Europa, attenta alla sindrome islandese

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Venerdì scorso il primo ministro islandese, Geir Haarde, nel tentativo di rinfrancare i propri connazionali, traumatizzati dal dissesto delle tre principali banche del paese, ha detto che l’Islanda resta ricca di risorse naturali, e che da ora in avanti vivrà di quelle e delle altre due principali fonti di ricchezza, l’oceano ed il capitale umano. I giornali hanno avuto buon gioco a titolare sul premier che invitava i propri connazionali ad andare a pesca, ma la clamorosa insolvenza del sistema bancario islandese, crollato sotto il peso della forsennata finanziarizzazione degli ultimi anni, rappresenta un monito all’Europa ed ai suoi egoismi nazionali. Qualche numero aiuterà a meglio comprendere lo scenario.

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