Tutto sull’F-35 JSF – per l’ultima volta

di Andrea Gilli

Impegnato in questioni più rilevanti, apprendo che l’F-35/Lightning II Joint Strike Fighter è di nuovo tra i temi principali della campagna elettorale. Ne ho già scritto, più volte. Ripeto, in modo sintetico, ancora – spero – le poche cose da dire a proposito (per un articolo sulla storia del programma, si veda qui).

In primo luogo, tutti i Paesi del mondo hanno un’aeronautica militare. E’ vero, San Marino, il Vaticano, il Liechtenstein, Andorra fanno eccezione. Gli USA di Obama, la Francia di Hollande, e persino i Paesi nordici che sono famosi per gli studi della pace e i premi Nobel hanno tutti un’aeronautica militare equipaggiata con avanzati aerei da combattimento. Fine della discussione.

In secondo luogo, comprare armi è inefficiente: è  fuor di dubbio. Se il mondo fosse senza stati e ci fossero singoli individui che commerciano tra loro non ci sarebbe la guerra. Il mondo però è fatto di stati sovrani che, per buone o cattive ragioni, e più o meno razionalmente, talvolta decidono di farsi la guerra. Assicurarsi contro questo rischio, armandosi, è alla base dei compiti dello stato, nonché dunque un’attività perfettamente razionale. Trotzky usò un’utile espressione: “possiamo non essere interessati alla guerra, ma la guerra è interessata a noi”. Se vogliamo intervenire per salvare i kosovari, i libici o i siriani servono armi e missili. Con la proliferazione di difese anti-aeree, un’aviazione militare avanzata è indispensabile. Di qui non se ne esce.

Ora veniamo alle questioni più profonde. Una volta accettato che tutti i Paesi al mondo hanno un’aeronautica militare equipaggiata con aerei moderni, la domanda riguarda l’opportunità di acquistare l’F-35/Lightning II Joint Strike Fighter, di solito chiamato solo F-35 o JSF.

Innanzitutto, l’attuale flotta aeronautica italiana è composta principalmente da tre velivoli:

  • il Tornado Panavia, progettato nel 1968 e in costruzione dalla fine degli anni ’79;
  • l’AV-8B Harrier II plus, progettato negli anni ’70 come evoluzione di un precedente modello e costruito a partire dagli anni ’80;
  • l’Eurofighter Typhoon, progettato a inizio degli anni ’80 e iniziato a costruire a partire dalla metà degli anni ’90.

Facciamo una discussione semplice, così che chiunque la possa capire. Qualcuno si ricorda la FIAT Ritmo? Ecco, quelli sono i nostri Tornado. Qualcuno si ricorda la FIAT 127? Quelli sono i nostri Harrier. La Fiat Brava? I nostri Eurofighter.

E’ chiaro dunque che bisogna rinnovare le nostre flotte, a meno di non voler credere che gli attuali mezzi a nostra disposizione siano all’avanguardia. La domanda, dunque, è sul come rinnovare.

Quando un Paese compra degli armamenti ha fondamentalmente tre opzioni:

  • può sviluppare il programma autonomamente;
  • può comprarlo da un altro Paese;
  • può cooperare con un partner per svilupparlo insieme.

Per via degli sviluppi tecnologici nel campo militare (dallo sviluppo delle difese aeree, alle crescenti capacità dei missili aria-aria “beyond visual range“, solo per citarne alcuni), gli aerei da combattimento devono necessariamente possedere elevatissime capacità militari. Ciò, a sua volta, richiede altissimi investimenti iniziali.

La prima opzione, dunque, non solo impone il possesso di avanzate capacità industriali ma anche di disponibilità finanziarie adeguate per spalmare su una produzione elevata i costi fissi iniziali. Detto più semplicemente, un iPad che costa 200,000 euro non è molto utile. Se l’iPad viene prodotto in milioni di copie e il suo costo scende a poche centinaia di euro, allora questo ha una sua logica economica.

L’Italia, con il debito pubblico tra i più alti del mondo, chiaramente non è nelle condizioni di procedere in questa direzione. Per inciso, non sono molti i Paesi al mondo che sono in grado di andare da soli nella produzione di un aereo da combattimento avanzato e comunque, in Europa, nessuno ha i soldi per sviluppare un programma di 5° generazione come l’F-35.

