Israele, Turchia e Samuel Huntington

di Andrea Gilli

Il Corriere della Sera di ieri ha riportato una breve ma interessante notizia. La Turchia avrebbe bloccato all’ultimo minuto un’esercitazione militare NATO, da tenersi sul suolo turco, per via della partecipazione israeliana. La notizia è importante per due ragioni – a nostro modo di vedere.

In primo luogo, Israele e Turchia sono storicamente alleati. La Turchia è l’unico Paese islamico che ha sempre avuto profondi contatti con Israele: commerciali, economici, militari, politici.

Questa notizia, però, sembra indicare un cambiamento di rotta. Il popolo turco sembra progressivamente apprezzare sempre meno il legame tra il suo governo e quello di Gerusalemme.

Cosa ci suggerisce, dunque, questa transizione? A noi, ciò sembra suggerire che Samuel Huntingon avesse fondamentalmente ragione. Nel mondo post-guerra fredda, la politica mondiale avrebbe visto un ruolo crescente delle macro-identità regionali, le civilizzazioni.

Dunque, in Turchia, la tradizionale politica pro-israeliana della Guerra fredda viene ora supeata dalla solidarietà al popolo palestinese.

Il dato è importante perchè, per certi versi, conferma proprio l’intuizione iniziale di Huntingon che, ricordiamolo, né si augurava una guerra con l’Islam, né affermava che l’Islam fosse una civiltà inferiore. Semplicemente, preventivava l’effetto delle civilizzazioni sulla politica mondiale.

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3 Replies to “Israele, Turchia e Samuel Huntington”

  1. Non sono pratico della materia, però mi chiedo: un'altra lettura è possibile? Ovvero interessi un tempo convergenti tra i due paesi che ora divergono.

  2. Mah, più che alternativa complementare. La fine della guerra fredda ha fatto venire meno gli interessi convergenti. E ora gli interessi sono filtrati dalle macro-identità. Un tempo, la Tuchia, per via della Guerra fredda, poteva giustificare il suo attaccamento a Israele. Ora non può più.

    Proprio per via della caduta del Muro, gli interessi della Turchia nella regione sono mutati. Però, direttamente, non mi sembra in maniera da alterare il rapporto con Israele. Piuttosto, Israele è una liabiilty per la Turchia, specie se questa vuole assumere un ruolo maggiore nel mondo islamico.

  3. Andrea, finalmente…proprio non sono d'accordo con te stavolta! 🙂

    Sebbene tu affermi che le radici di natura geopolitica della nuova politica di Ankara non siano in contraddizione con le tesi di Huntington, a me l'idea dello scontro di civiltà sembra profondamente fuorviante. Dico ciò con la piena consapevolezza che la tesi di Huntington è stata completamente stravolta da certi giornalisti da quattro soldi (in Italia, ma non solo), quindi mi baso su quello che ha scritto lui e non sulle farneticazioni della stampa.
    L'idea dello scontro di civiltà di Huntington non mi ha mai convinto perchè le "faglie" che il buon Samuel individua assomgliano un pò troppo ai confini tra le grandi e medie potenze del mondo post-bipolare. Insomma, sebbene probabilmente la tesi di H. possa aggiungere qualcosa alla teoria neorealista dal punto di vista della politica interna dei singoli stati, il rischio è che si esaltino le motivazioni culturali/religiose/etniche a discapito di una piena comprensione delle dinamiche geopolitiche innescatesi dopo il 1989. E se questo è un rischio non troppo rilevante se a trattare la cosa sono dei waltziani, penso concorderai che quando si danno in pasto certe idee fuorvianti ai media i danni rischiano di esser seri.

    Sulla questione Turchia nello specifico: a mio giudizio la motivazione religiosa/culturale ha un qualche ruolo nella politica estera di Erdogan (soprattutto considerando che una democrazia deve rispondere all'opinione pubblica nazionale, che è in larga maggioranza filopalestinese). Tuttavia, mi sembra incomparabilmente più rilevante la ritrovata possibilità della Turchia di aspirare a giocare un ruolo primario nel Medio Oriente. Ad Ankara non hanno certo dimenticato l'antica potenza imperiale: sebbene fosse già dall'800 il "malato d'Europa", l'Impero Ottomano è stato pur sempre in grado rivendicare un ruolo di primo piano nel sistema internazionale fino a 90 anni fa (quindi in termini storici, fino all'altroieri).

    a presto

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