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Le possibilità di uno Stato mondiale – Parte II

di Andrea Gilli

L’idea di una struttura sovrana internazionale, sia esso uno Stato mondiale, un’organizzazione federale globale, o un impero universale, ha un lungo passato che data almeno dal 1300 con la formulazione iniziale di Dante, ma che può essere rintracciata anche nei secoli e millenni precedenti, anche al di là della filosofia occidentale.

A dispetto di questo glorioso passato intellettuale, quest’idea si scontra con una deludente applicazione pratica. In questo articolo, proviamo brevemente a capirne le ragioni.

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Le possibilità di uno Stato mondiale – Parte I

di Andrea Gilli

Con la nuova enciclica papale Caritas in Veritate, Benedetto XVI ha suggerito di trovare una soluzione ai vari problemi che affliggono attualmente l’umanità in un’Autorità politica mondiale. Lo Stato mondiale. Di questo progetto si è parlato per secoli. L’idea era particolarmente in auge fino a qualche anno fa, ed è poi temporaneamente scomparsa. Ora sembra risorta con la sopracitata enciclica. In questo articolo proviamo a tracciare una breve e non completa storia intellettuale del concetto di stato mondiale e poi, in un secondo, a stabilirne le effettive possibilità di realizzazione.

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Ronde: l’outsourcing del monopolio della forza legittima

di Andrea Gilli

Con il decreto sicurezza approvato la scorsa settimana, è stata approvata, inter alia, la formazione delle cosiddette ronde: gruppi di cittadini volontari eventualmente sussidiati dai governi locali (o dalla protezione civile) che avranno il diritto e il compito di pattugliare le nostre città per prevenire il crimine, nelle sue diverse manifestazioni (dagli stupri ai borseggi, dalle violenze al vandalismo). La valutazione di questa soluzione proposta al problema della sicurezza richiede numerosi piani di analisi.

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C’è una soluzione all’immigrazione?

di Andrea Gilli

Nelle ultime settimane, l’Italia è stata investita da una nuova ondata di immigrazione clandestina. Per la prima volta, il Governo è però riuscito a respingere queste precarie imbarcazioni che attraversano il Mediterraneo sistemando in Libia chi cercava un futuro migliore in Italia.

L’attenzione si è subito rivolta a questa nuova pratica dei respingimenti: confondendo non di rado legittimità, legalità, moralità e opportunità, il dibattito pubblico si è concentrato sulla scelta di operare questi respingimenti.

Non essendoci una reale alternativa, i commentatori più attenti hanno sottolineato come il Governo vada al massimo criticato per una ragione terza: non favorire lo sviluppo in Africa. L’unica reale soluzione alle migrazioni che ci stanno investendo.

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Lo stato delle forze armate italiane

di Andrea Gilli

Sul Corriere della Sera di domenica è apparso un articolo che descrive la desolante, ancorchè non sconosciuta, situazione delle nostre Forze Armate. La fotografia è inquietante: mancano i fondi per riparare nuovi mezzi e per comprarne di nuovi. Essendo impegnati in missioni internazionali che vanno dall’Afghanistan al Libano, i nostri mezzi sono ovviamente soggetti ad un’usura maggiore, mancando però i fondi per ripararli, le nostre truppe si trovano di fronte ad una situazione drammatica, che mette a rischio non solo la loro operatività ma anche la loro sicurezza.

Che la Difesa soffra di carenza di risorse è noto. Ciò che è meno noto sono le cause di questa situazione. Per curare il malato, è necessario conoscere la malattia. Questo è l’obiettivo del presente articolo.

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Popper, Liberalismo e Anti-Statalismo

di Andrea Gilli

Il rapporto tra Stato e Liberalismo è sempre stato complesso. Il Liberalismo nasce come ideologia volta a depotenziare le tentazioni autoritarie dello Stato. Non stupisce dunque che, analiticamente, ancora prima che normativamente, il Liberalismo tradisca una certa diffidenza verso il ruolo dello Stato nella società e nell’economia. Di tanto in tanto, però, questa tensione, riassumibile nella dicotomia sicurezza contro libertà, ha delle accelerazioni infelici. Piero Ostellino, in un recente editoriale sul Corriere della Sera, offre proprio una di queste infelici accelerazioni. Prima di analizzarla, conviene innanzitutto concentrasi sull’evoluzione storica dello Stato e del Mercato.

