Più chiarezza sulle nuove regole

Obama e la finanza

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

Nei giorni scorsi il team di Barack Obama ha preannunciato di voler procedere speditamente alla riforma del sistema regolatorio della finanza statunitense, stringendone le maglie. Poiché l’attuale amministrazione porta con sé un livello di aspettative fortemente sovradimensionate, questa semplice enunciazione ha già suscitato le critiche di quanti accusano Obama di non mantenere le promesse di cambiamento radicale, e di volersi invece muovere al margine di un contesto già fallito. Senza voler fare il processo alle intenzioni, e nella sostanziale assenza di atti concreti, è comunque opportuno tentare di analizzare le linee-guida della riforma della regolazione.

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Luci, ombre ed idiozie del disegno di legge sul federalismo fiscale

 

di Piercamillo Falasca – da L’Occidentale di venerdì 23 gennaio 2009 (Titolo originario: Ora la Lega si prepara ad incassare il dividendo per le Europee)

Ieri (giovedì 22 gennaio, ndr) il Senato ha approvato il disegno di legge delega sul cosiddetto federalismo fiscale. Politicamente parlando, la Lega ha realizzato un capolavoro: ha evitato che la crisi economica insabbiasse il progetto, ha tenuto insieme la maggioranza, ha ottenuto l’astensione del Pd concedendo ai democratici alcuni emendamenti. Insomma, Umberto Bossi si prepara ad incassare il dividendo elettorale alle europee. Sempre politicamente parlando, Giulio Tremonti si è dimostrato un gran giocatore: non scopre le sue carte, tiene in mano il pallino e si prepara alle negoziazioni che verranno da una posizione di forza. Il superministro ha ragione, sarebbe impossibile quantificare oggi il costo per l’erario del federalismo, visto il numero di grandi e piccoli dettagli da chiarire nei decreti attuativi. Continua a leggere “Luci, ombre ed idiozie del disegno di legge sul federalismo fiscale”

Le nuove relazioni tra Cina e Taiwan

di Andrea Gilli

Nel corso degli ultimi anni, le relazioni tra Cina e Taiwan sono nettamente migliorate. Questo rapido processo, accolto favorevolmente dalla popolazione di entrambi i Paesi, è cominciato a partire dalla caduta di Chen-Shui Bian e sembra destinato a rafforzarsi ulteriormente. L’unica scontenta è Washington. Pare dunque utile cercare di capire sia le cause di questo avvicinamento che della scarsa soddisfazione americana – sorprendentemente, si vedrà che tutta la situazione scaturisce da un’unica causa, la crescita cinese.

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Nazionalizzare non solo il capitale, ma anche i manager

di Mario Seminerio – ©LiberoMercato

Nella giornata di lunedì il governo di Gordon Brown ha annunciato i dettagli del nuovo piano di salvataggio pubblico del sistema finanziario britannico. Londra ha così deciso di aumentare la propria partecipazione in Royal Bank of Scotland dal 50 a circa il 70 per cento, attraverso la conversione delle azioni privilegiate sottoscritte in ottobre, ed ha ordinato a Northern Rock, il prestatore ipotecario nazionalizzato a febbraio 2008, di rallentare il piano di rimborso dei prestiti pubblici, in modo da continuare ad originare mutui. Prima dell’annuncio di lunedì Northern Rock aveva perseguito una strategia di progressiva riduzione del volume di credito ipotecario erogato. Il governo richiederà alle banche destinatarie degli aiuti di sottoscrivere “specifici e quantificati” accordi a prestare (in pratica, un target numerico di aumento del credito), e questo principio nasce dalla crescente frustrazione del governo inglese, che negli ultimi mesi ha duramente criticato le banche per non aver aumentato il credito anche dopo aver ricevuto una linea di credito e 37 miliardi di sterline di nuovo capitale, durante il salvataggio dello scorso autunno che ha portato alla nazionalizzazione di Royal Bank of Scotland ed all’assunzione di robuste partecipazioni nel Lloyds Banking Group, che aveva acquisito HBOS.

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Nessun carabiniere a Gaza

di Andrea Gilli

Con l’avvicinarsi di una soluzione, parziale, alla battaglia in corso a Gaza, i politici italiani vedono già una nuova ghiotta opportunità per dimostrare ai loro pari stranieri l’impegno internazionale del nostro Paese e, all’interno dei nostri confini, la presunta rilevanza dell’Italia nelle questioni internazionali. Il modo è sempre lo stesso – una nuova missione all’estero. Anche in questo caso, come in passato, ci sono tutte le ragioni per opporsi.

