La politica estera di Obama

di Mauro Gilli

Le recenti scelte in politica estera dell’Amministrazione Obama hanno suscitato una certa sorpresa – e in molti casi sgomento – tra gli osservatori. A fronte delle grandi aspettative sulla capacità del presidente in persona di restituire all’America un’immagine positiva a livello internazionale, Obama si è trovato a dover prendere delle decisioni in palese contrasto con due dei pilastri fondanti della società americana: la convinzione che sia dovere degli Stati Uniti trasformare le altre società, promuovendo diritti umani, democrazia e libero mercato; e, dall’altra parte, l’idea che l’America sia un paese che non si arrende di fronte ai nemici, e che è disposta a pagare ogni prezzo per raggiungere i suoi obiettivi.

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Geithner, una vittoria di Pirro?

di Mario Seminerio –  © Liberal quotidiano

Del nuovo programma di rimozione degli attivi tossici dal bilancio delle banche statunitensi (PPIP, Public Private Investment Partnership) si è scritto molto, ma non tutto. Il programma, magnificato dal Segretario al Tesoro, Timothy Geithner, e dal vero dominus della politica economica obamiana, Larry Summers (direttore del Consiglio Economico della Casa Bianca) come momento di price discovery, cioè di attivazione di un autentico meccanismo di mercato per la determinazione del prezzo “reale” degli attivi problematici, è in realtà un gigantesco trasferimento di risorse fiscali dai contribuenti agli azionisti delle banche, ed agli investitori. Senza entrare nelle tecnicalità della procedura, è utile ricordare che il finanziamento offerto dalla FDIC, l’ente federale di assicurazione sui depositi, si basa sulla clausola no-recourse. In altri termini ciò significa che, in caso il titolo tossico si riveli tale, il debitore-investitore potrà semplicemente dichiarare default sulla transazione ed andarsene.

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Gli Stati Uniti rischiano un lento declino “europeo”

di Mario Seminerio – © Liberal quotidiano

La scorsa settimana è stata resa nota l’analisi preliminare del bilancio federale elaborata dal Congressional Budget Office (CBO). Da esse si evince che quest’anno il deficit federale raggiungerà i 1800 miliardi di dollari, portando il rapporto tra deficit federale e Pil nel 2009 ad un impressionante 13 per cento. Maastricht non è una ridente cittadina sul Potomac.

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Un passo avanti. Verso il baratro?

di Mario Seminerio

La Fed rompe gli indugi e decide di aumentare ulteriormente la dimensione del proprio bilancio, acquistando in corso d’anno altri 750 miliardi di dollari di cartolarizzazioni ipotecarie emesse dalle Agencies, portando quindi il totale a 1250 miliardi, oltre a raddoppiare a 200 miliardi gli acquisti a fermo del debito delle Agencies medesime. Ma la vera novità è la decisione di acquistare 300 miliardi di dollari di Treasuries a lungo termine, allo scopo di “contribuire a migliorare le condizioni nei mercati privati del credito”. Domani dovrebbe partire ufficialmente il TALF (Term Asset Backed Securities Loan Facility) con una cartolarizzazione Nissan su crediti auto da 1,3 miliardi di dollari.

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La riscossa degli ottimisti americani

di Mario Seminerio – © Liberal quotidiano

Mentre i lavori del G-20 dello scorso fine settimana si sono chiusi con alcune dichiarazioni di principio circa l’importanza di ripristinare i flussi di credito nell’economia come prerequisito fondamentale alla stabilizzazione del quadro macroeconomico, i recenti vistosi rialzi dei mercati azionari hanno suscitato speranze ed interrogativi circa la possibilità che il peggio sia effettivamente alle nostre spalle. La nostra impressione è che sia ancora del tutto prematuro giungere ad una simile conclusione, e tentiamo di illustrarne i motivi.

