Davvero l’Asia ci salverà dalla crisi?

di Mario Seminerio – Liberal Quotidiano

I dati sull’occupazione statunitense nel mese di settembre, pubblicati venerdì scorso, mostrano soprattutto la preoccupante persistenza del deterioramento del mercato del lavoro. Il numero di impieghi distrutti sta rallentando, ma quello delle ore lavorate continua ad essere prossimo ai minimi storici. Quando la domanda riprende, le aziende dapprima ricorrono all’aumento delle ore lavorate, e solo in un momento successivo a nuove assunzioni. In questo senso il numero di ore lavorate rappresenta un indicatore anticipatore della congiuntura, mentre i tradizionali dati sul numero di occupati e disoccupati sono indicatori differiti.

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Don’t tear down this wall – disse Margareth Thatcher

di Andrea Gilli

Ronald Reagan è famoso, tra le altre cose, per aver detto, di fronte alla Porta di Brandeburgo, “Secretary General Gorbachev, if you want peace, open this gate. Tear down this wall“. La frase è oramai negli annali di storia ed è celebrata come uno dei monumenti ideali del XX secolo. Due anni dopo, quel muro sarebbe infatti crollato sotto il peso delle sue stesse contraddizioni e Reagan sarebbe diventato l’icona del crollo dell’URSS.

Ronald Reagan è anche famoso per la sua liason intellettuale con Margareth Thacher, il primo ministro britannico che lo seguì (o guidò – a seconda dei punti di vista) tanto nell’anti-comunismo che nel liberismo economico durante gli anni Ottanta. Margareth Thatcher è a sua volta nota per le sue prese di posizione a favore della pace democratica e dell’Alleanza atlantica. Continua a leggere “Don’t tear down this wall – disse Margareth Thatcher”

L’Europa è troppo importante per essere lasciata a Tony Blair

di Mauro Gilli

C’è molto fermento dietro ai nomi dei possibili candidati per la presidenza dell’Unione Europea. Con la ratifica da parte dell’Irlanda del trattato di Lisbona, non si tratta più solamente di ragionamenti in linea teorica. Si tratta di pensare concretamente a chi possa ricoprire questo ruolo. Tra questi, vi è Tony Blair. Per l’Europa, però, Blair rappresenterebbe la scelta peggiore in questo momento.

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Il futuro del dollaro

di Mario Seminerio

Per molto tempo gli investitori si sono indebitati ed hanno venduto massicciamente lo yen giapponese, utilizzando il ricavato per acquisire asset ad alto rendimento. Questa strategia, denominata “carry trade”, ha prodotto elevati ritorni fin quando la crisi economica non ha sconvolto le scommesse degli investitori, spingendoli a ricomprare lo yen e chiudere le posizioni.

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Sussidi, quotidiani, libertà e informazione

di Andrea Gilli

Stando al Corriere della Sera, il Washington Post sta facendo un concorso per trovare American next pundit. Il nuovo editorialista d’America. La notizia sembrerebbe riguardare più l’ambito della società più che l’analisi politica che qui ad Epistemes cerchiamo di fare. La notizia ci sembra, però, meritoria di maggiore attenzione.

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