Evasione fiscale e il “merito” di essere italiani – alcune riflessioni

16 pensieri su “Evasione fiscale e il “merito” di essere italiani – alcune riflessioni”

  1. “Non è un caso che, quando le istituzioni statali sono sorte su territori dotati di enormi risorse naturali, lo sviluppo democratico non si è avuto: l’esempio dei Paesi mediorientali produttori di petrolio è un esempio lampante”

    Non ho capito questo passaggio. Puo gentilmente articolarlo meglio? grazie!

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    1. La democrazia è un compromesso che le elite al potere sono disposte a fare quando la popolazione non è disposta a ulteriori vessazioni fiscali. Avendo a disposizione delle risorse naturali, i governanti di certi paesi non devono fare questo tipo di compromesso con la popolazione locale per aumentare gli introiti dello stato. infatti, se guarda, i paesi che hanno risorse naturali hanno generalmente un livello di tassazione relativamente basso.

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      1. non saprei, la tassazione era alta nella Grecia classica, all’epoca della Repubblica Romana, nell’Inghilterra post-Cromwell, o nei neonati Stati Uniti?

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      2. Alto è un concetto relativo. Inoltre, l’imposta sui redditi è relativamente recente, non altro perché – come suggerito dall’articolo – solo dopo la creazione di una burocrazia molto vasta è diventato possibile tassare i guadagni. Fino al XX secolo, le tasse colpivano i commerci.

        Ciò detto, il punto centrale non è se le tasse siano alte oppure no, ma se i cittadini abbiano dato il loro consenso. La rivoluzione inglese si sviluppò proprio intorno a questo aspetto. Il risultato fu semplice ma importante: era necessario il consenso parlamentare per l’imposizione di nuove tasse. La protesta “no taxation without representation” negli Stati Unit si basava sulla stessa logica.

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      3. E’ una questione che mi interessa molto. Sarebbe possibile avere qualche indicazione bibliografica
        che confortino le sue argomentazioni (cioè sui rapporti tra tassazione/materie prime ed evoluzione dei sistemi democratici) ?
        La ringrazio vivamente!

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      4. Ci sono più filoni di discipline diverse che toccano questo tema (economics, comparative politics, civil wars, comparative political economy, economic development, democratization, etc.). Quindi, prenda questa lista come assolutamente non esaustiva. Spero possa essere un utile punto di partenza (in ogni articolo potrà poi a sua volta trovare altre reference bibliografiche):

        Acemoglu, Daron and James A. Robinson. 2000. ‘Why did the West extend the franchise?
        Democracy, inequality and growth in historical perspective.’ Quarterly Journal of
        Economics 115 (4): 1167–1199.

        Acemoglu, Daron and James A. Robinson. 2001. ‘A theory of political transitions.’ American
        Economic Review 91 (4): 938–963.

        Acemoglu, Daron and James A. Robinson. 2006. Economic Origins of Dictatorship and
        Democracy. New York: Cambridge University Press.

        Collier and Hoeffler http://economics.ouls.ox.ac.uk/14066/1/gprg-wps-016.pdf

        Easterly, William and Richard Levine. 2003. “Tropics, germs, and crops: the role of endowments in economic development,”
        Journal of Monetary Economics, 50(1): 3-39.

        Humphreys, M.. 2005. ‘Natural resources, conflict, and conflict resolution – Uncovering the
        mechanisms.’ Journal of Conflict Resolution 49 (4): 508-537.

        Jensen, N. and L. Wantchekon. 2004. ‘Resource wealth and political regimes in Africa.’
        Comparative Political Studies 37, 816-841.

        Ross, M.L. 2004. ‘How do natural resources influence civil war? Evidence from thirteen cases.’
        International Organization 58 (1): 35-67.

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      5. non saprei, probabilmente la scarsità di risorse e la necessità del consenso per il prelievo fiscale è influente, però non posso non pensare a paesi come Canada, Norvegia o Australia sono ricchi di risorse naturali, eppure sono democratici. io credo che la questione democratica sia innanzitutto culturale, e che la cultura sia solo in parte deterministica

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      6. La Norvegia così come il Canada e l’Australia hanno scoperto le loro risorse naturali molto dopo essere diventate democrazie.

        Il fatto che le risorse naturali contino non esclude che altri fattori giochino un ruolo, anche importante. La questione culturale è purtroppo molto difficile da provare, per via di processi endogeni.

