Qualche considerazione sulla visita di Gheddafi

di Andrea Gilli

Gheddafi è andato. Il casino che la sua visita ha creato, per fortuna, anche. Voglio spendere lo stesso, però, due parole, su quanto visto in questi giorni.

Partiamo dai fatti. Gheddafi è venuto in Italia e come sempre ha voluto organizzare le sue pagliacciate. Lo scompiglio politico che è seguito è stato enorme. Molte delle critiche sentite, però, non hanno proprio senso. Nei paragrafi che seguono le analizzo una ad una.

In primo luogo, bisogna partire dal contesto o – come ai neorealisti come il sottoscritto piace dire – ai rapporti di forza. L’Italia dipende dalla Libia per i suoi rifornimenti di idrocarburi (petrolio e gas). Inoltre, la sicurezza interna è fortemente minacciata dagli sbarchi di clandestini: anche questi in arrivo dalla Libia.

Si può ragionare di morale, di etica, il punto però non cambia: la Libia ci ha in scacco. Per liberarci della sua tutela energetica dobbiamo diversificare. Processo appena, vagamente, iniziato dall’attuale governo ma che né è sufficiente né è immediato. Per quanto riguarda gli sbarchi, il problema è sistemico: l’Africa ha un eccedenza demografica. La diffusione di medicine e pratiche mediche moderne blocca il famoso ciclo maltusiano, per cui il Continente produce più esseri umani di quanti ne può sfamare, le dinamiche dei prezzi mondiali spingono poi questi individui nelle aree dove possono trovare un lavoro: l’Europa. Il punto di partenza è la Libia, l’arrivo è l’Italia. La Libia è l’unico Paese che può cercare di alleviare questa – comunque enorme – pressione.

Veniamo ora alle critiche. La prima che ho sentito riguarda l’accoglienza riservata a Gheddafi da Frattini e che, a dire di molti, sarebbe malauguratamente andato a riceverlo all’aeroporto. Questa critica non ha senso. Ciò che vediamo è pura prassi diplomatica. Qualunque capo di Stato o rappresentante di un governo che arriva in un Paese estero viene ricevuto da un rappresentante dello Stato che lo accoglie.* Ovviamente c’è una corrispondenza di ruoli per cui non si manda il portinaio della Farnesina a ricevere Obama. In secondo luogo, vista la dipendenza energetica di cui sopra, la presenza del Ministro degli Esteri è un atto più che lecito. Qualuno non è d’accordo? Allora facciamo un bel counterfactual: quali reazione si sarebbero scatenate se, vista la mancata accoglienza, Gheddafi fosse tornato indietro in Libia e avesse bloccato i rifornimenti di idrocarburi nel nostro Paese? In particolare, quelli che si lamentano della presenza di Frattini avrebbero reso omaggio al Ministro, in quella circostanza? Ne dubitiamo.

La seconda critica riguarda le 500 ragazze pagate da Gheddafi per assistere ai suoi miserevoli sermoni. Anche in questo caso, ho sentito affermare l’inaccettabilità della posizione del governo, reo – secondo molti – di aver permesso questa gazarra. Anche in questo caso, la critica non ha senso. Gheddafi è un capo di Stato, ma anche un libero cittadino. Questi è libero di spendere i suoi soldi come vuole. Gheddafi non ha rapito nessuno. Non ha usato soldi dello Stato italiano. Non mi è davvero chiaro cosa, in questo frangente, si doveva fare: bloccare un libero scambio di mercato – per quanto di cattivo gusto – tra cittadini? E come? Sulla base di quali leggi?

