Non sarà il boom dei droni a incrinare la supremazia americana

di Andrea Gilli e Mauro Gilli (da Il Foglio, 27 Aprile 2016) Se il sottomarino è stato tra le tecnologie militari che più hanno giocato un ruolo centrale nella Prima guerra mondiale, il radar durante la Seconda guerra mondiale e i missili da crociera nel corso della Prima guerra del Golfo, i droni – i famosi aerei senza pilota – sono indiscutibilmente la tecnologia militare che più ha caratterizzato la guerra al terrorismo lanciata all’indomani dell’11 settembre. I droni esistono in diverse configurazioni, piccoli e grandi, ad ala fissa o rotante, armati o non armati, “stupidi” ovvero in grado di … Continua a leggere Non sarà il boom dei droni a incrinare la supremazia americana

Terrorismo: più Europa, un coro fuoriluogo

Serve più Unione Europea contro il terrorismo?

di Mauro Gilli – Il Foglio

Sul Corriere della Sera del 26 marzo, Laura Boldrini, Presidentessa della Camera dei Deputati, chiede più Europa per affrontare la sfida dell’Islamismo radicale. Non è la prima: David Sassoli – Euro-Parlamentare del PD, sul suo blog sull’Huffington Post – all’indomani della strage di Bruxelles della scorsa settimana ha espresso pensieri analoghi, così come il premier Matteo Renzi, già dopo gli attentati contro Charlie Hebdo e quelli del Bataclan, o Fareed Zakaria, famoso opinionista americano, in un’intervista sempre al Corriere, ma del 27 marzo. Rispetto agli altri interlocutori, la Presidentessa Boldrini svolge un ragionamento più elaborato e profondo che pertanto merita maggiore attenzione.

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La leva obbligatoria di Salvini è antistorica. E pure inutile

di Andrea Gilli e Mauro Gilli – Il Foglio

Il segretario nazionale della Lega nord, Matteo Salvini, ha proposto di recente la reintroduzione della leva obbligatoria. E’ una proposta discutibile e quasi astorica, soprattutto alla luce dello stato delle nostre forze italiane (che hanno problemi di eccesso, non di carenza, di personale). Poiché però viene da un politico autorevole con un ampio e crescente seguito, è utile discuterne le problematicità.

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La strage di Parigi, i conti tornano – se si conosce la logica

di Andrea Gilli e Mauro Gilli

Sul Blog di Beppe Grillo è apparso un articolo che solleva dei dubbi sull’attacco terroristico alla redazione del giornale satirico parigino Charlie Hebdo. Precisalmente, il suo autore, Aldo Giannuli, ricercatore confermato in Scienze Politiche all’Università Statale di Milano e già consulente di numerose procure italiane sottolinea una serie di contraddizioni (via Corriere). Onestamente, non si capisce se Giannuli stia chiedendo agli inquirenti chiarezza su una serie di apparenti contraddizioni (ma non pensiamo che sia così sprovveduto: l’attacco è avvenuto ieri e per mettere insieme i pezzi di un puzzle servono inchieste che, spesso, richiedono mesi se non anni) oppure, e sarebbe più preoccupante, se stia adombrando, in tipica tradizione italica, la possibilità di piste oscure e occulti supersovrani che da una stanzetta (di Parigi) manovrano l’umanità (come la conclusione dell’articolo suggerisce).

Il problema non sta tanto nella visione del mondo di Giannuli – che può legittimamente credere a tutti i complotti che vuole – ma nel fatto che le contraddizioni da lui sollevate non sono tali, almeno ad una qualunque persona con una competenza elementare in materia, come uno studente di Scienze Politiche al primo anno che abbia frequentato un seminario introduttivo sul terrorismo e sull’anti-terrorismo.

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Andrea Gilli e Mauro Gilli, articolo su Security Studies

di redazione La ricerca di Andrea Gilli e Mauro Gilli sulla diffusione del terrorismo suicida è di recente stata pubblicata dalla rivista accademica Security Studies. Nell’articolo, i due autori dimostrano – utilizzando sia i metodi quantitativi che quelli qualitativi – come il terrorismo suicida sia semplicemente un’innovazione tattica, pertanto spiegazioni sia culturali che organizzative abbiano poco fondamento. L’articolo non è liberamente disponibile online ma può essere richiesto agli autori. Qui di seguito riportiamo l’abstract: What explains the adoption of military innovations? In this article, we assess the empirical validity of adoption capacity theory by reconsidering one methodologically important case analyzed by … Continua a leggere Andrea Gilli e Mauro Gilli, articolo su Security Studies

