Il dilemma del dollaro

di Mario Seminerio

Come è possibile che il dollaro, espressione di una delle economie più produttive del mondo, dal 1960 abbia perso circa due terzi del proprio valore contro yen, franco svizzero e marco tedesco/euro? Alla domanda tenta di rispondere l’economista Paul De Grauwe, dell’Università di Lovanio. Dagli anni Novanta, osserva De Grauwe, l’economia statunitense ha goduto dei maggiori tassi di crescita della produttività rispetto alla maggior parte dei paesi europei e del Giappone, con un tasso d’inflazione approssimativamente simile a quella di questi paesi. Logica vorrebbe, quindi, che ci si dovrebbe attendere una rivalutazione ininterrrotta del dollaro, che si è invece verificata solo durante gli anni della presidenza Clinton, per dare una collocazione temporale facilmente identificabile.

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La FAO i vertici mondiali e alcune riflessioni

di Andrea Gilli

I media in questi giorni hanno dato molto spazio al vertice FAO che inizia oggi a Roma. Prima il Segretario Generale della FAO ha indetto lo sciopero della fame contro la fame. Poi è intervenuta la moglie di Ahmadinejad per incolpare il capitalismo dei milioni di morti che questa piaga sociale causa ogni anno. Infine è arrivato il Papa a ricordarci che le risorse sarebbero sufficienti, ma la gente continua a morire di fame. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

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Giappone, quando la crescita preoccupa

di Mario Seminerio

Il dato di Pil giapponese del terzo trimestre presenta una curiosa combinazione: la grandezza reale rimbalza in territorio positivo per la prima volta dal quarto trimestre 2007, ma il Pil nominale continua a contrarsi, per effetto della deflazione. Era già accaduto in precedenza, ma mai prima d’ora il Pil reale era stato così elevato in presenza di una grandezza nominale negativa.

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Nato per l’economia

L’ascesa del mondo multipolare, causa ed effetto delle trasformazioni economiche, cambia inesorabilmente i rapporti di forza geopolitica e costringe a misurarsi con nuove categorie analitiche, oltre che a ricorrere alla multidisciplinarità, per prevedere l’evoluzione dello scenario internazionale. L’intervento di Andrea Gilli al seminario Nato at sixty, tenutosi ieri. Qui il paper realizzato da Gilli. Grazie … Continua a leggere Nato per l’economia

La crisi è finita (solo per le banche d’affari)

di Mario Seminerio – Liberal Quotidiano

A un anno dalla sua elezione alla Casa Bianca, Barack Obama si trova ancora nel mezzo di una delle più gravi crisi economiche e finanziarie degli ultimi ottant’anni. Tra tre settimane la recessione, così come datata dal National Bureau of Economics Research, entrerà nel suo terzo anno. Non è ancora dato sapere se la ripresa del Pil sarà sostenibile o verrà meno con la fine degli stimoli. L’area di maggior sofferenza riguarda il mercato del lavoro, come hanno confermato gli ultimi dati su occupazione e disoccupazione in ottobre, pubblicati la scorsa settimana. Tentiamo un bilancio del primo anno di presidenza Obama relativamente alla politica economica.

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La fine della Guerra e la fine di ciò che è seguito

di Andrea Gilli

Sulla fine della Guerra fredda è già stato detto quasi tutto, specie a livello accademico tanto in storia, che in sociologia, che soprattutto in scienza politica ed economia. A vent’anni da quella ricorrenza conviene guardare brevemente le macro-implicazioni di quell’evento che ha radicalmente cambiato la faccia della politica mondiale.

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Il Muro di Berlino, la fine della Guerra Fredda, e la verità su Reagan

di Mauro Gilli

Oggi è il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, evento epocale che anticipò di due anni il tanto più inaspettato crollo dell’Unione Sovietica. Sicuri che sui giornali italiani leggeremo fantastiche ricostruzioni relativamente al ruolo giocato da Ronald Reagan, l’inquilino della Casa Bianca dal 1981 al 1988, illustriamo qui di seguito le contraddizioni di quella che negli anni si è venuta rafforzando come una delle più diffuse interpretazioni della fine della Guerra Fredda.

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Save The Date

SEMINARIO

IL NUOVO CONCETTO STRATEGICO DELLA NATO ALL’ALBA DEL XXI SECOLO

Fattori di continuità e sfide future nel nuovo ordine mondiale
Roma, Camera dei Deputati – Palazzo S. Macuto

12 novembre 2009 – ore 15:00

Il 60° anniversario della fondazione della NATO trova l’alleanza in una fase di ricerca di una nuova identità che ha caratterizzato i suoi ultimi 18 anni.
I profondi cambiamenti nel panorama strategico internazionale ed in particolare l’emergere di un mondo multipolare hanno avuto un effetto riduttivo del peso dell’Occidente nella politica mondiale.

Con una mission mutata dagli eventi ed in assenza di una chiara visione strategica, l’Alleanza atlantica corre il rischio di diventare obsoleta se non sarà in grado di reinventarsi un ruolo identificando una nuova dottrina di sicurezza.

In attesa della elaborazione del nuovo “Concetto Strategico” della NATO, il Dipartimento di Studi d’Intelligence e Sicurezza della Link Campus University in collaborazione con la Fondazione Italia USA, organizza un seminario che si terrà a Roma, presso la Camera dei Deputati – Palazzo S. Macuto il giorno 12 novembre 2009 – alle ore 15:00 In tale occasione il Dott. Andrea Gilli, senior researcher del Dipartimento della Link Campus University, presenterà la ricerca del “NATO AT SIXTY”.

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