Alcune informazioni sui sottomarini Americani

di Andrea Gilli e Mauro Gilli

I bombardamenti sulla Siria lanciati alcuni giorni fa hanno visto impiegati anche alcuni sottomarini americani. Ciò ha creato confusione tra giornalisti, politici e commentatori. Il Sindaco di Napoli, ad esempio, si è stracciato le vesti per il fatto che un sottomarino americano a propulsione nucleare coinvolto nel raid fosse precedentemente passato per il porto della sua città, ignorando il fatto che reattori nucleari si trovino un po’ ovunque a nord delle Alpi.

Vista la confusione che questi sottomarini hanno creato, vogliamo illustrare alcuni aspetti centrali di questa piattaforma militare, visto che il suo attributo più importante è proprio la segretezza e la discrezione (non a caso, le divisioni sottomarine americana e britannica viene comunemente soprannominate “The Silent Service“).

I primi tentativi di sviluppare navi che potessero muoversi sott’acqua risalgono ad Archimede, che infatti comprese il principio dietro al galleggiamento (chiamato infatti Principio di Archimede). Per via delle limitazioni della tecnologia, però, fu solo con la seconda rivoluzione industriale (1870-1915) che si potè arrivare allo sviluppo di sommergibili operativi (navi che potevano anche andare sott’acqua). Nel 1900, con l’introduzione del sottomarino Holland iniziò definitivamente l’era della guerra sottomarina, che rivoluzionò completamente la guerra navale. 

Esistono fondamentalmente due tipi di sottomarini, a propulsione convenzionale (motori diesel-elettrici) e a propulsione nucleare (reattore nucleare). Relativamente ai sottomarini americani, il dato più importante è che la Marina (US Navy) dispone solamente di sottomarini del secondo tipo. Nel 1955 gli Stati Uniti testarono il primo prototipo a propulsione nucleare (USSNautilus) e 3 anni dopo commissionarono il primo sottomarino spinto da energia nucleare (USS Skipjack). Forte di questo successo, la US Navy decise di abbandonare la costruzione di sottomarini convenzionali per concentrarsi unicamente sulla nuova tecnologia.

Questi sottomarini sono dotati di un reattore nucleare (schermato da piombo per non contaminare l’equipaggio) che produce calore, che a sua volta produce vapore, che in ultimo viene trasformato in forza motrice da una turbina. La propulsione nucleare ha due grandi vantaggi: maggiore autonomia (a differenza dei motori a gasolio, un reattore nucleare non ha bisogno di rifornimento, salvo per il ricambio dell’acqua del sistema di raffreddamento, che avviene ogni 7 anni, circa); e maggiore potenza (che quindi garantisce maggiore velocità). Lo svantaggio principale è rappresentato dal rumore prodotto dal reattore e dai sistemi ad esso connessi – rumore che può compromettere la posizione del sottomarino stesso, venendo captato da sensori acustici nemici.*

I sottomarini americani si possono poi dividere in 3 tipi, quelli che montano missili balistici, quelli che montano missili da crociera e i sottomarini di attacco.

I sottomarini con missili balistici (ballistic missile submarines) riportano la classificazione SSBN, che sta per: ship, submersible, ballistic, nuclear. La “N” di nuclear identifica il tipo di propulsione. La “B” si riferisce al fatto che questi sottomarini sono specificatamente prodotti per lanciare, in caso di necessità, missili balistici. I missili balistici americani montano testate nucleari, e il loro scopo è strategico: deterrenza nucleare. Fanno infatti parte della triade (insieme ai missili balistici inter-continentali di terra, ICBM) e ai bombardieri (B-52 Stratofortress e B-2 Spirit, che presto verranno sostituiti dal B-21 Raider). Lo scopo dei sottomarini balistici è quello di rimanere nascosti e impedire di essere trovati da forze anti-sottomarine nemiche.** Per questo motivo, di loro si sa solo che sono in crociera negli oceani, che il loro tragitto è sotto segreto militare, e che se dovessero scoprire di essere seguiti da piattaforme anti-sottomarine nemiche, dovrebbero intraprendere manovre evasive – e, nel caso queste non fossero sufficienti, procedere all’eliminazione del nemico.

I sottomarini con missili da crociera (cruise missile submarines) riportano la classificazione SSNG, dove la “G” sta per “guided missile”. Questi sono in verità una versione modificata dell’ultima classe di SSBN (Ohio class): negli anni ’90, il governo americano si rese conto che, con la fine della guerra fredda, il numero di SSBN era superiore alle reali necessità di deterrenza nucleare, e decise quindi di cambiare la missione di questi sottomarini. Il loro scopo non è quindi strategico, come per gli SSBN, ma è tattico e/o operativo: vengono usati infatti per colpire obiettivi precisi di terra (quali ad esempio delle difese anti-aeree nemiche, come accadde in Libia nel 2011). I missili da crociera (Tomahawk) possono essere lanciati mentre il sottomarino è sott’acqua, garantendo dunque un effetto sorpresa e una significativa immunità al sottomarino (per via del raggio di azione del Tomahawk, che può raggiungere 2500km). I missili da crociera possono montare anche testate nucleari, ma proprio per via delle significative differenze tra missili da crociera e missili balistici, questi sottomarini non vengono associati agli SSBN.***

