Lettera a Babbo Natale: meritocrazia e successo, il futuro dell’Italia

di Andrea Gilli

Nelle ultime settimane, alcuni episodi di cronaca sociale (se il termine esiste, ma non saprei altrimenti come identificare questi fenomeni) hanno avuto una certa risonanza in Italia. Prima Pier Luigi Celli, direttore della LUISS-Guido Carli, ha scritto una lettera al figlio, suggerendogli la via estera per raggiungere i suoi obiettivi. Poi Vincenzo Novari, amministratore delegato di 3 Italia, ha scritto al figlio: il consiglio non era di andare via dall’Italia, ma di impegnarsi al massimo e di agire sempre con responsabilità e onestà. Nel frattempo, il telegiornale Studio Aperto, ha dimostrato come l’esame di Stato per diventare avvocato, tenutosi di recente a Roma, fosse un imbroglio generalizzato. Quasi simultaneamente, ad un concorso pubblico nella città di Orbetello, nessun candidato è stato selezionato per via dell’imbarazzante ignoranza che tutti gli ammessi hanno mostrato nelle prove scritte. In questo vortice di notizie, si aggiunge la proposta avanzata a fine novembre dal governo di ridurre l’accesso alle professioni legali.

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