La seconda e terza opzione sono dunque più allettanti. Resta una domanda: quale aereo comprare/con chi cooperare. In primo luogo, per ragioni di politica internazionale, e anche di semplici esigenze militari (addestramento e operazioni comuni), i Paesi che non sono nostri stretti alleati (come Cina e Russia) non sembrano essere, almeno al momento e nel futuro più immediato, i nostri fornitori ottimali. Per comprare un aereo da combattimento o entrare in una cooperazione per svilupparlo, restano dunque i nostri alleati. Poiché il mercato internazionale degli aerei da combattimento è limitato, le opzioni non sono molto numerose.

Per quando riguarda l’acquisto, quando l’Italia è entrata nel JSF, c’erano fondamentalmente solo tre soluzioni (e in realtà la situazione non è cambiata):

  1. il Rafale prodotto dalla Francia, 4.5° generazione, anche navale.
  2. l’F/A-18E/F Super Hornet, prodotto dagli USA, 4.5° generazione, anche navale.
  3. il JAS-39 Gripen della Svezia, 4.5° generazione, non disponibile nella versione navale.

Per quanto riguarda la cooperazione internazionale, le soluzioni erano 1 e 1/2:

  1. l’F-35/Lightning II Joint Strike Fighter, prodotto in cooperazione con USA, UK, Olanda, Norvegia, Danimarca, Turchia e Israele (il Canada sarebbe intenzionato ad uscire), 5° generazione, anche navale.
  2. l’Eurofighter Typhoon – quello di sopra – nel suo terzo aggiornamento (tranche 3), 4.5 generazione, non disponibile nella versione navale.

Per identificare l’opzione ottimale per l’Italia bisogna ora valutare le nostre esigenze.

Il JSF andrà a rimpiazzare principalmente i Tornado, per capacità di attacco al suolo, e gli Harrier, in dotazione alla nostra marina che li impiega sulla nostra portaerei Cavour. Questa semplice nota immediatamente esclude due possibili candidati dalla lista: né il Gripen né l’Eurofighter sono disponibili in versione navale (e la configurazione STOVL della Cavour rendono praticamente impossibile un adattamento: short take-off and vertical landing). Ciò lascia aperte solo tre opzioni: il Rafale, il Super Hornet e il JSF.

Il Rafale, sviluppato autonomamente dalla Francia in contemporanea all’Eurofighter, ha certamente molti pregi, il prezzo non è però tra questi. Inoltre, comprando il Rafale, l’Italia avrebbe letteralmente ucciso la propria industria sensoristica, in quanto il velivolo monta l’avionica francese di Thales (principale competitore della Selex). Infine, come nel caso del Super Hornet, comprando off-the-shelf un aereo già sviluppato l’Italia avrebbe completamente perso le proprie competenze nella costruzione, sviluppo e integrazione di sistemi militari moderni nell’aerospazio.

Ovviamente queste considerazioni sono politiche. Si può legittimamente sostenere che l’Italia non abbia bisogno di una propria azienda aerospaziale e nei sensori e dunque l’unico parametro da valutare sia quello del costo. I vari governi che si sono succeduti in Italia e che hanno confermato la scelta del JSF (Amato, Berlusconi, Prodi, e di nuovo Berlusconi) evidentemente avevano a proposito un’opinione diversa. Ciò è anche comprensibile visto che, entrando nel programma JSF l’Italia si è anche garantita un’importante partita industriale.

Alla luce di queste considerazioni, però, il JSF non appare tanto come la scelta ottimale, ma piuttosto come l’unica vera opzione in grado di soddisfare le nostre esigenze operative e industriali.

Qualche ultima considerazione.

Da più parti si prendono i problemi tecnici che affliggono l’F-35 per giustificare l’uscita dal programma. E’ un non-sequitur. Lo sviluppo di armamenti avanzati presenta chiaramente delle sfide. Alcuni programmi hanno più problemi di altri. Ma è ovvio che nella fase di sviluppo possano sorgere dei problemi, a meno che qualcuno pensi che sia facile sviluppare un aereo che viaggia a 2,000 km l’ora ed è invisibile a vari tipi di radar. In altre parole, se il programma fosse privo di problemi, allora sarebbe verosimilmente anche inutile da un punto di vista militare. Il JSF ha incontrato diversi problemi, ma non è certo un fiasco quali programmi come il Future Combat System.

