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title: Il dito indica l&#8217;inflazione, il saggio guarda salari e mercato del lavoro
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published: 2021-05-17T10:00:00+02:00
modified: 2025-08-25T19:57:17+02:00
author: Mario Seminerio
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categories: [Economia, Mario Seminerio]
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excerpt: "Quanto è reale il rischio di carenza di offerta di lavoro che si osserva oggi negli Stati Uniti? E che suggerimenti per le prossime riforme italiane?"
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# Il dito indica l&#8217;inflazione, il saggio guarda salari e mercato del lavoro

**di Mario Seminerio &#8211; *[Domani Quotidiano](https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/il-dito-indica-linflazione-il-saggio-guarda-i-salari-e-il-mercato-del-lavoro-quanto-aumenteranno-i-prezzi-quando-finiscono-i-sussidi-am6rq7ex)***

Prosegue il dibattito, tra mercati e politica, sul rialzo dei prezzi che un po’ ovunque si sta manifestando. La Federal Reserve statunitense e la Bce continuano a considerarlo temporaneo e a non ritenere quindi imminente l’inizio di un ciclo restrittivo di politica monetaria. Gli investitori temono che questa posizione costringerà le banche centrali a dover inseguire i prezzi sfuggiti di mano, con gravi danni per l’economia in un mondo sovraccarico di debito, emesso in questi anni di costo del denaro sottozero.

**Negli Stati Uniti, i dati mostrano crescente difficoltà delle imprese a trovare personale, soprattutto nel settore del commercio al dettaglio e della ristorazione**, che stanno riaprendo in massa dopo la pandemia. Molte aziende devono quindi ricorrere ad aumenti di paga e bonus di ingresso per gli assunti.

**La polemica politica si è rapidamente focalizzata sui sussidi di disoccupazione**, che sino a settembre godranno di una integrazione federale di 300 dollari a settimana. In tal modo, i percettori otterrebbero circa 2.500 dollari al mese, equivalenti a una paga oraria di oltre 16 dollari.

**Un forte incentivo a restare fuori dal mercato del lavoro, dicono i Repubblicani e le camere di commercio**. I progressisti ribattono che, se non si trovano lavoratori alla remunerazione corrente, basta aumentare le paghe. Il problema è quanta parte dei maggiori costi, del lavoro e delle materie prime, sarà possibile scaricare sui consumatori e come reagiranno questi ultimi, nella loro veste di lavoratori. Chiederanno nuovi aumenti di salario per compensare la perdita di potere d’acquisto? In altri termini, si creerà una spirale prezzi-salari?

Molti governatori statali hanno deciso di **cessare in anticipo il pagamento dell’integrazione federale di disoccupazione**, proprio per spingere il rientro sul mercato del lavoro.

##### Molti sussidi, meno lavoro

**Questa situazione spiega qualcosa anche a noi italiani e alla nostra strutturalmente bassa partecipazione al mercato del lavoro. Quando le erogazioni di welfare sono sufficientemente alte, l’offerta di lavoro si contrae**. Pare una banalità ma spiega perché bisogna fare una scelta, nel disegno dei sostegni alle famiglie: ridurre l’inattività e integrare le retribuzioni di mercato. L’alternativa è quella di avere “salari di riserva” troppo alti e bassa partecipazione al mercato del lavoro.

Sostenere, come fanno alcuni economisti e politici progressisti, che alti salari servono a spingere automazione e produttività, **rischia di rivelarsi una fallacia**, soprattutto in mercati del lavoro dove prevalgono servizi a valore aggiunto strutturalmente basso.

**Non è affatto detto che l’aumento del costo del lavoro spingerebbe le aziende a recuperare produttività**. E probabile invece che, subendo un calo di domanda per i propri prodotti e servizi, divenuti più costosi, le indurrebbe a tagliare l’occupazione, alimentando un circolo vizioso che porta a maggiore spesa pubblica per sussidi. In altri termini, a irrigidire la struttura economica del paese.

##### La sfida italiana su lavoro e welfare

**Questo ci porta anche a riflettere sul disegno dei meccanismi di welfare, e alla proposta lanciata da Mario Draghi al recente Forum sociale europeo di Porto:** rendere strutturale il SURE, i prestiti agevolati europei per combattere la disoccupazione. Qui la raccolta fondi viene fatta dalla Ue, che ha rating tripla A, e non dal paese beneficiario. Bene per l’Italia, che ha rating tripla B, non altrettanto per i paesi che possono raccogliere debito in autonomia e a condizioni favorevoli.

**I paesi frugali, guidati dal premier olandese Mark Rutte, hanno già detto di no alla proposta**, che peraltro richiederebbe condizionalità da inserire nel Semestre europeo, la programmazione di convergenza dei paesi al modello sociale ed economico deciso collettivamente dall’Unione.

**Forse Draghi pensava di fare rientrare dalla finestra [il vincolo esterno](https://phastidio.net/2021/05/10/leuropa-sociale-e-i-sussidi-agli-italiani/) uscito dalla porta, o forse la sua è una genuina aspirazione a rafforzare la dimensione sociale della Ue**. Di certo al nostro premier non sfugge che la politica sociale non può prescindere da quella del lavoro, che rappresenta arma competitiva a livello nazionale.

**La sfida italiana è tutta qui: riformare il mercato del lavoro in senso di maggiore partecipazione e ridisegnare il welfare di conseguenza.** Il rialzo dell’inflazione è un ostacolo aggiuntivo a questo doppio obiettivo. Di cui i mercati si sono forse già accorti, almeno a giudicare dal lento ma costante allargamento del nostro spread. Che, contrariamente a quanto molti credono, non è affatto passato di moda.

Foto di [Gerd Altmann](https://pixabay.com/it/users/geralt-9301/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=804526) da [Pixabay](https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=804526)