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Perché Israele sta vincendo militarmente

di Andrea Gilli

Nel corso dell’operazione militare Cast Lead che ha visto, e ancora vede (seppure presumibilmente per pochi giorni) l’esercito israeliano impegnato a Gaza, in molti hanno sollevato perplessità sulle reali chance di successo di Israele. Soprattutto, a molti è tornato facile fare paragoni con la guerra contro Hizbullah del 2006 dalla quale Israele uscì fondamentalmente sconfitto militarmente.

In contrasto con gran parte delle attese, l’operazione si sta rivelando un successo militare. Cerchiamo dunque di spiegarne le ragioni.

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Tagli d’imposta e spesa pubblica, Obama sbaglia calcoli

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

Mentre la recessione statunitense si aggrava di mese in mese, come testimoniato anche dall’andamento dell’occupazione, l’indicazione delle linee guida del piano di stimolo dell’Amministrazione Obama ha suscitato perplessità e polemiche, sia per l’entità della manovra (che rischia di essere insufficiente rispetto al crollo dei livelli di attività che va delineandosi) sia per il mix di interventi prescelti. In particolare, Obama prevede che il 40 per cento dell’intervento possa essere rubricato alla voce “tagli di tasse”. Ciò ha immediatamente sollevato le vivaci ed argomentate rimostranze di Paul Krugman. Il premio Nobel 2008 per l’Economia sostiene che, data la relativa esiguità del pacchetto rispetto alla contrazione, occorre massimizzare l’impatto sulla domanda aggregata dei singoli interventi. Il calcolo di Krugman si basa sulla cosiddetta Legge di Okun, l’antica (e gloriosa) relazione empirica che lega le variazioni di Pil a quelle della disoccupazione.

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Stimoli fiscali a livello globale per spingere la ripresa

di Mario Seminerio – © LiberoMercato
Nelle ultime settimane il cambio della valuta cinese contro dollaro ha evidenziato il sostanziale arresto del movimento di rivalutazione dello yuan che durava da circa due anni. Ciò si è verificato in parallelo alla pubblicazione di dati macroeconomici cinesi che hanno segnalato un progressivo e marcato deterioramento di manifattura, export ed investimenti. Ciò solleva interrogativi circa l’emergere di comportamenti che potremmo definire protezionistici in senso lato, tra i quali figura la gestione del cambio. Una conseguenza della crisi finanziaria sono i deflussi di capitale dai paesi emergenti che nelle scorse settimane, al culmine della crisi, hanno contribuito all’apprezzamento del dollaro. Poiché deflussi di capitale, per essere sostenibili, necessitano di surplus commerciali, si comprende agevolmente il desiderio dei paesi emergenti di attutire lo shock cercando di aumentare il proprio export. Ovviamente, se un crescente numero di paesi tenta di puntellare il proprio Pil attraverso le esportazioni, gli squilibri mondiali sono destinati ad aggravarsi, e con essi il rischio di crescenti pulsioni protezionistiche.

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Samuel Huntington. E’ morto un genio

di Mauro Gilli

Quando un illustre personaggio della cultura viene a mancare, è difficile resistere alla tentazione di descriverne la vita, e soprattutto le opere, ricorrendo a elogi mistici. Cadere in questa tentazione sarebbe però il peggiore modo per ringraziare Samuel Huntington, politologo americano mancato il 24 dicembre scorso.

Huntington era un genio e non lo celava, come la sua pagina personale sul sito dell’università di Harvard teneva a precisare: a 23 anni aveva già ottenuto laurea, master e dottorato, e aveva già iniziato ad insegnare. A differenza di molti altri studiosi, ha scritto pochi libri, che però sono diventati delle colonne portanti nei loro rispettivi campi. Huntington non si è fatto sopraffare dalla frenesia del publish or perish che contraddistingue la comunità accademica americana, ma ha preferito portare avanti le sue ricerche con grande passione, arrivando a stabilire alcuni punti fondamentali della disciplina.

Alcuni dei suoi lavori hanno condiviso una sorte analoga: inizialmente accolti con grande scetticismo, se non addirittura con ostilità dal resto della comunità scientifica, si sono poi rivelati dei testi di riferimento dei loro rispettivi campi di interesse, dimostrando la genialità e acutezza del loro autore.

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