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Il tramonto dell’era americana?

di Mauro Gilli

Sul prossimo numero di Teoria Politica, rivista di filosofia politica e teoria politica diretta dal professor Luigi Bonanate, Mauro Gilli analizza il dibattito sul declino dell’era unipolare. Partendo da una riflessione sul saggio di Fareed Zakaria, The Post-American World, l’articolo sottolinea le cause e le possibili conseguenze del lento, ma inesorabile declino relativo degli Stati Uniti.

Rifacendosi alla letteratura accademica in materia, l’articolo, pur riconoscendo i meriti dell’approcio sistemico di Zakaria (riassumibile in una frase: “il declino degli Stati Uniti è dovuto alla crescita di nuove potenze”), sottolinea la necessità di guardare anche alle istituzioni domestiche americane per poter meglio comprendere gli scenari futuri. Da questo sguardo, conclude l’articolo, emerge un quadro meno ottimistico di quello illustrato dall’editorialista di newsweek.

Europa: scoperta di un’identità o costruzione di una geopolitica

di Enzo Marongiu

Il processo di integrazione europea ha ormai superato la boa dei 50 anni, tuttavia il problema di definire l’Europa come soggetto politico rimane vivo ed irrisolto. Il dibattito sull’individuazione dei valori fondanti ha conosciuto un rinnovato interesse durante i lavori preparatori ed alla vigilia della firma del Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa, nel 2004. Prescindendo dalla formula di compromesso utilizzata per titolare l’Accordo, la proclamazione di una Costituzione, dotata nel preambolo di un esplicito riferimento alle “radici comuni”, avrebbe comportato il definitivo salto di qualità del processo di unificazione. Sarebbero infatti state poste le basi perché l’Europa si definisse come soggetto nuovo, munito di un’identità propria e definita, “altra” rispetta alla somma dei paesi membri.

Il Trattato-costituzione, come pure il successivo accordo di Lisbona, non è mai entrato in vigore, e lo stesso dibattito sulle radici culturali comuni europee ha progressivamente perso  l’attenzione dell’opinione pubblica; nondimeno, scelte strategiche fondamentali non potranno prescindere dal riconoscimento di un’identità comune: una politica unitaria implicherebbe infatti il sacrificio di un’ampia sfera di competenze connaturate alla sovranità statale
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Un saluto ai lettori

Cari lettori, Epistemes è oramai diventato un sito seguito e apprezzato da più parti. Tutto questo è merito dei redattori che sottraendo spesso tempo ad attività lavorative e di studio hanno cercato di offrire un prodotto editoriale di alta qualità.

Purtroppo gli impegni di studio e di lavoro non ci consentono più di dedicarci quanto vorremmo al sito. Il rischio è quello di ridurre la qualità della nostra collaborazione ad Epistemes o non conseguire quei risultati lavorativi che inseguiamo da tempo.

Per il rispetto che dobbiamo ai lettori e ai redattori, preferiamo lasciare. I nostri articoli restano a disposizione dei lettori. È stata un’esperienza estremamente stimolante che ci ha arricchito professionalmente e umanamente per la quale ringraziamo i lettori ed i redattori di Epistemes.

Andrea Asoni, Pierangelo De Pace e Antonio Mele

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Un sentito ringraziamento ad Andrea, Antonio e Pierangelo per la grande qualità delle analisi proposte, per i continui stimoli intellettuali che hanno reso possibile l’affermazione di Epistemes come sito di grande rigore divulgativo, oltre che per la dedizione con cui hanno sottratto tempo ai loro gravosi impegni accademici. Ad Andrea, Antonio e Pierangelo un grande in bocca al lupo, questo sito resterà ovviamente sempre aperto al loro contributo, come a quello di quanti vorranno segnalarci la loro disponibilità a fare di Epistemes una consolidata realtà nel panorama della divulgazione italiana su economia e relazioni internazionali.

Mario Seminerio