Sussidi ai quotidiani e pluralismo informativo

di Andrea Gilli

Il governo Monti ha recentemente confermato una precedente manovra del Governo Berlusconi volta ad eliminare i sussidi elargiti ai quotidiani di partito. In risposta a questa decisione, i direttori di alcuni dei principali quotidiani di partito italiani hanno scritto una lettera aperta al Presidente Monti. Questi chiedono di ripensare la scelta per via delle sue conseguenze sul pluralismo d’informazione e sulla nostra democrazia (oltre alle ripercussioni occupazionali). L’argomentazione è molto discutibile, come abbiamo già sottolineato in passato. In breve, finanziare voci di parte non garantisce né il pluralismo né la democrazia. Inoltre, l’insuccesso editoriale di questi quotidiani prova quanto scadente sia il loro prodotto – soprattutto alla luce del successo editoriale di altri organi d’informazione (blog, Il Fatto, Linkiesta, etc.).

Abbiamo comunque deciso di verificare questo pluralismo informativo mandando la stessa lettera ai quotidiani firmatari dell’appello di cui sopra contestando le ragioni addotte. Oltre a verificare così quanto obsoleti e vetusti siano i siti internet di questi giornali, abbiamo anche potuto appurare quanto immaginavamo: c’è veramente poco pluralismo d’informazione, visto che – finora – nessuno ha dato spazio alla nostra lettera, che copiamo e incolliamo qui di seguito.

* * *

Caro Direttore,

nella sua lettera datata 10/12/11, Lei ha chiesto al Presidente del Consiglio, Mario Monti, di rivedere il taglio ai sussidi pubblici che il suo giornale riceve. Nella sua lettera (co-firmata da colleghi di testate analoghe: La Padania, Europa, etc.),* Lei adduce questioni di democrazia e di pluralismo informativo. Non convengo. In nessun altro Paese al mondo, inclusa la Francia, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna o la Svezia, esiste un sistema di sussidi ai quotidiani politici pari al nostro. Ciò però non intacca la loro democrazia. Inoltre, i quotidiani politici creano una casta il cui lavoro consiste solamente nel sostenere tesi di parte. Questa non è democrazia. Nè tanto meno pluralismo. Infatti, ciò che Lei chiama “pluralismo” è solo la fornitura di un bene che gli italiani non vogliono. Il suo sussidio non è quindi un bene pubblico, ma un ingiustificato trasferimento di denaro verso la Sua redazione e il Suo giornale. Ne consegue, la chiusura del Suo giornale non farà venir meno il pluralismo, visto che gli italiani già si informano da una pluralità di fonti terze. Se Lei riterrà che le Sue posizioni non siano comunque presenti a livello pubblico, può aprirsi un blog e scriverci come fanno centinaia di migliaia di italiani. Gratuitamente. 
Sono certo che, in virtù del pluralismo da Lei richiamato, vorrà dare spazio a questa mia lettera.
Cordialmente,
Andrea Gilli
Lettera inviata in data 18/12/11 a Liberazione, Il Manifesto, L’Unità, Europa, Il Secolo d’Italia, Il Riformista e Avvenire. Non è stato possibile inviare una lettera a La Padania in quanto su internet non è rintracciabile il recapito elettronico della redazione.
* nella lettera originale, i quotidiani menzionati tra parentesi variano al variare del destinatario.
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