Unità d’Italia: alcune riflessioni

di Mauro Gilli

Negli ultimi mesi, il dibattito politico è stato scosso da vibranti polemiche sul centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. Il tema ha visto coinvolti addirittura i giocatori della nazionale di calcio – che, almeno in questo campo, hanno mostrato maggiore intelligenza di numerosi politici (un fatto che esprime in modo abbastanza chiaro quanto penosa sia la classe politica italiana). Sfortunatamente, non è solo la Lega Nord a sollevare dubbi e perplessità sul processo di unificazione portato avanti da Cavour e Garibaldi. Sul social network Facebook, ad esempio, esistono numerosi gruppi che, con motivazioni diverse, condannano gli obiettivi e il risultato ultimo del Risorgimento. Si va da quelli che, con un neanche tanto vago rimpianto del regime borbonico, accusano il Piemonte di aver sottomesso il Sud e di averlo privato delle sue ricchezze; vi sono poi quelli che vorrebbero liberare la Padania dal giogo romano; infine, alcuni romantici anarco-capitalisti si dichiarano contro lo Stato Italiano in quanto Stato. In questo articolo spiegherò come mai queste posizioni non hanno senso. Più precisamente illustrerò come esse si basino su una logica “controfattuale” viziata, non oggettiva e astorica.

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