L’accordo Franco-Britannico sul nucleare – Stratfor ha torto

4 pensieri su “L’accordo Franco-Britannico sul nucleare – Stratfor ha torto”

  1. Non credo che le due prospettive sull’accordo franco-britannico, la Sua e quella Stratfor, siano necessariamente in contraddizione e si escludano a vicenda. Anzi, non faccio fatica ad immaginarle come potenzialmente complementari.

    Gentili saluti.

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  2. L’accordo franco-inglese mira a permettere ai due Paesi di mantenere le loro capacità militari da Grandi Potenze. Se proprio va visto in prospettiva reattiva, allora va contro le pressioni sistemiche delle globalizzazione dell’industria della difesa. Globalizzazione ispirata dagli Stati Uniti.

    La Germania non ha neppure queste capacità militari.

    Questa almeno è la mia opinione, aa.

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  3. Concordo in massima con Andrea Gilli, anche se ho forti dubbi sull’efficacia di tale accordo.
    Finora, tutti i programmi multinazionali che hanno visto Francia e Regno Unito insieme sono falliti (dal programma EFA alle Horizon, fino al CVF) per lo sganciamento di una o dell’altra parte. In quanto alla prospettiva in termini di risposta alle spinte di globalizzazione del settore del procurement militare, Francia e Regno Unito hanno capacità produttive sovrapposte (dai cantieri per capital ships di medio-grandi dimensioni all’industria nucleare). Il che, se in un mondo perfetto offrirebbe un’eccellente opportunità per razionalizzare e ridurre i costi, alla prova dei fatti vorrebbe dire mettersi contro ai colossi monopolistici che gestiscono tali imprese. La gestione impossibile delle ricadute industriali, alla fine, fa quasi sempre saltare tali accordi.
    Stratfor forse cerca di leggere troppo nella firma di questo memorandum d’intesa, ma potrebbe esserci un’altra chiave di lettura interessante.
    Visto il progressivo avvicinamento della Germania alla Russia, iniziato ai tempi di Schroeder e continuato -anche se in maniera meno lineare- dalla Merkel, il riflesso condizionato delle fringe powers è quello di lanciare un segnale d’avvertimento, per evitare l’incubo geopolitico di tutte le epoche, la saldatura dell’heartland dell’isola-mondo. Non una mossa antagonistica da balance of power alla Tucidide, ma un colpo davanti alla prua per far cambiare rotta.
    Questa potrebbe essere una chiave di lettura ragionevole, anche in vista della possibile crisi finanziaria-istituzionale che di qui a qualche anno (rebus sic stantibus) rischia di indebolire in maniera inaccettabile per le potenze marittime la “gabbia di ferro” pensata per bloccare la Germania (l’Unione Europea).

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