Un altra argomentazione, contro il programma, riguarda il suo costo unitario e totale. Il JSF ha in effetti osservato un’esorbitante aumento dei costi (sviluppo collegato ai problemi tecnici). Ma, almeno stando ai dati disponibili, il suo costo unitario rimane analogo a quello del Rafale, con capacità aerodinamiche e militari non solo superiori ma anche ineguagliabili a livello internazionale e, elemento da non trascurare, ritorni industriali per Alenia e l’Italia in generale maggiori.

Allo stesso, l’intero programma costerà al bilancio statale circa 10 miliardi di euro, equipaggiando le nostre forze armate per almeno un trentennio. Di fronte ad una spesa annua pari a 750 milioni di euro non sembra che il JSF sia il fulcro della nostra instabilità fiscale. Anche perché, è bene ricordarlo, il JSF genererà export e dunque imposte, direttamente e indirettamente.

[Addendum, ore 14.51] Infine, può essere utile guardare a cosa fanno gli altri Paesi europei. Partiamo da quelli con cui abbiamo cooperato in passato: UK, Germania e Spagna. UK è nel programma F-35. Germania e Spagna non hanno ancora preso una decisione. La Spagna, come l’Italia, deve rimpiazzare i propri Harrier, e ha una portaerei STOVL. L’unico aereo al mondo in grado di volare su una piattaforma STOVL è l’F-35. Chi legge ne tragga le conclusioni. La Germania non ha questo limite, ma una decisione per rimpiazzare i propri Tornado dovrà essere presa nel giro di pochi anni. Con la crisi fiscale e l’assenza di programmi alternativi in Europa, la Germania non ha molte opzioni: o il JSF o l’Eurofighter tranche 3 (che comunque rimane una soluzione parziale e subottimale). La Francia ha il Rafale e non ha alcun progetto per un programma futuro, se non continuare con gli aggiornamenti della propria flotta. Lo stesso vale per la Svezia e il Gripen. Norvegia, Danimarca, Olanda e Belgio hanno una propria flotta di F-16 Fighting Falcon. Tranne il Belgio, tutti gli altri tre hanno optato per il JSF.

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28 Responses to Tutto sull’F-35 JSF – per l’ultima volta
  1. E. Farinazzo
    January 24, 2013 | 10:17

    Al di là dei paragoni tra velivoli e auto che sono molto discutibili (se il Typhoon è come la Bravo il Rafale cos’è? Una Dyane?) sicuramente la scelta fatta dalla Forza Armata di acquistare il JSF anzichè sviluppare nuove versioni del Typhoon, tra cui quella imbarcata a cui ha lavorato BAe, non ha aiutato certamente il mantenimento delle capacità di progettazione, sviluppo e integrazione di velivoli da combattimento moderni da parte dell’industria nazionale. Anzi, per quanto fallimentare potrà essere in futuro la carriera del JSF, un obiettivo lo ha raggiunto: ha stroncato la possibilità dell’intera industria europea di mantenere tali capacità (Francia e UK inclusi).

    • Andrea Gilli
      January 24, 2013 | 11:33

      Non c’erano i soldi alla base. l’Eurofighter rimane un disegno degli anni ’80 per la guerra fredda. Il JSF è stato progettato quasi vent’anni dopo. Si poteva aggiornare l’Eurofighter, certo, ma tanto la scelta alla fine sarebbe stata la stessa. La differenza è semplice: entrando un decennio fa nel JSF siamo entrati anche nella sua catena produttiva. Entrandoci fra un decennio ne saremmo esclusi.

  2. Marco
    January 24, 2013 | 10:58

    >Impegnato in questioni più rilevanti.

    a parte la spocchia. La fa molto lunga ma il gen Fabio Mini che ha un curriculum almeno pari al suo la pensa in modo assai diverso. E ci mette assai meno a spiegarsi.

    m

    • Andrea Gilli
      January 24, 2013 | 11:31

      Non è spocchia: sono impegnato in progetti più importanti. Fra qualche mese ne parliamo.

