Ma il risveglio per i francesi sarà duro

di Mario Seminerio – Il Tempo

La vittoria di François Hollande alle elezioni presidenziali francesi apre un nuovo scenario a livello europeo, dove anni di austerità a tappe forzate, imposta da una Germania angosciata dalla prospettiva di diventare l’ufficiale pagatore di un intero continente, stanno sfiancando la popolazione e rischiano di indebolire la tenuta democratica, come dimostra la discesa della Grecia agli inferi di estremismi ed ingovernabilità. Ma Hollande non sarà quella caricatura di socialista mangiatore di conti pubblici che di lui è stata data soprattutto dalla grande stampa finanziaria anglosassone né, malgrado le suggestioni storiche, potrà permettersi di seguire le orme del Mitterrand del 1981.

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Hollande: l’euro non trema

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La vittoria elettorale di François Hollande apre la via ad un riequilibrio interno all’Unione europea tra falchi dell’austerità immediata e colombe del gradualismo, ma non dovrà né potrà rimettere in discussione l’azione di consolidamento delle finanze pubbliche. Presto apparirà chiaro a tutti gli attori coinvolti che una vera rottura causerebbe tali e tanti problemi da mettere in ginocchio l’intera Eurozona. E visto che a Bruxelles e dintorni conservano ancora una residua capacità di fiutare l’aria, è molto probabile che dopo il prossimo Ecofin, a giorni, venga ufficializzato l’atteso rallentamento del passo di consolidamento fiscale, in modo tale da considerare le condizioni del ciclo economico. Viene da sorridere pensando che, se si fosse seguito un approccio più gradualista, ora non ci troveremmo con un intero continente prossimo alla morte per asfissia. Ma questi sono gli esiti, da ricondurre alla crescente angst tedesca di ritrovarsi ad essere il pagatore di tutto il conto comunitario.

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La Francia dopo Sarkozy e la sua politica estera

di Andrea Gilli

Quando Nicolas Sarkozy venne eletto, cinque anni fa, scrissi su Epistemes che tutto l’entusiasmo per la sua presidenza era spropositato. In quell’articolo sostenevo che la politica estera di un Paese è fatta di tre elementi: il corpo sociale (popolazione, cultura, identità), posizione geografica (l’Europa), e la natura del sistema internazionale. Poichè questi cambiano molto lentamente, prevedevo limitati cambiamenti nella politica estera francese.

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