Il mensile – Dicembre 2011

Economia Fine anno senza più liquidità Sussidi ai quotidiani e pluralismo informativo Lo squilibrio dell’Europa non è fiscale ma commerciale Eurovertice: molte domande, poche soluzioni Il pericolo dello strappo inglese Una manovra d’emergenza, dopo tre anni persi. Ora riforme per la crescita Con Monti l’Italia farà i compiti a casa. Ma non dovremo essere gli … Continua a leggere Il mensile – Dicembre 2011

Fine anno senza più liquidità

di Mario Seminerio – Il Tempo

La fine dell’anno rappresenta da sempre un momento in cui la liquidità dei mercati tende ad evaporare. Trader e gestori hanno ormai completato il proprio lavoro e tirano i remi in barca, senza assumere nuove posizioni. Che l’anno sia andato bene o male, già ad inizio dicembre di solito si chiudono i libri e ci si prepara per andare in vacanza: terminali spenti, se ne riparla dopo l’Epifania. Il tradizionale torpore di fine anno non viene scosso praticamente da nulla.

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Sussidi ai quotidiani e pluralismo informativo

di Andrea Gilli

Il governo Monti ha recentemente confermato una precedente manovra del Governo Berlusconi volta ad eliminare i sussidi elargiti ai quotidiani di partito. In risposta a questa decisione, i direttori di alcuni dei principali quotidiani di partito italiani hanno scritto una lettera aperta al Presidente Monti. Questi chiedono di ripensare la scelta per via delle sue conseguenze sul pluralismo d’informazione e sulla nostra democrazia (oltre alle ripercussioni occupazionali). L’argomentazione è molto discutibile, come abbiamo già sottolineato in passato. In breve, finanziare voci di parte non garantisce né il pluralismo né la democrazia. Inoltre, l’insuccesso editoriale di questi quotidiani prova quanto scadente sia il loro prodotto – soprattutto alla luce del successo editoriale di altri organi d’informazione (blog, Il Fatto, Linkiesta, etc.).

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La guerra in Iraq: una prospettiva più ampia

di Andrea Gilli

La guerra in Iraq è finita formalmente nel weekend, con il ritiro degli ultimi soldati americani. Dopo nove anni di guerra, come valutare quell’esperienza? Ho raccolto dei dati per fare un ragionamento approfondito. Il quadro è complesso. Nonostante alcuni sviluppi positivi, la mia impressione è che il bilancio sia ancora negativo.

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Pochi risparmi dalla difesa

di Andrea Gilli –  tratto da LaVoce.info

Nel dibattito sulla manovra Monti non sono mancate le voci che hanno chiesto di compensare una spesa sociale inalterata con riduzioni per quella militare. Che però è pari a circa lo 0,50 per cento del Pil, se depurata di stipendi e pensioni. Eventuali tagli ai programmi d’armamento produrrebbero risparmi limitati. Anzi potrebbero avere forti conseguenze negative, considerato il ruolo dell’industria italiana in questo settore. Perché il nostro export militare significa comunque posti di lavoro, imposte e nuovi investimenti in ricerca.

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Lo squilibrio dell’Europa non è fiscale ma commerciale

In queste settimane di crisi dell’Eurozona, molti commentatori ed “esperti” insistono a sposare la linea tedesca sulla vera natura della crisi dell’Eurozona, vista come un caso di dissipatezza fiscale. Le cose non stanno in questi termini, a parte il caso della Grecia (che è anche e soprattutto un patente caso di frode contabile sovrana): la crisi nasce da un irrisolto squilibrio delle partite correnti, cioè dall’interscambio commerciale intracomunitario.

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I palestinesi: un popolo inventato, come tutti gli altri

di Mauro Gilli

Hanno fatto clamore, e suscitato reazioni contrastanti, le parole di Newt Gingrich, che ha definito i Palestinesi “un popolo inventato”. Gingrich ha ragione: il popolo palestinese è inventato, non è un’entità che esiste in natura. Il problema delle sue parole si trova nel fatto che ciò è vero per ogni altro popolo.

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Eurovertice: molte domande, poche soluzioni

di Mario Seminerio – Libertiamo

Si è concluso, all’alba di venerdì 9 dicembre, il sedicesimo vertice “decisivo” dell’Unione europea degli ultimi due anni, dopo lo scoppio della crisi greca e la rapida diffusione del contagio all’intera Eurozona. Vi è un robusto consenso circa il fatto che questo vertice non sarà né decisivo né, tanto meno, l’ultimo. Consenso al quale mi unisco. Vediamo cosa è stato deciso e quali sono le criticità, sotto forma di domande e risposte.

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Il pericolo dello strappo inglese

di Mario Seminerio – Il Tempo

La drammatica spaccatura tra l’asse franco-tedesco ed il Regno Unito, nella notte di venerdì, segna un nuovo potenziale fronte nel processo di trasformazione dell’Europa a cui assistiamo preoccupati ed angosciati. Un accordo a ventisette membri, quindi totalitario, avrebbe aperto la strada ad un nuovo trattato europeo. La richiesta di David Cameron di ottenere garanzie a tutela del settore dei servizi finanziari britannici (che rappresenta il 10 per cento del Pil del Regno Unito), minacciato soprattutto dall’ipotesi di una Tobin Tax europea, si è infranta contro il muro di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, costringendoli quindi ad un semplice accordo intergovernativo, meno cogente di un trattato ma parimenti prono a rilevanti incertezze e tempi lunghi nelle modalità di attuazione.

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