      Fabio Mini è un militare. Ma parla di cose che non conosce, la politica di difesa. Sembra un ossimoro, ma mi spiego. Steve Jobs non sapeva niente di ingegneria e computeristica. Aveva però una dote innata per la visione manageriale. Il contrario vale per un ingegnere. Lo stesso si applica a Fabio Mini, che ha sicuramente esperienza militare sul campo, ma le cui ricette in termini di politica di difesa sono, nel caso migliore strampalate – senza parlare del suo complottismo da “Noi siamo la Gente, il Potere ci Temono”.

      • Marco
        January 24, 2013 | 11:50

        Guardi io la chiudo qui. La sua affermazione su Job è risibile. Il suo parere sul Gen Mini è ovviamente rispettabile ma conferma la “spocchia” che contraddistingue il tono dei suoi interventi. Definire “Strampalate” le opinioni “geopolitiche” del Generale si può sempre fare. Ma come diceva Lucio Dalla. “Si può cagare: Ma dall’alto”. A casa mia i curricula qualcosa ancora valgono. Le auguro una prestigiosissima carriera accademica.

        saluti.
        m

        • Andrea Gilli
          January 24, 2013 | 12:06

          Tempo fa sul sito di Beppe Grillo finì un intervento del Gen. Mini. Interessato lo ascoltai. Rimasi scioccato. POi cercai altri contributi. Erano – letteralmente – al limite della cospirazione.

          Lo dico con il massimo rispetto per un grandissimo soldato. Si parlava di Di Paola (l’attuale Ministro) come di una sorta di faccendiere di Finmeccanica. Si parlava della mancata integrazione degli eserciti europei come del risultato della lobby delle armi (è vero l’opposto).

          Onestamente, si faceva fatica a rimanere seri.

        • Andrea
          January 24, 2013 | 17:13

          >La sua affermazione su Job è risibile

          Ma lei, Marco, per definire Jobs “informatico” conta quanti cellulari ha venduto? Perche’ e’ stato si un genio del marketing, ma “Steve Jobs non sapeva niente di ingegneria e computeristica” e’ un’affermazione quasi del tutto vera.

          Per il resto complimenti per l’analisi sul progetto JSF, visto che nessuno mai considera il fatto che “La differenza è semplice: entrando un decennio fa nel JSF siamo entrati anche nella sua catena produttiva. Entrandoci fra un decennio ne saremmo esclusi.”. Il che, perdonatemi la ridondanza, fa tutta la differenza del mondo per noi.

  3. VInce
    January 24, 2013 | 12:55

    Che scandalo di articolo i miliardi di euro per gli aerei servirebbero meglio per altre situazioni piu urgenti o serie, gli aerei che comprino quelli telecomandati che vadano alla domenica all’aereoporto

    • Andrea Gilli
      January 24, 2013 | 12:59

      In effetti il commento dimostra l’urgenza di investire più fondi nella scuola primaria.

      • Fuffolo
        January 24, 2013 | 17:21

        Ahahahahahahahaha. Ha proprio ragione… Chissà cosa voleva dire….

  4. Il sarto
    January 24, 2013 | 18:40

    Un paio di considerazioni:

    1) Vero, i prototipi degli EF-2000 sono stati costruiti a partire dalla metà degli anni ’90, ma la produzione di serie è iniziata solo nel 2003 e sono entrati in servizio nella nostra aeronautica nel 2004.

    2) Non ha nominato gli AMX tra gli aerei che l’F35 andrà a rimpiazzare… Povero ghibli, figlio di un dio minore :-)

    Per il resto, complimenti per l’analisi.

    • Andrea Gilli
      January 24, 2013 | 22:22

      vero, ma gli AMX sono di un’altra categoria e per il ruolo che svolgono dei droni come gli MQ-9 Reaper sono sostituti migliori dell’F-35.

  5. Marco Romano
    January 24, 2013 | 19:33

    Ottimo riassunto!

    Una piccola precisazione:
    Rafale e SuperHornet sono anche navali ma solo per portaerei di tipo CATOBAR che attualmente sono in uso solo da USA e Francia.

