Gheddafi e le pagliacciate italiane

di Andrea Gilli

Sembra di leggere sempre il solito racconto, e invece si tratta di avvenimenti diversi. Gheddafi, Berlusconi e il legame tra i due. Due mesi fa, quando il colonnello venne in visita ufficiale in Italia, si sentivano i cori contro l’appuntamento. Non si poteva stringere la mano di chi non rispettava i diritti umani o di chi, in passato, aveva finanziato il terrorismo. Adesso Berlusconi deve andare in Libia. Le considerazioni sono le stesse: l’aggravante è l’accoglienza trionfale resa al terrorista di Lockerbie appena rientrato in patria. Quindi, si grida, Berlusconi annulli la visita.

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La partecipazione italiana al programma JSF – II

di Andrea Gilli

Alcuni mesi fa avevamo avanzato i nostri dubbi sul programma JSF, a cui l’Italia ha deciso di partecipare con un contributo di circa 1,8 miliardi di dollari per la costruzione di uno stabilimento di manutenzione a Cameri a cui si somma l’acquisto di 131 veicoli. Pur non negando le enormi potenzialità del mezzo, sottolineavamo fondamentalmente come molti dei suoi vantaggi fossero più presunti che reali. Vantaggi sui quali si fondano tutte le argomentazioni di chi sostiene fortemente, invece, la nostra partecipazione al programma.

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Sull’inutilità delle organizzazioni internazionali

di Andrea Gilli

Mentre in Italia scopriamo che all’interno del sistema delle Nazioni Unite non è la meritocrazia che determina promozioni e assunzioni, è impossibile non avere crescenti dubbi sull’intero sistema delle organizzazioni internazionali, soprattutto in un momento di transizione del sistema internazionale come quello attuale: per il loro costo, per la loro efficacia, e per gli effetti perversi che queste creano a livello locale e internazionale.

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Gabbie salariali, ecco i segreti del grande bluff

di Mario Seminerio – Liberal Quotidiano

Il tormentone dell’estate politica 2009 è quello delle gabbie salariali, altrimenti definite (dal loro inventore, Umberto Bossi) «territorializzazione del reddito». Non che questa precisazione sia di maggiore aiuto a comprendere esattamente di che si tratti, però. I leghisti hanno detto che l’espressione “gabbie salariali”non è corretta, ma sono loro ad averla usata per primi, salvo poi annodarsi in precisazioni assolutamente insoddisfacenti per comprendere quale è l’obiettivo “operativo”. Si è parlato di «rapportare retribuzione e costo della vita al territorio» ignorando che, nel lungo periodo, il tasso di crescita delle retribuzioni reali (cioè al netto dell’inflazione) dipende dalla crescita della produttività, e non da una «scala mobile geografica». Senza contare che esiste un accordo-quadro.

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Elezioni in Afghanistan

della Redazione

Oggi si tengono le elezioni in Afghanistan. Il conflitto è duro, difficile e soprattutto durerà ancora a lungo. Le forze americane e quelle NATO sono infatte impegnate in un compito estremamente difficile: fornire sicurezza, stabilità e buon governo, in un Paese che non ha mai avuto nè sicurezza, nè stabilità, nè tanto meno buon governo. Queste elezioni, in ogni caso, come ha sottolineato Ahmed Rashid, rappresentano un passaggio centrale per il futuro del Paese – qualunque sia il loro risultato.

Per capire quali sono i rischi che il Paese deve affrontare e le sfide che deve risolvere, riproponiamo tre recenti analisi che sono apparse sul sito di Epistemes lo scorso mese di luglio.

Quali prospettive per l’Afghanistan – Parte I

Quali prospettive per l’Afghanistan – Parte II

Quali prospettive per l’Afghanistan – Parte III

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Lingue straniere o dialetti: cosa insegnare a scuola?

di Andrea Gilli

Il dibattito politico italiano si è recentemente concentrato sulla proposta di istituire l’insegnamento dei dialetti nelle scuole italiane. Oltre alle difficoltà, e i costi, insiti nell’idea di avere insegnanti, corsi, libri di testo certificati dei vari dialetti regionali, come ogni proposta, questa va valutata nelle sue implicazioni. Essere pro o contro ex-ante è infatti di poca utilità per capire la sua portata.

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Novità al sistema dei commenti di Epistemes

Cari lettori, come potete vedere dalla barra laterale, abbiamo implementato su Epistemes il sistema Facebook Connect, che permette di commentare su questo sito utilizzando il proprio account FB, senza procedure di registrazione. Se avete un account Facebook, tutto quello che dovete fare è cliccare sull’icona Facebook Connect che vedete nella barra laterale, e concedere l’autorizzazione … Continua a leggere Novità al sistema dei commenti di Epistemes

Zakaria vs. Oren

di Andrea Gilli

Israele ha recentemente nominato Michael B. Oren suo nuovo ambasciatore negli Stati Uniti. In qualità di nuovo rappresentante dello Stato ebraico a Washington, il famoso storico è stato intervistato domenica scorsa da Fareed Zakaria. Si spazia dal nucleare iraniano allo Stato palestinese, dalla relazione tra Washington e Gerusalemme alla politica interna americana. Suggeriamo caldamente di guardare il video.

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Quanto fa paura la Russia?

di Andrea Gilli

Nel 1994, William C. Wohlforth, esimio studioso americano di Relazioni internazionali e attuale direttore della prestigiosa rivista Security Studies, concludeva uno dei suoi articoli più importanti (e probabilmente dell’intero campo di studio, nel corso degli anni Novanta), con la famosa frase:

Russia may be down, but prudent policymakers should not count it out.

Si parlava di stabilità internazionale e Wohlforth avvertiva il rischio di dar troppo presto per spacciata la Russia. Continua a leggere “Quanto fa paura la Russia?”

Obama vs. Bush jr.: continuità o rottura?

di Andrea Gilli

Dopo sei mesi di presidenza Obama, e numerose inaspettate sfide sul panorama internazionale, due interpretazioni sembrano dominare relativamente alla politica estera perseguita dal nuovo inquilino della Casa Bianca. Una vede la politica estera obamiana come una totale inversione di rotta rispetto al precedente corso americano. L’altra, invece, vede le politiche di Obama come una naturale prosecuzione della rotta tracciata da George W. Bush. La nostra posizione è una sintesi: siamo esattamente a metà. Poiché i fatti sembrano confermare quanto avevamo previsto a novembre (relativamente alla prima interpretazione), ci soffermiamo in questo articolo sulla seconda visione, quella appunto per cui Obama starebbe fondamentalmente proseguendo sulla via della precedente amministrazione.

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