Imprese e burocrazia. Liberi tutti, dalla realtà

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  1. LETTERA PUBBLICATA DA UNA COLLEGA FARMACISTA.Tratta dal sito parafgarmacienews.Pane, salame e ottimismo Non sono un’economista ma sono una che osserva, elabora, ragiona e trae le proprie conclusioni. Nell’algoritmo mentale che tenta di trovare una soluzione per risolvere o meglio affrontare i problemi che stiamo vivendo, viene fuori un modello che a molti non piace, ma che a me sembra una delle strade da percorrere. E per meglio comprendere ciò che dico, vi descrivo una tipica conversazione che intercorre tra me e i miei clienti: Ore 8:30 Apertura della mia Parafarmacia; – Buon giorno Dottoressa, credo di avere una intossicazione. Torno adesso dal medico che mi ha prescritto le Fosfor…(farmaco in fiale di larghissimo uso in caso di intossicazione) e mi mostra la ricetta. – Spiacente ma si tratta di un farmaco di fascia C, che richiede appunto ricetta medica ripetibile e noi non lo possiamo dispensare. – E allora cosa devo fare? – Deve rivolgersi al Farmacista. – Me lei non è una Farmacista? – Si, ovviamente. Intendevo dire Farmacista in Farmacia. Se vuole posso darle le siringhe e tutto l’occorrente. – No grazie, visto che ci sono, compro tutto li. Mah…. e uno. Ore 11:00 – Salve. Vorrei una confezione di Bentel…… (corticosteroide di sintesi di largo consumo), ne ho urgente bisogno e mi mostra la ricetta. – Spiacente ma si tratta di un farmaco di fascia C, che richiede ricetta medica ripetibile e noi non lo possiamo tenere. – Ma io lo pago in Farmacia, costa pochissimo e qui c’è la ricetta. – Capisco benissimo, ma come le spiegavo non possiamo dispensare farmaci in fascia C che richiedono ricetta medica, poichè non siamo autorizzati. – Mi saprebbe indicare la Farmacia più vicina? Mah…. e due. E così per tutto il giorno….. e io li a sbracciarmi dando indicazioni sul percorso più breve che porta alla Farmacia, giri a sinistra, imbocchi la prima a destra e via dicendo….e intanto penso che io conosco bene il principio attivo di quel farmaco, ne conosco le caratteristiche chimiche, le indicazioni, i dosaggi, gli effetti collaterali. Ho preso una Laurea in Farmacia a pieni voti per questo. E pensare che avrei potuto venderglielo anch’io quel farmaco, se solo la seconda “lenzuolata” di liberalizzazioni fosse stata approvata. Avrei potuto venderglielo, e se solo fosse cambiata la legge anche in tal senso, applicando lo sconto, che poi, parliamoci chiaro, è quello che in questo momento la gente chiede. Il risparmio, qualche centesimo in più in tasca. E le liberalizzazioni funzionano, ve lo assicuro, perchè da quando ci siamo noi la gente ha risparmiato, e pure un bel po. Ma io il farmaco in fiala non lo posso vendere, perchè io sono una farmacista che adesso viene definita “para-farmacista”, una sottoclasse di professionisti nuova di zecca. Noi titolari di parafarmacia chiediamo di poter vendere anche i farmaci che richiedono ricetta medica bianca Noi chiediamo la fascia C. La chiediamo perchè i farmaci che rientrano in questa fascia, possono essere acquistati solo in farmacia. Ma in farmacia troviamo i farmacisti, si o no? Io sono una farmacista, e pure brava e competente. Ho una Laurea, sono abilitata all’esercizio della professione di farmacista, ho le competenze più che sufficienti per dispensare anche i farmaci di fascia C. L’attuale legge in vigore è quanto di più iniquo possa esistere. E’ come se un Avvocato, regolarmente iscritto all’Ordine di appartenenza, non potesse esercitare la libera professione se non all’interno di una struttura pubblica, a numero chiuso, tipo casta, per intenderci, senza avere la possibilità di aprire uno studio legale e mettere in atto la sua professionalità. Non mi risulta che esistano i paraavvocati, o i paraingegneri, o i paraarchitetti e così via discorrendo. Ma la Costituzione Italiana non sancisce pari dignità tra i possessori dello stesso titolo di studio? L’alternativa più sensata e urgente è la concessione della fascia C agli esercizi farmaceutici denominati parafarmacie. Non importa che le liberalizzazioni provengano da Governi di destra o di sinistra. I tempi che viviamo le impongono, urgentemente. Io, i miei clienti, i miei colleghi, i giovani iscritti alla Facoltà di Farmacia, tutti chiediamo con forza la concessione della fascia C, la trasformazione delle “para”farmacie in FARMACIE NON CONVENZIONATE. Chiediamo di poter dare più servizi, più assistenza. Chiediamo di poter esercitare la professione a tutto tondo, di poter essere più utili, di poter utilizzare la Laurea che con tanti sacrifici abbiamo conquistato e che, vi assicuro, ha lo stesso valore di quella dei farmacisti titolari di farmacia e dei loro eredi. Chiediamo di non essere più i “para” di nessuno. Il caduceo che porto sul mio camice non è un “para” caduceo e l’Ordine provinciale dei Farmacisti che me lo diede mi equipara agli altri miei colleghi. Il nostro Premier continua a dire che serve ottimismo. No, non serve ottimismo. Servono liberalizzazioni, servono soldi. Ho provato a pagare pane e salame con un sorriso, ma il negoziante non l’ha presa bene. Cordiali saluti.

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