La terza critica riguarda il famoso tendone. Molti hanno affermato che Gheddafi si può permettere di fare queste sceneggiate solo da noi. In altri Paesi, non sarebbe possibile. Ovviamente non è vero. Lo scorso anno Gheddafi andò all’ONU e mise letteralmente k.o. gli ascoltatori (i capi di Stato di tutto il mondo) con un discorso fiume di 3 ore. Quando nel 2004 si ricongiunse con l’Occidente andò a Bruxelles con il suo codazzo di amazzoni e finti ammiratori. Questi ultimi poi si lanciarono verso di lui per toccarlo. Per fortuna le amazzoni intervennero tempestivamente – sotto l’occhio sbalordito di Prodi – per proteggere Gheddafi. Nel 2008 fu invitato ufficialmente a Londra: chiese che gli dessero Hyde Park per allestire il suo circo. La visita fu poi annullata – era legata all’OPEC – resta il fatto che Gheddafi non si fece scrupoli di chiedere alla Regina uno dei suoi più parchi più belli. Magari non glielo avrebbero poi concesso: dubitiamo però che il Ministro degli Esteri non sarebbe andato a riceverlo o che avrebbero bloccato la sua predica a qualche centinaio di ragazze.

Restiamo però sull’Inghilterra. Molti affermano che in altri Paesi quanto abbiamo visto non sarebbe successo. Per certi versi, ciò è vero: la ragione è duplice. In primo luogo, Gheddafi fa pochissime visite all’estero. E quando le fa, va nei Paesi dove può fare la sue pagliacciate. Colpa del governo in carica? Direi proprio di no: la ragione è la prima cosa detto in questo articolo. La nostra dipendenza energetica. Ciò, però, non significa che gli altri Paesi siano così severi. L’Inghilterra, finora, non ha visto il tendone di Gheddafi di fronte a Buckingham Palace, questa però non ha avuto molte remore a liberare l’attentatore di Lockerbie per ottenere dei contratti petroliferi per BP in Libia. Insomma, l’Italia accetta il tendone, l’Inghilterra libera i terroristi. Qualcuno adesso dovrebbe dirmi quale dei due è il Paese più serio.

Gheddafi è un leader abbastanza sgradevole. Questi però controlla la Libia, una Paese strategicamente importante per la sua posizione geografica e per le sue risorse. Assistere alle patetiche sceneggiate di Gheddafi è spiacevole. Al momento, però, non abbiamo molte altre alternative. Le sue materie prime ci servono. La sua cooperazione contro l’immigrazione clandestina è essenziale. I prezzi del petrolio sono in crescita – e ciò rafforza ulteriormente la sua posizione negoziale.

* Alcuni anni fa capitai, per sbaglio, ad un evento di un Istituto di Cultura italiano in un Paese estero. Casualmente assistetti al battibecco tra un ex-Senatore che si scagliò contro il nostro vice-console. La ragione? Il nostro console non era andato a ricevere l’ex-Senatore all’aeroporto.

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2 Comments

  1. Sono una dei ventimila italiani che nel 1970 furono cacciati dalla Libia colpevoli di essere italiani, in violazione
    della risoluzione ONU 388, del trattato Italo-Libico del 1956 e della legge di ratifica 843/57.
    Lo stato Italiano che doveva tutelarci e far rispettare gli accordi ci chiese di avere pazienza perchè i giusti
    risarcimenti dovevano attendere gli accordi internazionali ed intanto i profughi della Libia morivano disillusi e trattati da stranieri nella
    propria patria.
    Nel 2008 il tanto atteso accordo internazionale e la delusione per non esserne stati inclusi, vanificando trentotto anni d’attesa senza nemmeno
    l’ombra delle scuse per come fummo trattati.
    Anche le promesse inserite nella legge di ratifica n. 7 del 6 febbraio 2009, (Gazz. Uff., 18 febbraio, n. 40), dove, all’art. 4, si parla degli indennizzi spettanti a noi profughi. restano ad oggi solo promesse non mantenute, di un indennizzo che forse arriverà a qualche percento del valore dei beni confiscati illegalmente nel 1970.
    SONO DUE ANNI CHE MANCA SOLO UNA FIRMA PER DARE IL VIA ALL’ITER, QUELLA DI GIULIO TREMONTI.
    Da cittadini italiani rispettiamo leggi che il parlamento promulga e il capo dello Stato ratifica ma con profonda amarezza vediamo che lo Stato può impunemente ignorarle perché nessuno le fa rispettare nell’indifferenza dei mezzi d’informazione e delle istituzioni.

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