Cosa succede in Libia e come aiutare il popolo libico

4 pensieri su “Cosa succede in Libia e come aiutare il popolo libico”

  1. Vorrei chiedere se e quanto pesa la situazione di degrado nei paesi piu’ moderati dello scacchiere medio orientale. Non credo che questa sia una protesta antioccidentale o pro occidente mi sembra piu’ un malcontento alla stregua delle soap opera di berluconi in villa arcore.
    Le manifestazioni di violenza sono un punto di non ritorno ma mi chiedo ci sono dei validi intelettuali che possono intervenire per sedare?
    La volontà di gheddafi di non dimettersi è un chiaro punto di non ritorno.

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  2. Faccio due domande a Gilli&Gilli:

    1) quali possono essere, secondo voi, le probabilità di intervento internazionale in Libia, per motivi umanitari, di stabilizzazione o altro, e chi potrebbero esserne i promotori e attori principali?

    2) se ci fosse questo intervento, in ambito Onu/Nato/Ue/circolo bridge, quale ruolo dovrebbe e potrebbe avere l’Italia, e in che misura – prescindendo dal fatto che il governo è in molte altre faccende affaccendato – tenendo conto (secondo il mio modestissimo avviso):
    – dell’esigenza, reale o apparente, di scrollarci di dosso l’etichetta dataci, a torto o a ragione, di amici del regime vecchio/morente/si dice prossimo a morire;
    – dello status di ex potenza coloniale;
    – dei legami economici con la Libia e della vicinanza geografica;
    – del fatto che la conseguente emergenza umanitaria arriverebbe sulle nostre coste e che forse, quindi, sarebbe meglio avere un ruolo in un eventuale intervento;
    – della disponibilità degli alleati a coinvolgerci;
    – dell’effettiva disponibilità di mezzi, uomini, risorse in ambito militare?

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  3. Daniela, non ho capito benissimo la domanda. Ci sono altri post su quanto sta accadendo in Medio Oriente che spiegano – brevemente – quanto sta accadendo.

    Gheddafi ha tutto da perdere. I libici non ne possono più.

    Corrado:

    1) quasi nulle.

    2) l’Italia spera che non si intervenga perchè rischia di essere un nuovo Afghanistan. Crollato Gheddafi, lì non rimane nulla e avremo milioni di persone che vogliono venire in Italia. L’Italia non potrà tirarsi indietro, anche perchè rischia, altrimenti, che gli altri Paesi le facciano le scarpe. Per questo la speranza è di una transizione interna soft.

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  4. Io credo che l’azzeramento delle capacità militari di Gheddafi sia un’ottima cosa per il popolo libico, ma molto meno per l’Italia; il motivo è che esiste il concreto rischio di favorire una partizione della Libia.

    Dobbiamo partire da un dato: a differenza delle rivolte in Tunisia ed Egitto, non sappiamo quasi nulla delle finalità e degli obiettivi politici che si pongono i manifestanti, se non che vogliono defenestrare Gheddafi; ancor peggio, il poco che sappiamo non ha nulla o quasi di democratico; andiamo da tendenze più o meno islamiste a spinte secessionistiche in Cirenaica. Questo è il poco che sono riuscito a capire dai media occidentali.

    Ora è chiaro che l’azzeramento delle capacità militari libiche costituisce una condanna a morte per Gheddafi; e dopo? In Egitto avevamo l’esercito, la Tunisia è un paese piccolo, con la popolazione più occidentalizzata di tutto il Maghreb e tutta una serie di credibili alternative a Ben Alì.
    In Libia non c’è nulla di tutto questo.

    Passo successivo, cos’è la Libia? La Libia è una creazione coloniale italiana, a differenza dell’Egitto non ha mai avuto una significativa storia come stato unitario; deriva dall’unione di Fezzan, Tripolitania e Cirenaica; quest’ultima, in verità una semplice striscia di terreno profonda poche decine di km prima del deserto e delle tribù che lì abitano (e che appoggiano Gheddafi) è abitata da una popolazione di etnia diversa (i Senussi) e perseguitata dal regime.

    Con questi ingredienti, tutti e tre gli esiti più probabili se provochiamo noi il crollo militare di Gheddafi senza avere prima una credibile alternativa sono sfavorevoli: una Cirenaica indipendente ed islamica, una somalizzazione della Libia (che ci obbligherebbe ad intervenire con truppe a terra, a meno di non vedere la Libia trasformarsi nel crocevia di tutti i migranti dell’Africa) oppure un nuovo dittatore di pari ferocia e dubbia fedeltà.

    Se vogliamo delle similitudini, la Libia di Gheddafi può venire accostata all’Irak di Saddam, ma certo non all’Egitto di Mubarak.
    Io non ho idea di quale sia l’opzione migliore per il nostro paese, ma certamente creare artifialmente con le armi occidentali un vuoto di potere come gli americani hanno fatto in Irak nel 2003 è la scelta peggiore.

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