I sottomarini d’attacco (attack submarines, SSN: ship, submersible, nuclear) hanno principalmente lo scopo di scovare, seguire e – in caso – distruggere (tramite torpedo) sottomarini balistici nemici. Per questo, si chiamano anche “hunter killers”. In altre parole, per chi avesse visto Caccia all’Ottobre Rosso, il sottomarino Dallas era un SSN che inseguiva l’Ottobre Rosso. Questi sottomarini montano anche missili da crociera, caratteristica che dà loro le capacità militari degli SSNG, anche se questi sottomarini rimangono diversi (sono più piccoli e più veloci). Uno di questi sottomarini, il John Warmer, ha partecipato agli attacchi della scorsa settimana contro la Siria.

Per chi fosse interessato, uno dei più affascinanti libri scritti sull’argomento è The Third Battle of the Atlantic (gratuitamente disponibile) di Owen Coté, che descrive proprio la “competizione” tra SSBN e SSN americani e sovietici (e alte piattaforme anti-sottomarine) durante la guerra fredda, con particolare attenzione alla competizione “acustica”. Sempre sulla guerra fredda, ma con un focus prevalentemente sulle operazioni di spionaggio americano è Blind Man’s Bluff  dei giornalisti  Sherry Sontag, Christian Drew e Annette Drew. Rising Tide di Gary Weir e Walter Boyne (rispettivamente storico navale e ex-pilota americano dedicatosi alla storia dell’aviazione) fornisce, con gli inevitabili limiti, una visione simmetrica relativamente alle operazioni della Marina Sovietica. Metà del rapporto What It Takes to Win di John Stillion e Bryan Clark si focalizza sulla guerra sottomarina durante il 1900 così come l’articolo di Karl Lautenschlager, “The Submarine in Naval Warfare, 1901-2001“.

Datati, anche se ancora molto utili per capire gli aspetti più tecnici dei sottomarini, sono Submarine Design and Development di Norman Friedman,  Modern Submarine Warfare Di David Miller e John Jordan e Strategic Anti-Submarine Warfare di Tom Stefanick. I due libri di Norman Friedman, American Submarines Through 1945 e American Submarines Since 1945 forniscono una descrizione molto tecnica e accurata, anche se forse un po’ impermeabile, dei sottomarini americani per tutto il secolo scorso. Sull’argomento, per chi fosse particolarmente interessato a questo tema, Gary Weir (menzionato più sopra) ha scritto due libri molto interessanti, con un taglio più storico, che – anche se meno focalizzati sugli aspetti tecnici – forniscono dati e spiegazioni molto chiari sui problemi a livello ingegneristico: Building American SubmarinesForged in War.

Per quanto riguarda il futuro, il rapporto (gratuitamente scaricabile online) The Emerging Era in Undersea Warfare di Bryan Clark fornisce uno spaccato molto chiaro sugli inevitabili problemi che operare sottomarini comporta al giorno d’oggi e nel futuro prossimo.


Note

*Quando la US Navy decise di abbandonare la produzione di sottomarini a propulsione convenzionale, l’emissione acustica del sistema di propulsione nucleare non era ancora uno svantaggio.

** Il fatto che siano armati con missili balistici a testate nucleari non significa che tutti i sottomarini balistici siano a propulsione nucleare. Esistono infatti sottomarini balistici a propulsione convenzionale, che quindi riportano la dicitura SSB. Questo fu il caso dei primi sottomarini di questo tipo, I “Project 611” e “Project 629” dell’Unione Sovietica, classificazione NATO, rispettivamente “Zulu-Class” e “Golf-Class”.

*** I missili balistici come il Trident II sono lunghi circa 14 metri e pesano circa 60 tonnellate, e hanno lo scopo di colpire obiettivi a lunga e lunghissima distanza. Questi sono “intercontinentali”, nel senso che hanno una raggio tale da poter colpire obiettivi in continenti diversi, in un tempo estremamente ristretto (circa 30 minuti). Questo è possibile grazie alla traiettoria parabolica, per cui tramite il sistema di propulsione escono dall’atmosfera terrestre arrivando ad una altitudine sotto-orbitale, di qui, discendono sull’obiettivo per via della sola forza di gravità (ciò fu ideato per impedire un possibile sabotaggio elettromagnetico, che sarebbe possibile se il missile fosse comandato a distanza o avesse un sistema di guida pre-programmato).  I missili da crociera sono molto più piccoli, circa 5 metri e 1 tonnellata e mezza.  Sono spinti da un motore turbofan (come quello degli aerei commerciali), sono guidati, e non seguono una traiettoria parabolica. Hanno quindi un raggio e una capacità di trasporto molto più limitati, ma volando a bassa quota e a velocità relativamente limitata, sono difficili da intercettare dalle difese anti-aeree nemiche.

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