Il nuovo caos sulle materie prime

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il pomeriggio del 6 maggio 2010, quella che sembrava una normale giornata di scambi sulla borsa americana venne improvvisamente turbata da un impressionante crollo, sviluppatosi nel giro di pochi minuti. I maggior indici azionari giunsero a perdere quasi il 10 per cento nel corso della seduta, mentre le agenzie battevano impazzite nuovi lanci, chiedendosi freneticamente cosa stesse accadendo. Si parlò di imminenti minacce terroristiche, di Grecia sull’orlo del default o dell’uscita dall’euro, di un caso di “fat finger”, letteralmente il “ditone” di qualche operatore che digita uno zero di troppo su un ordine di vendita. L’episodio venne ribattezzato con il suggestivo nome di“Flash Crash”, e su di esso venne aperta un’inchiesta da parte della SEC (la Consob americana) e della CFTC, la commissione di controllo sui derivati.

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