La lobby GM fallisca

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Mentre General Motors e gli altri costruttori automobilistici statunitensi continuano a bruciare liquidità a ritmi infernali, il dibattito sul salvataggio dell’industria si polarizza sempre più. Da un lato, i sostenitori di un intervento pubblico che impedisca la distruzione di alcuni milioni di posti di lavoro, diretti e indotti; dall’altro i critici di un modello di business, quello di General Motors, basato da sempre su poderose relazioni lobbystiche che suppliscono alla scarsa comprensione delle dinamiche competitive globali. Nel mezzo, i costruttori europei, che temono non solo e non tanto un effetto di spiazzamento delle proprie produzioni causato dal soccorso pubblico americano, ma anche l’inizio di una corsa alla protezione dei campioni nazionali dell’auto, da cui tutti usciremmo perdenti.
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Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno

di Redattori Epistemes

In “Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno” (edito da Rubbettino), Piercamillo Falasca e Carlo Lottieri perorano la causa del federalismo come unica possibilità di riscatto per il Sud d’Italia. Da palla al piede a tigre mediterranea? Difficile, ma con l’ottimismo della volontà è probabilmente l’ultima cartuccia che il Mezzogiorno d’Italia può ancora sperare di utilizzare.

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Rischiano anche i conti degli stati

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Da quando il piano Paulson è diventato legge, lo scorso 3 ottobre, il rischio sovrano degli Stati Uniti, così come misurato dai credit default swaps, è cresciuto  di quasi il 40 per cento, pur partendo da livelli pressoché trascurabili, e si trova ora allo stesso livello in cui si trovavano quelli messicano e thailandese nell’estate 2007, all’inizio della crisi dei mutui subprime. La scorsa settimana, due aste di titoli governativi (il decennale tedesco ed il trentennale americano) sono andate piuttosto male, in termini di rapporto tra domanda e offerta, e dispersione dei rendimenti richiesti dagli investitori. Inoltre, all’ultima asta del decennale statunitense i cosiddetti indirect bidders – una classe di investitori che include le banche centrali – hanno sottoscritto solo il 18 per cento dell’emissione, contro il 43 per cento dell’asta precedente.

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Paulson e la casta

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Iniziano ad emergere alcune contraddizioni ed incoerenze sul grande salvataggio pubblico che la Federal Reserve ed il Tesoro statunitense hanno compiuto nelle scorse settimane. Molte di queste incoerenze si riconducono ad AIG, l’assicurazione che volle farsi hedge fund all’insaputa dei propri regolatori. Prima di analizzarle, un passo indietro: lo scorso 24 settembre Warren Buffett, il leggendario value investor degli Stati Uniti, entra nel capitale di Goldman Sachs attraverso Berkshire Hathaway, la propria compagnia d’investimento. L’operazione prevede l’emissione di 5 miliardi di dollari di azioni privilegiate che pagano a Buffett una ricca cedola del 10 per cento, e la sottoscrizione di warrant che consentiranno all’”Oracolo di Omaha” di sottoscrivere 5 miliardi di dollari di azioni Goldman al prezzo di esercizio di 115 dollari (oggi le azioni quotano poco sotto gli 80 dollari). L’elevata cedola che Buffett riceverà sulle azioni privilegiate è da porre in relazione al deterioramento del merito di credito di Goldman, e quindi alla sua maggiore rischiosità.

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Appunto, quale politica fiscale? Una replica politica a Marco Botta

di Piercamillo Falasca

Marco Botta, commentando l’articolo di Benedetto Della Vedova, dice che l’effetto – sul Pil e sul tasso di disoccupazione – della detassazione delle tredicesime sarebbe alquanto limitato. Dati alla mano, Botta ci informa che la crescita delle due grandezze sarebbe appena di qualche decimale e che molto più efficace sarebbe invece una manovra dal lato dell’offerta.
Botta ha ragione da vendere, economicamente parlando, ma politicamente dimentica qualcosa. E i Riformatori Liberali di Della Vedova (di cui mi onoro di far parte) sono costretti a ragionare anzitutto politicamente, ossia strategicamente, rispetto al Pdl e rispetto all’opinione pubblica. Continua a leggere “Appunto, quale politica fiscale? Una replica politica a Marco Botta”

Le facili illusioni della sinistra internazionale

di Andrea Gilli

Con l’elezione di Barack Obama (nero, democratico e pure molto a sinistra per gli standard americani) a presidente degli Stati Uniti d’America, la sinistra internazionale sembra segnare una vittoria schiacciante. Soprattutto in Europa, Obama è accolto e percepito non solo come la novità (che in effetti è) ma anche come una sorta di discontinuità drammatica rispetto alle due recenti presidenze di George W. Bush.

Per quanto chi scrive nutra una certa simpatia per Obama e soprattutto per il suo messaggio di freschezza e di rinnovamento, non è possibile non rilevare i rischi intrinseci in questo innamoramento collettivo. Innamoramento che più che descrivere un personaggio lo sta a tratti romanzando o idealizzando, facendolo cosi divenire nettamente differente dalla realtà.

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Quale politica fiscale?

di Marco Botta

Si discute molto in questi giorni su come utilizzare la leva fiscale per alleviare gli effetti della recessione incombente. Ne parla anche Benedetto Della Vedova sull’Occidentale (ripreso poi da Phastidio). Tra le cose migliori dell’articolo, la “restituzione” del fiscal drag, l’imposta negativa e l’innalzamento dell’età per la pensione.

Per quanto riguarda, invece, l’ipotesi prospettata da sinistra, sindacati, parte della maggioranza e commercianti di detassare una-tantum le tredicesime, non sono particolarmente d’accordo. Veltroni stima un costo attorno ai sei miliardi di euro, altri arrivano fino a otto-nove miliardi. Prendiamo per buona la cifra di Veltroni, e facciamo qualche calcolo.

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Uscire dalla crisi. Quella italiana

di Mario Seminerio

Su l’Occidentale, Benedetto Della Vedova riflette sulle misure di contrasto alla crisi globale, ma anche di rilancio strutturale per l’asfittica economia italiana. Benedetto ritiene (correttamente, a nostro giudizio) che la proposta di detassazione delle tredicesime qui da noi potrebbe avere un positivo impatto sui consumi, a differenza dei tax rebates attuati nei mesi scorsi dall’Amministrazione Bush, visto che le famiglie italiane sono meno indebitate di quelle statunitensi, e verosimilmente destinerebbero il maggior reddito disponibile a consumi anziché ad abbattimento del debito. Ma Della Vedova suggerisce soprattutto di attivare interventi permanenti e strutturali, come la riduzione di un punto delle aliquote dell’imposta personale sui redditi.

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