Stimoli fiscali a livello globale per spingere la ripresa

di Mario Seminerio – © LiberoMercato
Nelle ultime settimane il cambio della valuta cinese contro dollaro ha evidenziato il sostanziale arresto del movimento di rivalutazione dello yuan che durava da circa due anni. Ciò si è verificato in parallelo alla pubblicazione di dati macroeconomici cinesi che hanno segnalato un progressivo e marcato deterioramento di manifattura, export ed investimenti. Ciò solleva interrogativi circa l’emergere di comportamenti che potremmo definire protezionistici in senso lato, tra i quali figura la gestione del cambio. Una conseguenza della crisi finanziaria sono i deflussi di capitale dai paesi emergenti che nelle scorse settimane, al culmine della crisi, hanno contribuito all’apprezzamento del dollaro. Poiché deflussi di capitale, per essere sostenibili, necessitano di surplus commerciali, si comprende agevolmente il desiderio dei paesi emergenti di attutire lo shock cercando di aumentare il proprio export. Ovviamente, se un crescente numero di paesi tenta di puntellare il proprio Pil attraverso le esportazioni, gli squilibri mondiali sono destinati ad aggravarsi, e con essi il rischio di crescenti pulsioni protezionistiche.

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