Come ti spiazzo i Btp

La battaglia per remunerare i conti correnti rischia di fare concorrenza ai titoli di stato

di Mario Seminerio – Il Foglio

Il governo italiano, col ministro dell’Economia e Finanze Giancarlo Giorgetti in prima fila per evidenti motivi di ruolo, sta diventando particolarmente vocale nel richiedere che le banche remunerino i conti correnti, dove ancora stazionano quasi 2.000 miliardi di liquidità di famiglie e imprese. La remunerazione dei depositi a vista non è salita in parallelo ai tassi sui prestiti, e questo ha contribuito a conti trimestrali eccellenti per gli istituti di credito. L’esecutivo sta svolgendo una intensa azione di moral suasion sulle banche, con minacce neppure troppo velate di mettere mano a una forma di tassazione dei cosiddetti extra-profitti in caso di inottemperanza. 

Il tema della remunerazione dei conti correnti si collega alla cultura finanziaria delle famiglie o meglio alla mancanza della medesima, almeno per quanto riguarda i saldi monetari che non sono destinati alla “tesoreria” familiare. Le banche da tempo immemore tentano di dirottare parte di quei saldi verso il risparmio gestito, evidentemente incontrando varia resistenza. Potremmo discutere degli elevati costi del risparmio gestito a cui spesso non corrispondono rendimenti degni di nota, soprattutto nel nostro paese, ma sarebbe un tema che ci porterebbe fuori contesto, almeno per ora. 

Un Btp strutturato per marketing

In parallelo, la fine degli acquisti di titoli da parte della Bce e il lento ma inesorabile alleggerimento delle posizioni in Btp da parte delle nostre banche e assicurazioni hanno spinto il governo ad attuare campagne di marketing finanziario per stimolare il collocamento diretto del debito pubblico presso le famiglie. Da qui il florilegio di proposte dei partiti per Btp variamente patriottici e riservati ai risparmiatori. La realtà ha sfrondato assurdità come i benefici fiscali aggiuntivi per i sottoscrittori o altri vincoli nazionalistici.

L’ultimo prodotto della serie è il Btp Valore, con scadenza quadriennale e uno step-up (rialzo) della cedola dopo il primo biennio, con premio fedeltà a scadenza di mezzo punto percentuale. Un prodotto di cui occorrerà valutare il costo effettivo per le casse pubbliche, essendo nei fatti un titolo strutturato che si basa sui cosiddetti tassi forward attesi tra due anni per determinare la cedola. Si tratta di parametri che i comuni risparmiatori non hanno modo di verificare immediatamente, ma ai fini di marketing l’idea della cedola che aumenta potrebbe essere attraente e il Tesoro potrebbe anche guadagnarci, prezzando ben sotto i tassi forward. 

In realtà, dato il livello dei rendimenti, le famiglie stanno già spostandosi sui titoli di stato, che nel frattempo sono diventati competitivi rispetto alle offerte di risparmio gestito delle banche. Il marketing patriottico aiuta a fare il resto, forse. Anche per questo motivo non è chiarissimo per quale ragione il governo stia combattendo questa battaglia sulla remunerazione dei conti correnti. Che rischiano di diventare concorrenti di Bot e Btp. Sarebbe un problema in più, nel momento in cui il debito pubblico è diventato molto costoso.

Populismo finanziario per tassare le banche?

Soprattutto, nel momento in cui la politica è impegnata allo spasimo a suggerire improbabili “nazionalizzazioni” del risparmio italiano e persino a stigmatizzare la diversificazione globale degli investimenti, l’idea di “lasciare” nelle mani delle banche e della loro industria del risparmio gestito la liquidità degli italiani, proprio mentre è in corso un’apparente transumanza del retail verso il debito pubblico, non appare particolarmente coerente.

A meno che il governo non stia cercando il casus belli populista per procedere a un prelievo straordinario sugli utili delle banche, col quale fare redistribuzione estemporanea e spiazzare la sinistra politica e sindacale. Ma l’obiettivo primario, nell’interesse dei contribuenti presenti e futuri, dovrebbe sempre essere quello di contenere il costo del debito pubblico.

Foto di Andreas Breitling da Pixabay

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