Qualche dubbio sulle sanzioni all’Iran

di Andrea Gilli

Ho qualche dubbio su come si sta contenendo l’Iran. Non ho molto tempo per pensare e proporre soluzioni alternative, ma la politica attuale delle sanzioni mi sembra nascondere qualche rischio.

Chiariamoci: le sanzioni stanno funzionando. Il problema è che stanno funzionando fin troppo bene. L’economia iraniana è vicina al collasso: prezzi alle stelle, assenza di beni, disoccupazione, inflazione. Se anche l’Unione Europea approverà il nuovo giro di sanzioni – e al momento non ci sono molti dubbi a proposito – il Paese rischia davvero di entrare in un tunnel senza fine e senza ritorno, almeno dal punto di vista economico.

Certamente, ciò metterà ulteriore pressione sul regime. L’obiettivo, d’altronde, è che questa pressione porti alla fine del programma nucleare iraniano.

E’ importante però non confondere fatti e aspirazioni. Non è infatti per nulla detto che questo sia il risultato finale. Gli Ayatollah al potere in Iran hanno un obiettivo: rimanere al potere. Tutto il resto viene dopo. Le sanzioni internazionali, indebolendo l’economia iraniana, rischiano (se non mirano) di portare rivolte sociali che, in ultima istanza, potrebbero favorire il crollo del regime.

Poichè però questo è proprio ciò che gli Ayatollah vogliono evitare è facile aspettarsi che reagiscano. Paradossalmente, dunque, più le sanzioni funzionano, e quindi indeboliscono l’economia iraniana, più si riduce il costo di una possibile escalation militare per la classe al potere in Iran. Di fronte al rischio di essere spodestati, gli Ayatollah (e con loro il circolo religioso-industriale-burocratico che li sostiene) non avrebbero più niente da perdere. A quel punto, scatenare una guerra in Medio Oriente diventerebbe l’ultima scialuppa di salvataggio.

Ricordiamo: Saddam è rimasto al comando dell’Iraq per 12 anni dopo la guerra del 1991 tra sanzioni, no-fly zones ed embargo. Gheddafi è rimasto un pariah internazionale per quasi vent’anni.  Quest’ultimo, addirittura, ha deciso di sfidare la NATO piuttosto che lasciare il Paese. Tra morire certo e avere poche chances di farcela, Gheddafi ha optato per la seconda opzione. Saddam, Kim-Jong Il, Fidel Castro, Milosevic hanno tutti preferito questa opzione.

Onestamente, non vedo perchè gli Ayatollah in Iran non dovrebbero ragionare nello stesso modo specie quando, dalla loro parte, hanno alcuni vantaggi tattici.

1) un apparato militare ben più robusto;

2) la capacità di influenzare gli eventi in Iraq e in Afghanistan;

3) la capacità di colpire Israele via Hezbollah;

4) la capacità di interferire con l’offerta di idrocarburi mondiale sia bloccando lo stretto di Hormuz che colpendo le raffinerie dei Paesi del Golfo.

5) presa sugli sciiti in Medio Oriente.

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Twitter@aa_gilli

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1 Comment

  1. “A quel punto, scatenare una guerra in Medio Oriente diventerebbe l’ultima scialuppa di salvataggio.”

    Ma penso sia proprio questo che gli USA vogliono,che l’Iran faccia il primo passo.

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