    L’Italia ha due portaerei di tipo STOVL e l’unico aereo STOVL rimasto (almeno per quanto riguarda i paesi NATO) è l’Harrier che però presto dovrà essere dismesso causa anzianità.

    Per i paesi che hanno portaerei STOVL l’F-35 è di fatto l’unica strada percorribile.

    Resta però il fatto che, in tempi dove tutti tirano la cinghia, parlare di armamenti faccia venire un po’ il voltastomaco.
    Per esempio: La Gran Bretagna ha una portaerei STOVL ma da tempo è stata ridotta al ruolo di portaelicotteri perché gli Harrier che ospitava sono stati dismessi causa riduzione costi (e la versione navale dell’Eurofighter, che comunque non sarebbe stata STOVL, è stata bocciata).

    Capisco e sono d’accordo sul fatto che l’Italia abbia e avrà un non trascurabile risvolto economico essendo entrata nella filiera produttiva del F-35.

    Forse se qualcuno a Roma avesse detto qualcosa tipo: “Oggi ci sono pochi soldi: ci teniamo gli Harrier per un altro paio d’anni e gli F-35 li compriamo dopo” oggi avremo una polemica in meno.

    • Andrea Gilli
      January 24, 2013 | 22:23

      D’accordo.

  6. Ambrogio
    January 24, 2013 | 19:43

    Se fosse in grado di esprimersi con un po’ meno di superbia (soprattutto nei commenti) sarebbe quasi piacevole leggerla. Sui paragoni di Jobs e delle macchine le hanno già fatto i commenti opportuni, quindi non aggiungerò altro. Rimane invece qualche sfumatura sulla quale lei tace penso per una semplice mancanza di sensibilità. Nei paesi esiste una cosa, oltre a un numero intero di cittadini da difendere con gli aerei, che si chiama “società”. E la società italiana sta soffrendo, parecchio. Record di disoccupazione, di ore di cassa integrazione, di percentuale della popolazione che vive sotto la soglia della povertà. E per fare un riassunto molto molto breve, tutta questa gente non mangia F-35. Lei sarà anche un eccellente teorico delle politiche di difesa, ma un pessimo osservatore. Penso dovrebbe scendere per qualche ora dal mondo perfetto in cui sembra di vivere (e io sono contento per lei) e farsi un giro in qualche quartiere popolare della sua città e farsi raccontare dalle persone vere (non dai numeri) come vivono. Forse un dubbio su dove sia più importante investire i soldi le veniva anche a lei. Forse.

    • Andrea Gilli
      January 24, 2013 | 22:26

      Perfettamente d’accordo. C’è un ma. La spesa pubblica italiana è pari a 750 miliardi di euro. Gli F-35 ci costeranno tra i 500 milioni e il miliardo di euro l’anno per i prossimi 30/35 anni.

      Ora, pensare che in un Paese popolato di Minetti, Fiorito, Monte dei Paschi di Siena, il problema siano gli F-35 è semplicemente un insulto all’intelligenza comune.

      In secondo luogo, se proprio si vuole tagliare la spesa militare, bisogna agire sul numero di persone che lavorano per le forze armate non sui programmi.

      Ultima questione: non confondiamo investimenti (F-35) con spesa corrente (stipendi). Sono due cose diverse. Pensare di risolvere drammi sociali riducendo gli investimenti significa solo rimandare, e peggiorare, dei problemi.

      aa

  7. robylorenz
    January 25, 2013 | 7:52

    Ho letto tutti i commenti e oltre ad altri sono d’accordo perfettamente con A.Gilli:in questo momento fanno impressione i ‘miliardi’ da spendere x gli F 35 ma se si è seri,non policizzati populisti e quantomeno aggiornati non si può prescindere dal fatto che abbiamo bisogno di aerei e questi,anche x l’indotto economico interno e per l’uso anche su portaerei corte,sono l’unica possibilità x avere una flotta aggiornata a meno di non volere girare ancora con la RITMO……….i soldi poi sono spalmati in 15/20 anni ma nessuno lo dice…….e poi l’ultima sugli F 35 e i temporali è degna di una nazione che ha come classe dirigente Scilipoti,Gelmini(tunnel Ginevra G.Sasso),Berlusconi (che crede negli oroscopi)e tutti i pacifisti a senso unico……….

