Subprime, JPMorgan “patteggia” 13 miliardi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il Dipartimento della Giustizia statunitense e JPMorgan Chase hanno trovato un accordo per una transazione giudiziaria in sede civile relativa alla vendita di titoli rappresentativi di mutui il cui valore è crollato durante la crisi finanziaria del 2008. Si tratta dell’accordo transattivo più rilevante mai raggiunto tra il governo degli Stati Uniti ed una impresa privata, e vedrà il pagamento di ben 13 miliardi di dollari da parte della banca guidata da Jamie Dimon, mostro sacro della finanza statunitense.

L’uomo che dalla crisi dei mutui subprime pareva essere uscito trionfante ed onnipotente, con l’ulteriore aumento delle dimensioni di JPMorgan Chase e persino qualcosa che assomigliava ad un’aura di “banchiere di sistema”, per aver accettato di rilevare le dissestate Washington Mutual e Bear Stearns, evitando un pericoloso effetto-domino.

Per Dimon è un inopinato rovescio, proprio quando pareva che il banchiere stesse per entrare nella leggenda e nella hall of fame dei capitalisti che hanno fatto grande l’America anche nel momento del pericolo, proprio come quel J.Pierpoint Morgan che nel 1907, durante una fase di panico finanziario che rischiava di fare crollare l’economia statunitense sotto il peso delle dissestate banche commerciali di New York, progettò il primo bailout della tormentata storia della finanza americana, ottenendo 35 milioni di dollari dell’epoca dal Segretario al Tesoro e costringendo i banchieri a fare la loro parte, chiudendoli a chiave nella sua casa di New York sin quando non fossero usciti con un piano per evitare il collasso.

Invece Dimon sta sperimentando sulla propria pelle la “ingratitudine” della Casa Bianca, che lo ha messo in un angolo costringendolo ad una transazione monstre, che si aggiunge a quella per 4,5 miliardi di dollari raggiunta giorni addietro con 21 investitori istituzionali, tra i quali la “consorella” Goldman Sachs, quale risarcimento per aver venduto, tra il 2005 ed il 2008, cartolarizzazioni su mutui senza rappresentarne correttamente i rischi.

Quei titoli, come sappiamo oggi, erano basati su calcoli di perdite attese tanto sofisticati quanto fallaci. Il maxi risarcimento di 13 miliardi di dollari sarà suddiviso in 6 miliardi ad indennizzo degli investitori istituzionali, tra i quali vi sono i colossi pubblici Fannie Mae e Freddie Mac, poi crollati sotto il peso della crisi e salvati dal governo federale; 4 miliardi a sostegno di mutuatari in difficoltà, e 3 miliardi a titolo di sanzione civile, quindi nelle casse pubbliche, del governo federale e di quelli di California e New York.

L’aspetto più singolare è che questa transazione non è “tombale” perché non impedisce successive azioni penali da parte dell’Attorney General di Obama, Eric Holder, e che JPMorgan viene costretta al risarcimento su titoli emessi da banche che essa stessa ha salvato su sollecitazione del governo federale statunitense. Dimon aveva cercato di ridurre il danno richiedendo un indennizzo al fondo federale di assicurazione sui depositi (FDIC) proprio sulla base di questa argomentazione, ma ha dovuto arrendersi. JPMorgan viene quindi tosata in modo “esemplare” ma non uccisa, visto che il totale dei fondi accantonati dalla banca per oneri legali era di oltre 21 miliardi di dollari.

Questa tendenza è interessante, e non è solo statunitense. In tutto il mondo occidentale si moltiplicano indagini contro le mega-banche, accusate di aver truccato le regole del gioco un po’ su tutto, dalla fissazione dei tassi Libor al mercato valutario. Tali indagini tendono a concludersi con forti ammende. E’ come se i pubblici poteri avessero deciso di imporre alle banche una “patrimoniale” straordinaria, per poter recuperare denaro per le casse pubbliche e mostrare all’opinione pubblica che le banche possono essere punite in modo esemplare, perché la democrazia funziona e trionfa sul Male. L’intera operazione lascia tuttavia in piedi il potere finanziario. E vissero tutti felici e contenti.

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