La politica di difesa britannica

di Andrea Gilli

L’elezione del nuovo governo britannico solleva alcuni interrogativi sul futuro della politica di difesa inglese. In questo articolo cerco brevemente di riassumere i principali punti di discussione.

Il RUSI ha dato ampio spazio alle differenti posizioni in materia di difesa dei tre partiti che si contendevano le elezioni. Più interessante mi sembra ora guardare ai problemi pratici della defense strategy britannica.

Appena insediato, il governo lavorerà alla nuova Strategic Defense Review e, successivamente, alla nuova Defense Industrial Strategy. Questi due documenti saranno cruciali per risolvere le sfide dell’esercito britannico.

In primo luogo c’è la questione del Trident, il sottomarino nucleare inglese, sviluppato in cooperazione con gli Stati Uniti. La crisi finanziaria ha tagliato le gambe al progetto. I conservatori però non vorrebbero abbandonarlo, soprattutto per una questione di prestigio. Forse è una vana speranza, ma da questa situazione complicata potrebbe nascere una risposta europea. Poiché l’Inghilterra non vuole perdere la faccia ma neppure distruggere la propria economia per finanziare un progetto la cui utilità è quanto meno dubbia, una cooperazione europea in questa direzione potrebbe salvare capra e cavoli. La Gran Bretagna non rinuncerebbe al deterrente nucleare ma lo metterebbe al servizio dell’Europa. Si vedrà.

La seconda questione riguarda proprio la cooperazione in armamenti in Europa. Sotto la Thatcher, l’Inghilterra ha privatizzato e venduto gran parte della sua industria della difesa. Spesso questa politica è presa come dimostrazione del fatto che mercato e sicurezza possono coesistere. A mio modo di vedere, l’unica cosa sicura è che a non essere diminuito è il peso delle lobby industriali sulla politica di difesa britannica. La Gran Bretagna è il Paese che è uscito dal più grande numero di cooperazioni in armamenti europee: Trimilsat, NH90, MRAV Boxer, Horizon CFNF, solo per citarne alcuni. Gli inglesi spesso giustificano le loro scelte con le vere o presunte inefficienze della cooperazione in armamenti europea. Sarà. Sta di fatto che i progetti che hanno sostituito l’Horizon CFNF (il Type 45) e il MRAV Boxer (il FRES), sono due rari esempi di come si possa perdere tempo, soldi e riuscire contemporaneamente a non dotare le proprie forze armate degli strumenti di cui hanno bisogno.

La questione del Trident e dello sperpero di denaro nel MoD britannico ci portano all’ultima questione: le esigenze delle forze armate britanniche. Nonostante negli ultimi anni ci sia stato un enorme uso di procedure d’emergenza per dotare le forze armate britanniche dei mezzi di cui necessitavano, la Gran Bretagna vive un paradosso. Ha il primo bilancio della difesa europeo e le seconde migliori forze armate al mondo. Ciononostante, le sue truppe in Afghanistan non hanno abbastanza elicotteri. Altrettanto triste è la storia dei mezzi anti-mine mandati nel 2006, che si rivelarono essere non adatti a contrastare le mine.

Le prossime SDR e DIS, si spera, risolveranno questi problemi. O almeno tenteranno. Bisogna sempre ricordare che dietro ad ogni esercito moderno c’è un’industria bellica. E questa può contare di molti più voti in Parlamento di quanti ne hanno le forze armate.

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