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      7. va bene, ma anche i paesi mediorientali erano dispotici già molto prima di godere dell’esportazione di petrolio. la democrazia nasce in Occidente e il dispotismo in Oriente in epoche molto antiche. comunque non ho abbastanza elementi per sviluppare una teoria, si dovrebbero analizzare le società di varie epoche sviluppatesi nel mondo in condizioni differenti di estensione del territorio, popolazione economia eccetera.

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      8. MI sembra che lei stia rigirando l’aspetto temporale. Lo sviluppo degli Stati ha visto come primo stadio la nascita degli Stati assoluti.
        Ad un certo punto nella loro storia, pressoché tutti gli stati sono stati assoluti.

        La democrazia è venuta dopo. E’ venuta dove un gruppo sociale – i commercianti – si è arricchita rendendo per il sovrano necessario “comprare” il consenso di questo gruppo.

        La rivoluzione Inglese (entrambi, quella del 1649 e quella del 1689) è ruotata intorno ai principi di tassazione. Il regime politico precedente a queste due rivoluzioni non era nè democratico nè liberale. Fu la necessità di ottenere il consenso di questo nuovo gruppo che permise una maggiore apertura politica.

        Questo è il punto: nei momenti di transizione, la disponibilità di risorse diventa un punto chiave.

        (con risorse naturali) –> limitata necessità di concedere apertura politica
        Regime autoritario –> rivolta popolare maggiore necessità di concedere apertura politica.

        Se il popolo insorge, e il governo ha bisogno di maggiore consenso per garantire gli introiti fiscali necessari, con maggiore probabilità farà delle cocnessioni politiche.
        Se il popolo insorge, ma il governo può contare su altre fonti per gli introiti (le risorse naturali), le probabilità di una transizione democratica o di un’apertura politica sono inferiori.

        Questo ovviamente non spiega ogni transizione democratica e non è l’unico fattore importante. Ma non è irrilevante, piuttosto il contrario.

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      9. va bene, allora stiamo parlando della transizione da assolutismo a democrazia nello stato moderno, ho frainteso, credevo si facesse un discorso più generale. allora ci siamo, anche se con importanti eccezioni come i paesi dell’America Latina, in primis Brasile e Cile, democratici pur con ampie risorse naturali, e la Cina, paese manifatturiero importatore di materie prime (anche se in verità l’esempio della Cina potrebbe adattarsi alla tesi della tassazione in quanto sembra esserci sempre maggior pressione del popolo sul governo).

        insomma, questa tesi regge, ma a osservare la mappa del Democracy Index più che una correlazione tra risorse naturali (e quindi livello della tassazione) e democrazia, vedo una correlazione tra quest’ultima e l’Islam, sempre con il grande punto di domanda sulla Cina, a meno che non trattiamo il socialismo a parte.

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  2. Complimenti per l’intervento, apprezzo che qualcuno cerchi di spiegare i concetti espressi, che condivido, al presidente della Repubblica.

    Se si accetta il principio democratico gl iStati sono solo strumenti con cui i cittadini si organizzano per il vantaggio comune. Lo Stato poi non puo’ “concerere” proprio nulla che non derivi, in fin dei conti, da risorse provenienti dai suoi cittadini-contribuenti.

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  3. Grazie mille per i preziosi riferimenti.
    Un’ultima domanda (ignori pure se sono off-topic, ma l’argomento mi affascina):
    la nascita della democrazia ateniese e romana (nell’antichita), e inglese e americana (in eta moderna)
    in che modo confermerebbero le sue spiegazioni sul rapporto tassazione/materie prime e democrazia che lei sostiene?

    grazie ancora

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    1. Sulla democrazia ateniese e romana non sono sufficientemente informato per rispondere. Relativamente a quella inglese, la rivoluzione scoppiò dopo che Carlo I (se non ricordo male) introdusse nuove tasse. L’esito della rivoluzione fu quello di stabilire la necessità del sostegno parlamentare a nuove imposizioni fiscali.

      C’è un’ampia letteratura che collega proprio il vincolo parlamentare alla maggiore credibilità (e quindi anche minore instabilità politica) dell’Inghilterra (se guarda alcuni lavori di Stasavage, quelli di North e Weingast, e quello di Schulz e Weingast, per esempio, discutono proprio quest’ultimo aspetto.

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    2. Rogowski in parte discute questo tema:

      Ci sono certamente lavori più precisi a proposito, ma neppure io ne sono molto.

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