“And the winner is…The European Union”

di Mauro Gilli

Con un po’ di ritardo intervengo sul Premio Nobel per la Pace all’Unione Europea. Ne hanno scritto in molti, quindi eviterò di riproporre considerazioni già presentate altrove. Il premio Nobel Per la Pace viene generalmente attribuito sulla base di una di queste tre considerazioni: un riconoscimento per gli sforzi e l’impegno dimostrati (ad esempio il Premio Nobel assegnato agli attivisti per i diritti umani come Aung San Suu Kyi e Liu Xiaobo), un riconoscimento per il raggiungimento di un importante risultato (ad esempio il premio a Yassir Arafat, Shimon Peres e Yitzhak Rabin per aver raggiunto gli accordi di Oslo), oppure per spingere due parti in conflitto verso la pace (il premio a Henry Kissinger e Lu Duc Tho nel 1973).

Il premio all’Unione Europea, almeno stando al comunicato del comitato, rientrerebbe nella seconda categoria in quanto giustificato dal contributo che le istituzioni europee avrebbero dato per “più di sei decenni… alla pace e alla riconciliazione, alla democrazia e ai diritti umani in Europa.”

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L’Italia, l’esasperazione e gli atti estremi

di Mauro Gilli

Un anno e mezzo fa, in un post su Epistemes richiamavo l’attenzione sulla possibilità che la situazione economica e politica italiana potesse promuovere forme di violenza più o meno organizzata, motivate dal senso di frustrazione e avulsione della popolazione. Gli avvenimenti di ieri di Bergamo rendono quanto scritto allora particolarmente attuale.

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Evasione fiscale e il “merito” di essere italiani – alcune riflessioni

di Mauro Gilli

Secondo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, chi evade le tasse non meriterebbe di essere italiano. Ognuno è libero di avere le proprie opinioni, ma quando queste opinioni sono basate su una concezione astorica dello stato e travisano profondamente l’evoluzione del rapporto tra stato e cittadini, è opportuno mettere le cose in chiaro. In particolare se a cadere in questi errori è il Presidente della Repubblica.

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Considerazioni sul declino relativo americano e sull’ascesa di nuove potenze – Unipolarity is here to stay

di Mauro Gilli e Andrea Gilli

Alcuni anni fa, su Epistemes e altrove (1 e 2) illustrammo le cause del declino relativo americano e dell’ascesa di nuove potenze. Anche se molte di quelle considerazioni rimangono valide, dopo anni passati a studiare in modo approfondito queste questioni, siamo arrivati a chiederci se le nostre conclusioni, e così quelle di altri come Fareed Zakaria e Richard Haas, non fossero state troppo affrettate.

E’ bene fare chiarezza. Quanto noi e altri hanno scritto sul declino relativo degli Stati Uniti non era basato su valutazioni approssimative, ma sulla letteratura esistente in relazioni internazionali, economia politica, e altre scienze sociali. Ad alcuni anni di distanza, abbiamo iniziato a chiederci se la letteratura esistente offra davvero una chiave di lettura per il futuro, oppuse se non sia basata su assunti impliciti ormai non più validi. In questo articolo affrontiamo la questione.

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Gli Stati Uniti d’Europa, la formazione degli stati e la beata ignoranza di Barbara Spinelli

di Mauro Gilli

In un editoriale per Il Fatto, Barbara Spinelli ha criticato il Primo Ministro Mario Monti per il suo scarso europeismo. La critica di Spinelli parte da un’intervista che Monti ha rilasciato al quotidiano tedesco Die Welt, nel quale si afferma che «non avremo mai gli Stati Uniti d’Europa, non fosse altro perché non ne abbiamo bisogno».

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I palestinesi: un popolo inventato, come tutti gli altri

di Mauro Gilli

Hanno fatto clamore, e suscitato reazioni contrastanti, le parole di Newt Gingrich, che ha definito i Palestinesi “un popolo inventato”. Gingrich ha ragione: il popolo palestinese è inventato, non è un’entità che esiste in natura. Il problema delle sue parole si trova nel fatto che ciò è vero per ogni altro popolo.

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Sul terrorismo suicida

di Mauro Gill

Sul Weekly Standard, Max Boot ha recensito l’ultimo libro di Robert Pape, Cutting the Fuse (scritto con James Feldman). Il precedente lavoro di Pape, Dying to Win, aveva ottenuto molto successo, sia nel mondo accademico americano, che sui giornali e le televisioni di tutto il mondo ((in Italia persino Lilli Gruber e Gianni Riotta ne parlarono). Per questo motivo vale la pena soffermarsi sia su quanto scritto da Pape, che sulla recensione di Boot, un noto editorialista.

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