La fine della crisi o un’aspirina?

Il capolavoro dell’ambiguità evita attacchi speculativi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Le misure adottate ieri dalla Bce, con l’annuncio di acquisti per 60 miliardi di euro mensili sino a settembre 2016, rappresentano ancora una volta un esempio della sapienza tecnocratica ma anche politica di Mario Draghi, come già più volte accaduto in passato. Le misure si inquadrano in una cornice con limiti quantitativi ben definiti ma al contempo flessibili.

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Siamo in guerra? No, ci sono tre lotte diverse

di Andrea Gilli

Gli attentati di Parigi della scorsa settimana hanno nuovamente aperto le gabbie: opinioni di ogni genere si sono lette su giornali e riviste riuscendo, talvolta, a superare il becerume che spesso affiora in rete. In questo post tenterò di svolgere qualche riflessione allargando l’orizzonte e la prospettiva storica. La mia opinione, sostenuta dalla logica prima che dagli studi accademici, è che non siamo in guerra. In particolare, gran parte del dibattito attuale confonde tre fenomeni diversi: la guerra “dei trent’anni” in cui è sprofondato il Medio Oriente, l’alienazione sociale che caratterizza alcune frange (estremamente minoritarie) delle popolazioni che vivono in Occidente e l’integrazione dei cittadini di fede islamica in Europa. Non mi occuperò invece dei personaggi folcloristici che vedono gli attentati della scorsa settimana come una reazione alle politiche occidentali.

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La strage di Parigi, i conti tornano – se si conosce la logica

di Andrea Gilli e Mauro Gilli

Sul Blog di Beppe Grillo è apparso un articolo che solleva dei dubbi sull’attacco terroristico alla redazione del giornale satirico parigino Charlie Hebdo. Precisalmente, il suo autore, Aldo Giannuli, ricercatore confermato in Scienze Politiche all’Università Statale di Milano e già consulente di numerose procure italiane sottolinea una serie di contraddizioni (via Corriere). Onestamente, non si capisce se Giannuli stia chiedendo agli inquirenti chiarezza su una serie di apparenti contraddizioni (ma non pensiamo che sia così sprovveduto: l’attacco è avvenuto ieri e per mettere insieme i pezzi di un puzzle servono inchieste che, spesso, richiedono mesi se non anni) oppure, e sarebbe più preoccupante, se stia adombrando, in tipica tradizione italica, la possibilità di piste oscure e occulti supersovrani che da una stanzetta (di Parigi) manovrano l’umanità (come la conclusione dell’articolo suggerisce).

Il problema non sta tanto nella visione del mondo di Giannuli – che può legittimamente credere a tutti i complotti che vuole – ma nel fatto che le contraddizioni da lui sollevate non sono tali, almeno ad una qualunque persona con una competenza elementare in materia, come uno studente di Scienze Politiche al primo anno che abbia frequentato un seminario introduttivo sul terrorismo e sull’anti-terrorismo.

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