  8. Giacomo Coronelli
    January 25, 2013 | 12:16

    Caro Andrea,
    complimenti per l’articolo, subito condiviso su FB. Mi rimane una curiosità: la citazione da Trotsy (‘possiamo non essere interessati alla guerra, ma la guerra è interessata a noi’). Non ho trovato altri riferimenti, mi può dare lei qualche notizia?
    Grazie,
    GC.

    • Andrea Gilli
      January 25, 2013 | 12:49

      E’ una frase famosa. Ho cercato su wikipedia e probabimente è errata:

      “You may not be interested in war, but war is interested in you.”
      This was attributed to Trotsky in an epigraph in Night Soldiers: A Novel (1988) by Alan Furst but it may actually be a revision of a statement earlier attributed to Trotsky: “You may not be interested in the dialectic, but the dialectic is interested in you.” Only a very loose translation of “the dialectic” would produce “war.”
      In a later work, Just and Unjust Wars: A Moral Argument with Historical Illustrations (2000) by Michael Walzer, the author states: War is most often a form of tyranny. It is best described by paraphrasing Trotsky’s aphorism about the dialectic: “You may not be interested in war, but war is interested in you.”
      This statement on dialectic itself seems to be a paraphrase, with the original in In Defense of Marxism Part VII : “Petty-Bourgeois Moralists and the Proletarian Party” (1942) — where Trotsky publishes a letter to Albert Goldman (5 June 1940) has been translated as “Burnham doesn’t recognize dialectics but dialectics does not permit him to escape from its net.” More discussion on the origins of this quotation can be found at The Semi-Daily Journal of Economist Brad DeLong: Fair and Balanced Almost Every Day

      http://en.wikiquote.org/wiki/Trotsky

      Grazie per il resto, aa.

  9. kikl
    January 25, 2013 | 18:47

    The F-35B is a turkey. Both Italy and the UK must replace their harriers. Get together and build a naval version of the eurofighter typhoon.

    http://www.eurofighter.com/fileadmin/web_data/downloads/efworld/ef-world_1-2011.pdf

    • Andrea Gilli
      January 25, 2013 | 19:43

      U gotta be kidding, right?

      The most problematic version of the JSF was the STOVL version, the F-35B.

      You are suggesting that 3 countries (UK, IT and ES), two of which are not very financially stable, partner together and find the resources and the technical expertise to turn the Eurofighter into a STOVL aircraft.

      Even assuming they have both (I doubt), i really wonder how feasible is to introduce such a dramatic design variation. My expectation is that the costs, risks, delays and lower performance that would result make the whole endeveauor impractical.

      Greetings, aa.

  10. Enrico Pallazzo
    January 25, 2013 | 21:09

    Purtroppo la gran parte della popolazione è e sarà contraria alla partecipazione italiana al programma JSF. La mancanza di una classe politica in grado di “scegliere” e semplificare le razionalità delle scelte per farne prendere coscienza ai cittadini è la causa di tutto questo. Per altro, in un Paese che non riesce ad elaborare ed attuare una “grand strategy”, la scelta F35 è stata centrata sotto l’aspetto politico-economico.

  11. Enrico Pallazzo
    January 25, 2013 | 21:22

    Purtroppo la gran parte della popolazione non è e non sarà favorevole alla partecipazione italiana al programma JSF. La costante inadeguatezza del decisore politico italiano nel rappresentare ai cittadini la razionalità delle scelte fatte per il bene del paese è una costante dell’ultimo quarto di secolo della nazione. Tuttavia, in un paese privo di una “grand strategy” quanto mai necessaria in frangenti storici così complessi, il JSF è un’opportunità che non ci si sarebbe potuti far sfuggire.Meno male.

    Saluti prof.

