Più offerta nel mercato degli aerei da combattimento?

7 pensieri su “Più offerta nel mercato degli aerei da combattimento?”

  1. Gentile dott. Gilli, mi permetto di avanzare alcune considerazioni sul suo articolo.

    Premesso che la faccenda della 5^ generazione non è altro che uno spot commerciale di Lockeed, al punto che visto che i conti palesemente non tornavano hanno invetato la 4,5^(!), il motivo per cui il Giappone sta pensando di sviluppare un prorpio aereo è molto semplicemente che non ha ottenuto l’ F-22 e, almeno in prospettiva, le relative tecnologie dagli USA.
    L’errore di fondo sta nel rapportare un’intrapresa economica (sony mini-disk) ad una questione strategica. Il Giappone d’altro canto non ha alcuna prospettiva a breve/medio termine di esportre sitemi di difesa completi, quindi…
    In prospettiva il Giappone avrà invece come dirimpettaio niente meno che la Cina!! la quale non sta certo lesinando soldi e la stessa Russia che con i soldi indiani si sta facendo il suo nuovo aereo.

    Sul fatto poi che la tecnologia abbia stravolto i fattori tecnico/operativi della guerra aerea ci andrei con i piedi di piombo.. la stessa cosa si diceva alla fine degli anni ’60 all’apparire dei primi missili (guidati).
    La smania tecnologica porta proprio nel vicolo cieco di aerei sempre più costosi, complessi e difficili da gestire senza alcun miglioramento operativo.

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    1. Il tentativo giapponese di entrare nel mercato dei caccia avrà successo solo se ci sarà dell’export. Senza export, li Paese si sobbarcherà dei costi enormi per un aereo probabilmente di mediocre qualità. Di qui il paragone con il mini-disk.

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      1. Mi perdoni ma il punto è che non c’è nessun tentativo, al momento, del Giappone di entrare nel mercato degli aerei da combattimento!
        L’ultimo aereo prodotto in Giappone, l’F2 (un sorta di F16 ingrandito) è stato prodotto in piccoli numeri a costi altissimi solo per il le forze aeree giapponesi. Per il Giappone il problema non è affatto di guadagnarci in senso economico ma di garantirsi capacità di autodifesa e indipendenza tecnologica.

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      2. Ora non c’è un aereo. Il Giappone contempla però l’opportunità di svilupparlo. Money quote da AOL Defense:

        It certainly is no secret that Japan has been actively pursuing an indigenous NGEN fighter in parallel with its efforts to import them from the United States or Europe. Japan has publicly contracted Mitsubishi Heavy Industries (MHI) to lay the foundation for this fighter under the Advanced Technology Demonstrator (ATD-X) project.

        Mitsubishi Heavy Industries (MHI) recently announced it has begun assembling a full-scale ATD-X fighter test model. While this marks an important milestone in Japan’s efforts to produce its own NGEN fighter, the program still has a long way to go, including overcoming some major technical hurdles.

        Che poi lo sviluppi effettivamente è un altro discorso.

        Sulla questione difesa-indipendenza: certo. Ma perchè l’aereo sia efficace e quindi assicuri la sicurezza del Paese questo deve essere anche efficiente (nel senso della produzione). Con i costi di produzione degli aerei da combattimento moderni, l’unico modo per avere un aereo a costi gestibili è 1) esportarlo 2) produrlo in cooperazione. Se per avere un aereo moderno ed essere poi indipendneti si va in bancarotta allora conviene non essere indipendenti. Spero di essere stato più chiaro.

        grazie ancora, ag.

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      3. Mi perdoni ancora e poi chiudo.
        Voglio solo chiarire che nel mio post precedente dove dicevo che al momento il Giappone non ha nessun intenzione di entrare nel mercato degli aerei da combattimento intendevo dire che il Giappone, come sappiamo, per vari motivi, non esporta materiale per la difesa. L’eventuale decisone circa l’ ATD-X non è affatto condizionata dalla eventuale esportazione dello stesso. Non intendevo dubitare del fatto che il Giappone stesse pensando a tali sviluppi. Esiste anzi già un modello in scala per vari tipi di prove.
        Ultima chiosa: in Giappone la produzione di armamenti non è mia stata nemmeno lontanamete efficiente! ma certo non escludo che la politica giapponese in materia possa cambiare.
        Saluti e grazie

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      4. Credo che stiamo dicendo la stessa cosa 🙂

        Riformulo altrimenti.