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Lo stato delle forze armate italiane

di Andrea Gilli

Sul Corriere della Sera di domenica è apparso un articolo che descrive la desolante, ancorchè non sconosciuta, situazione delle nostre Forze Armate. La fotografia è inquietante: mancano i fondi per riparare nuovi mezzi e per comprarne di nuovi. Essendo impegnati in missioni internazionali che vanno dall’Afghanistan al Libano, i nostri mezzi sono ovviamente soggetti ad un’usura maggiore, mancando però i fondi per ripararli, le nostre truppe si trovano di fronte ad una situazione drammatica, che mette a rischio non solo la loro operatività ma anche la loro sicurezza.

Che la Difesa soffra di carenza di risorse è noto. Ciò che è meno noto sono le cause di questa situazione. Per curare il malato, è necessario conoscere la malattia. Questo è l’obiettivo del presente articolo.

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Popper, Liberalismo e Anti-Statalismo

di Andrea Gilli

Il rapporto tra Stato e Liberalismo è sempre stato complesso. Il Liberalismo nasce come ideologia volta a depotenziare le tentazioni autoritarie dello Stato. Non stupisce dunque che, analiticamente, ancora prima che normativamente, il Liberalismo tradisca una certa diffidenza verso il ruolo dello Stato nella società e nell’economia. Di tanto in tanto, però, questa tensione, riassumibile nella dicotomia sicurezza contro libertà, ha delle accelerazioni infelici. Piero Ostellino, in un recente editoriale sul Corriere della Sera, offre proprio una di queste infelici accelerazioni. Prima di analizzarla, conviene innanzitutto concentrasi sull’evoluzione storica dello Stato e del Mercato.

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Tutti i problemi dei Tremonti Bond

di Mario Seminerio

Il 20 febbraio l’Unione Europea ha ufficialmente approvato la proposta italiana di schema di emissione di strumenti ibridi da parte delle banche, destinati a rafforzarne il Core Tier 1 e sottoscrivibili dal Tesoro. Ad oggi, e malgrado alcune false partenze di una stampa più o meno “informata sui fatti”, nessuna banca italiana ha formalmente avviato la procedura per emettere i cosiddetti Tremonti Bond (ma troviamo loro un altro nome, per favore). Anche considerando i tempi tecnici necessari ad una valutazione compiuta dello strumento da parte degli istituti di credito, non si deve dimenticare che la bozza di regolamento di emissione è in circolazione da molte settimane, e su di essa si è più volte espressa l’Associazione Bancaria Italiana. La nostra impressione è che le banche non siano propriamente smaniose di emettere questi titoli ibridi. I motivi potrebbero essere molteplici.

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La strategia Petraeus-Obama per l’Iran e l’Afghanistan

di Andrea Gilli

Barack Obama l’aveva promesso. Con la sua presidenza, la politica estera americana sarebbe cambiata significativamente. In particolare, fin dalle primarie, il neo-presidente aveva sottolineato l’importanza dell’Afghanistan, la cui situazione è letteralmente precipitata negli ultimi anni, e dell’Iran – che nella sua visione doveva diventare un partner necessario per risolvere le sfide del Medio Oriente. Negli ultimi giorni, l’amministrazione Obama ha fatto dei passi importanti proprio in questa duplice direzione. In questo articolo cerchiamo di capire la ragione alla base di questa virata nella politica estera americana e la sua opportunità.

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Il ritorno dello Stato in America

di Mauro Gilli

Pochi avrebbero immaginato che gli Stati Uniti, da alfiere dell’individualismo economico e del ruolo limitato dello Stato in economia, si sarebbero apprestati, un giorno, a fare un passo indietro, e riformulare il loro modello di capitalismo. La crisi economica e finanziaria che sta attanagliando il mondo ha però avuto questo effetto. Creando una situazione di incertezza generalizzata e permanente, nella quale i vecchi paradigmi paiono completamente datati e inutili, la crisi ha permesso il ritorno di idee e postulati che, solo qualche anno fa, sembravano bandidi dal discorso pubblico. Continua a leggere “Il ritorno dello Stato in America”