  12. Stefano
    January 26, 2013 | 14:43

    non ci sono dubbi sul fatto che l’F-35 sia l’unico aereo di V generazione disponibile, ed è ugualmente vero che non è certo l’acquisto di questi aerei a rendere insostenibile la spesa pubblica italiana.

    però:

    1- siamo sicuri che verrà prodotta la versione B? si dice stia avendo un sacco di problemi, e gli americani hanno le CATOBAR

    2- non si possono confrontare i caccia con le auto, altrimenti io confronto le portaerei con i computer e dico che le Nimz sono preistoria. il Typhoon non è affatto un aereo vecchio, e per le esigenze di oggi poteva anche andare bene, la guerra fredda è finita, non esistono minacce belliche di paesi avanzati con cui confrontarci, si sarebbe potuto aggiornare il Typhoon e rimandare il progetto di un nuovo aereo, con un progetto simile all’Eurofighter allargato a Francia e Svezia (se possibile)

    3- siamo in democrazia, e se la gente è contraria al progetto, non si fa il progetto. è piuttosto ironico sviluppare un progetto per “esportare la democrazia” in modo antidemocratico. Sarebbe corretto e democratico chiedere alle persone se intendono portare avanti un progetto di FA orientato alla proiezione di potenza. Un paese come il nostro ha certo necessità di un’aviazione e di una marina militare, ma forse non ha bisogno di portaerei e caccia STOVL, e non ha bisogno di andare in Libia, Iraq o Afghanistan.

    • Andrea Gilli
      January 26, 2013 | 16:33

      Brevemente:

      1) Tutto è possibile, incluso che il “B” venga cancellato, ma dubito che succeda per via dei fortissimi interessi dello US Marine Corpos.

      2) Il paragone serviva per dare un’idea generale: è una forzatura, però rende l’idea. Il progetto dell’EFA è di metà anni ’80: questo è un dato di fatto. Aggiornare l’EFA: tranche 3. Tanto oltre non so così si possa fare, per limiti del disegno iniziale (vedi sopra). Fare un caccia europeo con Svezia e Francia. Non c’erano i soldi. Francia e Svezia (e in parte Germania) hanno fatto lobby contro l’F-35, ma UK e Italia (e Danimarca, Norvegia e Olanda) chiedevano in risposta quale fosse il progetto alternativo. Più di un decennio dopo, non c’è ancora.

      • Stefano
        January 26, 2013 | 19:46

        la mia teoria è che la Tranche 3 era già sufficiente per le esigenze di oggi e che con qualche aggiornamento poteva tenere botta, oltretutto si sarebbero diminuiti i costi con le economie di scala, rimandando il progetto di un nuovo aereo europeo che sostituisse Typhoon, Rafale e Gripen.
        Certo che gli aggiornamenti avrebbero dei limiti insormontabili, il Typhoon non potrà mai avere le doti stealth dell’F-35, ma ne abbiamo davvero bisogno, da qui ai prossimi 10-15 anni?
        Quel che è sicuro è che ormai è troppo tardi e non c’è altra soluzione che andare avanti con il programma F-35

    • Giacomo Coronelli
      January 26, 2013 | 17:00

      Osservazioni molto sensate, quelle di Stefano. Sui primi due punti non posso dire niente, non è assolutamente il mio campo.
      Sul punto 3: «è piuttosto ironico sviluppare un progetto per “esportare la democrazia” in modo antidemocratico», quest’affermazione suona bene ma a ben vedere è capziosa. Il tutto è democratico nella misura in cui viene votato da un parlamento eletto democraticamente (per di più un progetto confermato dai diversi schieramenti avvicendatisi al governo, possiamo dire bipartisan).
      E comunque: attenzione a dare per scontato che «la gente [sia] contraria al progetto». La cosa non è stata messa direttamente alla prova del giudizio popolare; non sarebbe in effetti male, una volta o l’altra, fare un referendum. Non sono così sicuro che, dopo una degna campagna referendaria (che vorrebbe dire anche più informazione, sono argomenti su cui c’è un’ignoranza diffusa da far spavento — e non mi riferisco alle tipologie di aerei, ma al concetto di esercito nazionale, armamenti, difesa ecc.), i risultati sarabbero contrari.

      • Stefano
        January 26, 2013 | 19:51

        neppure io ho in mente di far votare sul singolo programma, solo sulla decisione: difesa pura o proiezione di potenza. sarebbe giusto parlare anche di programmi militari, la politica italiana non può limitarsi all’IMU.

        sul capzioso: forse è vero, e come ha detto non conosciamo la decisione degli italiani, ma son convinto al 99% siano contrari al programma.