L’ipocrisia europeista della Germania su aiuti di stato e transizione

di Mario Seminerio – Il Foglio

La Commissione europea ha autorizzato la Germania ha erogare sussidi del valore di 902 milioni di euro, di cui 700 milioni per sovvenzioni e 202 per garanzie, a favore del produttore svedese di batterie Northvolt, per impedire l’abbandono del progetto di costruzione di una gigafactory nel Land dello Schleswig Holstein. Gli svedesi avevano minacciato di abbandonare il progetto e concentrarsi su aperture negli Stati Uniti, allettati dai sussidi dell’Inflation Reduction Act dell’amministrazione Biden, che minaccia di drenare aziende dall’Europa.

Per scongiurare l’eventualità, e nell’impossibilità di creare un fondo comunitario per replicare lo schema di sussidi, la Commissione Ue ha lanciato lo scorso anno il “quadro temporaneo di crisi e transizione”, che dovrebbe scadere a fine 2025 e prevede, tra le altre cose, che gli stati Ue possano eguagliare i sussidi promessi dagli americani, per favorire l’insediamento su suolo europeo.

Momenti difficili

L’annuncio dell’autorizzazione al governo tedesco è avvenuto, per rimarcare l’importanza dell’evento, con una conferenza stampa della Commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, tornata nel ruolo dopo l’aspettativa per la candidatura alla guida della Bei, poi sfumata, e il ministro tedesco dell’Economia e del cambiamento climatico, il Verde Robert Habeck.

Per il quale il momento non è dei migliori, dopo aver subito un tentativo di abbordaggio per mano di inferociti coltivatori, che protestano per il ridimensionamento di una serie di sussidi, deciso per recuperare risorse dopo la corte costituzionale tedesca ha bocciato i fondi fuori bilancio.

I sussidi tedeschi sono stati autorizzati dalla Commissione perché la produzione è stata ritenuta critica per la transizione verde e per il beneficio che ne ricaverà un’area economicamente svantaggiata. Gli uffici di Vestager hanno appurato che l’aiuto tedesco non avrebbe aumentato la redditività di Northvolt oltre quanto previsto da quello americano.

Nel corso della conferenza stampa, come riporta il Financial Times, Habeck ha minimizzato i timori di frammentazione del mercato unico europeo che la corsa ai sussidi da parte dei paesi finanziariamente più robusti rischia di produrre, sostenendo che la competizione non sarebbe più tra i paesi europei quanto tra la Ue da un lato e Cina e Stati Uniti dall’altro. Anche le norme competitive disegnate dall’Unione negli scorsi decenni sarebbero troppo rivolte all’interno anziché all’esterno. Dopo tutto, è il senso del commento di Habeck, se la Germania ha successo (o evita di soccombere), il beneficio si riverbera su tutto il continente.

Non conta chi sussidia, purché sia la Germania?

Una posizione piuttosto singolare, anche ipotizzando che sia poco meditata perché in questo momento la Germania si trova immersa in una crisi del suo modello di sviluppo. Posizione che, sul piano strettamente logico, potrebbe anche spingersi a certificare la necessità di creare un fondo sovrano europeo, visto che la rilevanza del singolo paese beneficiato, secondo la tesi di Habeck, è da porre in secondo piano rispetto a ipotetici benefici sistemici.

Sfortunatamente, questa argomentazione puzza di ipocrisia. Quando, a inizio 2023, fu annunciato il quadro temporaneo di aiuti di stato, la prospettiva (molto teorica) era quella di creare un fondo sovrano europeo dedicato alla transizione tecnologica. La stessa Vestager, in neppure troppo velata polemica con Ursula von der Leyen, disse che non sono i sussidi a far progredire la tecnologia.

Da allora, nulla si è mosso. Anzi, molto si è mosso ma in direzione contraria. La pressione dei sussidi cinesi e americani ha spinto ad agire sotto il peso dell’urgenza, la scadenza di fine 2025 per la cornice temporanea degli aiuti di stato appare poco realistica e con non bassa probabilità finirà ad essere prorogata. Siamo in una guerra mondiale dei sussidi, in cui la frammentazione europea rischia di far soccombere la regione.

In Europa restiamo prigionieri della dimensione dello stato nazionale, che plasma le politiche industriali. La creazione di campioni continentali, per aggregazioni transfrontaliere, è ostacolata per gli stessi motivi, che sono poi quelli che impediscono di creare un fondo sovrano europeo, in un’epoca in cui gli elettorati vogliono catene corte per i propri governi, nel senso di tenere le risorse in casa.