Afghanistan: qualcosa non torna (RQ-170 Sentinel)

di Andrea Gilli

Negli ultimi giorni è successo qualcosa di strano in Afghanistan. Un sito di informazione francese ha pubblicato la foto di un velivolo mai visto prima e di cui nessuno sapeva nulla. Di fronte all’evidenza, l’USAF ha confermato l’esistenza del programma segreto: si tratta del RQ-170 Sentinel. Uno UAV prodotto da Lockheed Martin. Quale sarebbe il problema?

Qualcosa non torna, almeno non del tutto. I programmi militari sono segreti. Ma l’industria che li produce è privata. Ciò fa sì che molte informazioni siano, almeno superficialmente, disponibili. Negli Stati Uniti, inoltre, una serie di normative sulla libertà di informazione fa sì che ci sia una certa conoscenza anche dei programmi segreti. Infine, la produzione di armamenti avviene solitamente attraverso bandi di gara. Bandi a cui partecipano più imprese. Questo processo è un altro sistema che rende pubbliche una serie di notizie sui programmi, anche se ciò non vale per tutte le informazioni (dei programmi).

Come ha fatto dunque un intero programma a rimanere tanto segreto?
Evidentemente la volontà del governo USA era precisa: nessuno ne doveva sapere niente. Il dato ci sembra rilevante per un punto: queste logiche erano vigenti durante la Guerra fredda. Va bene preservare segreti industriali e militari, ma per quale ragione un tale livello di segretezza avrebbe favorito, sul campo, i soldati americani? La cosa non si spiega.

Vi è poi un’altra questione che desta sospetto. Il veivolo è uno UAV, un unmanned aerial vehicle. Un mezzo guidato da terra da un pilota professionista. I vantaggi di questi mezzi sono numerosi: non dovendo portare un individuo, sono più piccoli e più leggeri. Ciò perchè oltre alla cabina di pilotaggio, questi mezzi non devono neppure contenere gli strumenti necessari per tenere in vita il pilota (dall’ossigeno al riscaldamento). Infine, non mettendo a rischio la vita di alcuno, gli UAV possono svolgere missioni più rischiose, sia in termini di volo a bassa quota che in termini di missioni in zone coperte da difese anti-aeree.

Il RQ-170 Sentinel ha però una qualità insolita: è un velivolo stealth, ovvero invisibile alle difese anti-aeree. Inoltre, le sue dimensioni sono nettamente più grandi degli altri UAV. Stime al momento non sono possibili, ma le foto disponibili rendono l’idea: questo è il RQ-170 Sentinel. Questo è l’MQ-1 Predator, questo il MQ-9 Reaper (i due UAV in dotazione alle forze americane più usati in Afghanistan). Come si evince dalle foto, per le sue dimensioni il Sentinel è più simile al RQ-4 Global Hawk.

In altri termini, è più grosso del Predator e del Reaper, ma è anche stealth, a differenza del Global Hawk. Cosa significa?

Tre conclusioni ci sembrano possibili.

1) Il Sentinel ha potenzialità nettamente superiori agli altri UAV. In particolare, le sue maggiori dimensioni gli permetterebbero operazioni a più lunga distanza, ad altitudini più elevate mentre le sue caratteristiche stealth gli permetterebbero di entrare in territori terzi senza essere identificato (evitando così tanto le difese anti-aeree che impacci diplomatici).

2) Ciò spiegherebbe la ragione di tanta segretezza. Il velivolo è invisibile, ma per evitare che ci siano dei dubbi sul suo utilizzo è anche necessario tenerlo invisibile alla stampa e non quindi rivelare la sua dislocazione in Afghanistan.

3) Da ciò, l’unica conclusione che possiamo trarre è che in Afghanistan il Sentinel stia svolgendo missioni che poco hanno a che fare con la guerra ai talebani. Poichè i Reaper e i Predator già volano sul Pakistan, non si capisce per quale ragione dovrebbe essere necessario un Sentinel per sorvolare le posizioni talebane nel Paese. L’unica spiegazione è che il mezzo stia girando allegramente sul territorio di altri Paesi. L’Afghanistan, non per caso, confina sia con l’Iran che con la Cina – i due Paesi verso i quali si concentrano le preoccupazioni statunitensi sul futuro geopolitico del mondo.

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One Reply to “Afghanistan: qualcosa non torna (RQ-170 Sentinel)”

  1. Da capire in quale misura la guerra in afhganistan (come quella in Irak) fosse stata PENSATA in chiave ‘China policy’. In parte, è verosimile, vedi molto probabile. ma ci vogliono le prove, e il FOIA per ora aiuta poco…
    si collega peraltro alla problematica: quale capacità di pensiero strategico (inteso à la Julian Corbett o Liddell Hart o André Beaufre) in un mondo post-bipolare. Il Pentagono fa piani ventennali; la Casa Bianca fa, talvolta, pianificazioni su un lasso temporale ben piu breve…

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