una correlazione? Mario lo spiega benissimo nel post sotto.

    2. Dell’utilita’ di chi evade ci importa invece molto. Se conosci il fenomeno dell’evasione, saprai sicuramente che e’ concentrata tra le classi piu’ basse e quelle piu’ elevate di reddito. Sono sicuro che perlomeno dei primi ti interessi. Dei secondi, te lo assicuro, dovresti interessarti ugualmente, proprio per gli effetti che suggerisco nel post: secondo te i poveri chi li assume nella sua fabbrichetta?

  3. insomma, l’idea è che per ridurre l’evasione basti eliminare il fisco. in effetti non fa una piega. ironie a parte.

    Beh se l’evasione fiscale è concentrata tra le classe più alte e quelle più basse, allora il modo migliore per ridurla salvando il pareggio in bilancio è quello di ridurre le disuguaglianze sociali.

    non ho letto il paper che hai segnalato, ma dal tuo commento non si capisce perchè in italia ci sia un sommerso così rilevante, mentre, chessò, in austria no. mmmhhh… forse più redistribuzione: più tasse ai ricchi fanno ridurre l’evasione?

    l’idea poi che basti abbassare le tasse per avere più gettito cozza contro la realtà. nel 2006 sarà pure aumentato il gettito (rispetto al 2005) intanto son 5 anni che debito e deficit aumentano. lo stesso vale per gli usa di bush: meno tasse, più debito (e per fortuna che gli usa se lo possono permettere).

  4. Caro Kamau, ti ringrazio per il commento.
    Per la questione gettito e riduzione delle tasse, ti invito a leggere il resoconto dell’audizione di Lazear di qualche giorno fa. Bastano le prime dieci righe. Poi se proprio vuoi essere sicuro, controlla la figura 4.
    Per la questione disuguaglianze sociali: come sicuramente saprai, l’Italia ha una spesa pubblica elevata, ma nonostante questo molto spesso e’ regressiva. Inoltre e’ il Paese dove meno la spesa pubblica aiuta a ridurre le disuguaglianze sociali (se non credi a me, fai una ricerca su google, o sul sito dell’Unione Europea); pensare che i soldi recuperati dall’evasione siano spesi meglio degli attuali e’ quantomeno azzardato, per non dire ingenuo.
    Ti ripeto che alzare le aliquote non produce i risultati che indichi tu: riduce invece il gettito, e aumenta l’evasione. Nel paper che ti indico, c’e’ un grafico della stima dell’evasione in Italia: nota come aumenta negli anni di aumenti fiscali. In alternativa mi dirai: basta fare controlli piu’ stringenti per beccare gli evasori; e io ti ripeto che questo equivale ad un aumento di imposizione, e che produce gli stessi effetti: maggiore evasione ed elusione (sembra paradossale ma e’ cosi’), e contrazione economica.

  5. Riporto l’ultima parte del commento di Kamau: “l’idea poi che basti abbassare le tasse per avere più gettito cozza contro la realtà. nel 2006 sarà pure aumentato il gettito (rispetto al 2005) intanto son 5 anni che debito e deficit aumentano. lo stesso vale per gli usa di bush: meno tasse, più debito (e per fortuna che gli usa se lo possono permettere).”

    E` chiaro che mancano dati sufficienti per poter confermare in pieno l’idea che basti abbassare le tasse per avere piu` gettito nel caso italiano. Ma e` quanto meno curioso il fatto che il boom delle entrate si sia verificato poco dopo una significativa riforma fiscale (quella di Tremonti, nonostante i numerosi difetti evidenziati altrove, presso altre fonti) e che questo sia stato giudicato strutturale dall’attuale ministro Padoa Schioppa.

    Inoltre, il paragone con gli Stati Uniti e` quantomeno azzardato, cosi` come l’equazione che si fa: meno tasse=piu` debito. Se non altro per il fatto che i debiti gemelli americani (di bilancio federale e di bilancia commerciale) hanno natura diversa rispetto all’origine che Kamau propone. Mi occupo proprio di questi punti riguardanti l’economia USA in un articolo che verra` pubblicato domani su queste pagine.

  6. Grazie Antonio per la puntuale risposta.

    non so esattamente di cosa stia parlando il signor Lazear. Sta di fatto che i dati del fmi (che sono gli unici a cui da ex studente posso accedere gratuitamente) dicono che è gli usa hanno subito una frenata nel 2001, da cui si sono gradualmente ripresi. non so quanto merito sia da imputare al taglio delle tasse o all’aumento del debito pubblico. bisognerebbe vedere quanta crescita sarebbe rimasta se, al taglio delle tasse, fosse seguito anche quello della spesa pubblica.

    ma non è questo (laffer o keynes) il punto.
    qui si parla di una rimodulazione delle aliquote in favore dei meno abbienti. è tutto da verificare se questo favorisca o meno la crescita economica.

    sull’evasione: non conterà anche il fatto che, governi del csx a parte c’è sempre stata un’allegra propensione a quella vergognosa pratica sociale che va sotto il nome di condono? (e guarda a caso, dando una veloce occhiata al grafico che mi indichi, la crescita del sommerso si è arrestata nel 96, nel 2000 è perfino scesa per risalire allegramente nel 2001).

  7. Non sono un esperto di queste cose, ma per quel che so, l’aumento della spesa degli USA dipende dall’aumento della spesa militare, e quindi e’ esogena. il debito poi oscilla attorno al 35%, non mi pare questo disastro. Comunque su questo ti invito ad attendere l’articolo di Pierangelo, lui ne sa molto piu’ di me.

    In realta’ sono sorpreso dalla tua affermazione che nei dati da me indicati si vedrebbe che il sommerso aumenta negli anni di governo del cdx: i dati finiscono nel 2001, che e’ un anno in cui si pagavano tasse decise dal governo nella finanziaria approvata a dicembre 2000. Io invece vedo che aumenta negli anni di csx nei quali furono aumentate maggiormente le tasse. Poi ricorda che quelle sono stime, non dati esatti.
    Per quanto riguarda i condoni: non li puoi vedere come una riduzione di imposta! per il semplice fatto che meno imposte ex post non equivale a meno imposte ex ante.

  8. le aspettative vengono considerate solo quando fanno comodo? se io ho un condono il primo anno, e anche il secondo e il terzo il presidente del consiglio mi dice che è giusto non pagare le tasse, se sono disonesto e posso io le tasse non le pago. per questo i condoni hanno un valore ex ante. o sbaglio?

  9. Non sbagli Kamau, ma la cosa importante e’ se lo ritieni una variazione temporanea o permanente. Se tu ritieni che da oggi a cent’anni ogni anno verra’ approvato un condono sull’IRPEF dell’anno precedente, allora l’effetto e’ quello che dici tu. Se invece lo ritieni un cosa temporanea, non fai niente: condono oggi significa piu’ tasse domani. La bassissima adesione al condono mi fa propendere per questa seconda interpretazione. Poi appunto, sono sensazioni: non ho dati per dirlo. Mi riprometto di farlo nel futuro.

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