        Quando un paese formula la sua strategia di difesa procede fondamentalmente in due modi:

        1) si determinano le quantità, e poi si stanziano i fondi.
        2) si stanziano i fondi, e poi si determinano le quantità.

        Per via della globalizzazione, etc. i costi degli armamenti hanno raggiunto livelli stratosferici. Ragioniamo su quanto detto sopra: se un Paese sviluppa autonomamente un programma estremamente costoso, questo incorre in due rischi:

        1) o compra N pezzi quanti ritiene necessari di quel programma, ma poi riduce inevitabilmente i fondi per tutti gli altri programmi. Quindi il Giappone compra 200 aerei ma poi compra solo 4 navi e 5 carri armati.
        2) oppure compra N mezzi quanti è possibile con il bilancio attuale per quella voce, dato il prezzo di N, p(N) Y: Y/p(N). Se p(N) cresce enormemente, allora N sarà molto piccolo. Quindi il Giappone comprerà 15 aerei a 500 milioni di euro l’uno.

        Chiaramente, nessuna delle due strategie è molto solida: la prima indebolirebbe le altre colonne della struttura di difesa, la seconda soluzione concentrerebbe in pochissime unità tutto il nuovo programma.

        Il Paese in oggetto ha quindi due strategie industriali-commerciali per risolvere il problem: se adotta 1, può cercare di cooperare su tutti gli altri programmi così da ottenere risparmi oppure di aumentare l’export militare e potersi permettere il rpogramma in oggetto. E’ quanto ha fatto la francia con il suo deterrente nucleare.

        Se invece adotta la strategia 2, la sua strategia commerciale-industriale deve inevitabilmente mirare a sviluppare il programma in cooperazione o ad esportarlo all’estero.

        Poichè l’opzione 2 coglie meglio la realtà, partivo implicitamente da questa e notavo che la strategia commerciale-industriale relativa è molto rischiosa, in quanto il mercato in oggetto è già molto affollato.

        Saluti, ag.

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  2. Andrea, mi sorprende (ma forse mi sfugge qualcosa) la mancanza di un paragone tra la (presunta) politica giapponese e quella cinese.
    La maturità tecnologica raggiunta in Cina in campo aerospaziale negli ultimi 20 anni è, sebbene oscura, sicuramente degna di attenzione. Non c’è infatti alcun dubbio che USA e lo stesso Giappone tengano sicuramente in gran conto gli avanzamenti dell’industria di Pechino; probabilmente il J-20 è l’aereo più spiato/analizzato/chiacchierato al mondo dopo il JSF.
    Ciò premesso, il paragone tra le capacità dei due paesi asiatici mi sembra spontaneo. Entrambi hanno una vocazione all’autonomia militare e all’export; entrambi vivono in una posizione geopolitica delicata; entrambi hanno prodotto in passato caccia basandosi su design stranieri (il J-11 sul Su-27; i vari Mitsubishi su F-16, F-15 e F-4). Il Giappone ha però scelto di comprare la sua 5a generazione dall’estero, il JSF, senza particolari ritorni tecnologici per la sua industria (personalmente non ne vedo per la nostra ergo il semplice assemblaggio da parte di Mitsubishi mi sembra ben poca cosa).
    Arrivo al punto: il mercato è affollato, dici bene, ma volontà, investimenti (e un po’ di spionaggio) non stanno impedendo alla Cina di provare ad entrarci e far così concorrenza ai Russi nel loro mercato di riferimento. Ciò che impedisce al Giappone di fare lo stesso non mi sembra perciò la tecnologia ma prettamente la politica: può un alleato degli USA fare – o solo pensare di fare – concorrenza interna ed esterna alla Boeing e alla Lockheed Martin? L’esperienza europea pare dire di no; l’Eurofighter è monco e i nostri piani per un mezzo di 5a generazione sono inesistenti anche perché la jointness ci impone il JSF con tutti i suoi difetti e incapacità. Il nostro futuro parla americano, con buona pace della FACO di Cameri; il futuro giapponese sembra rischiare la stessa fine per lo stesso motivo.

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