Nuovo video

di Redazione Epistemes

Nella colonna di destra del sito internet di Epistemes.org si trovano dei video che riteniamo particolarmente istruttivi per il nostro pubblico. Autorevoli studiosi o policy-makers presentano le loro opinioni in maniera chiara e precisa, offrendo così a chi ci legge un altro canale attraverso il quale ottenere punti di vista originali e sostanziati.

Da oggi, la collezione sarà arricchita con un nuovo video. Seppur breve, esso offre un utile richiamo storico che ci pare vada valorizzato, specie alla luce della stanca ripetitività di alcuni luoghi comuni dell’attuale dibattito sui temi internazionali. Fareed Zakaria, probabilmente il più acuto osservatore in circolazione del panorama internazionale, ricorda come quelli che oggi parlano di appeasement per denigrare e dileggiare chi propone di dialogare con Siria, Iran e Cuba, sono gli stessi che ventuno anni fa parlavano di appeasement per dileggiare e denigrare Reagan e così cercare di impedire le sue trattative con Gorbachev. Trattative, ricorda Zakaria, che hanno poi permesso la conclusione della Guerra Fredda. Conclusione a sua volta avvenuta non solo pacificamente, ma anche in termini particolarmente favorevoli agli Stati Uniti.

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L’Europa: capire e superare Dublino guardando a Torino e Berlino

di Andrea Gilli

La bocciatura del Trattato di Lisbona ad opera dell’elettorato irlandese ha prodotto una grande pausa di riflessione all’Europa. Riflessione che, per fortuna, è subito partita, almeno sui giornali e tra i politici.

Soprattutto sulla carta stampata, le analisi sono state binarie. Da una parte, specie tra i quotidiani conservatori, si è trovato un certo entusiasmo per la democrazia che ferma il progetto burocratico, e quasi schizofrenico, europeo. Dall’altra parte, invece, tra le testate di orientamento socialdemocratico si è osservata una certa insistenza sulla necessità di ricominciare da capo, senza però spiegare fino a fondo il perché dell’urgenza del progetto europeo.

L’obiettivo di questo articolo è spiegare, in chiave strutturale, l’evoluzione dell’Unione Europea e le sue cause, e, dall’altra parte, le ragioni che inibiscono gli attuali schieramenti politici dal comprendere fino a fondo quanto sta succedendo e quindi anche come meglio risolvere l’attuale impasse.

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Roma come Alitalia: meglio privatizzare

Focus di Piercamillo Falasca per l’Istituto Bruno Leoni

“Con un prestito di 500 milioni di euro appena concesso al Comune di Roma, il Governo Berlusconi ha replicato l’errore compiuto con Alitalia: l’uso di risorse pubbliche come palliativo a decisioni dolorose ma obbligate”: è questo il punto di partenza del Focus dell’Istituto Bruno Leoni, “Roma come Alitalia: meglio privatizzare”, di Piercamillo Falasca. Continua a leggere “Roma come Alitalia: meglio privatizzare”

La fine dell’era unipolare? – Recensione di “The Post-American World”

di Redazione Epistemes Più volte, nel corso degli ultimi cinquant’anni si è parlato di fine dell’era americana. Oggi, l’era americana è anche l’era unipolare. La fine della prima, dunque, passa attraverso la seconda. L’unipolarismo, il periodo storico iniziato con la fine della guerra fredda e caratterizzato appunto dalla presenza di una sola grande potenza, sembra … Continua a leggere La fine dell’era unipolare? – Recensione di “The Post-American World”

Sicurezza: la paura fa 90. Ma i numeri importanti sono altri

di Carmelo Palma e Piercamillo Falasca

Contro l’insicurezza restituire efficienza all’apparato repressivo e giudiziario. Senza militari e senza emergenze.

Dal punto di vista politico, non c’è niente di più insicuro e pericoloso che affrontare le questioni della sicurezza. C’è, da una parte, il rischio di apparire negligenti verso paure diffuse, che condizionano in modo ineludibile il rapporto fra l’opinione pubblica e le istituzioni dello Stato. Ma c’è anche il rischio di dare per scontate, per rispetto o timore dell’opinione pubblica, una serie di dati e di relazioni che scontate non sono affatto e di cui occorrerebbe verificare sempre il fondamento reale. Continua a leggere “Sicurezza: la paura fa 90. Ma i numeri importanti sono altri”

E’ possibile e come per l’Italia rientrare nel nucleare?

di Alberto Clô

A 20 anni esatti dall’azzeramento di ogni produzione nucleare nel nostro Paese; a 27 anni dall’ultima centrale realizzata (da Enel a Corso, vicino a Piacenza); a circa 40 anni dalla relativa procedura di licensing, è possibile rientrarvi e a quali condizioni?E’ possibile, in altri termini, dopo aver distrutto tutto il sapere di cui disponevamo – scientifico, progettuale, manifatturiero, gestionale – realizzare in tempi brevi nuove centrali nucleari, come Enel va dichiarando, dicendosi pronta a realizzare “5 centrali da 1.800 MWe in 8 anni” (3 per l’autorizzazione, 5 per la costruzione). Roba, che se vera, farebbe schiattare di rabbia i francesi? Ancora: è possibile, per tale via, contrastare il caro-petrolio e ridurre l’enorme svantaggio competitivo nei costi/prezzi elettrici verso l’Europa?

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Sgonfiare la bolla energetica

di Mario Seminerio© Libero Mercato*

Il vertice dei ministri delle Finanze del G8, tenutosi a Osaka nei giorni scorsi, ha prodotto un comunicato denso di abituale buonsenso, ma privo di indicazioni immediatamente operative. La cosa non desta eccessiva sorpresa: a parte interventi diretti sui mercati valutari, o forte moral suasion con minaccia d’intervento sui medesimi, i vertici finanziari del G8 sono soprattutto mirati ad individuare i problemi e a stabilire un’agenda da sviluppare al riparo dal palcoscenico mediatico. Del comunicato di Osaka ci pare interessante soprattutto il punto 6, relativo ai prezzi delle materie prime.

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Gli accordi di libero scambio non sono la chiave per nuove alleanze – Risposta a Vittorio Gallante

di Andrea Gilli Su L’Occidentale del 13 giugno, Vittorio Gallante ha scritto un articolo sulla necessità di riavvicinare le due sponde dell’Atlantico. Nel corso dell’articolo, Gallante, oltre a fornire una tesi assai debole e contraddittoria, mi accusa di aver riassunto in maniera troppo sbrigativa le opinioni del professor Carlo Pelanda su questo argomento. In questo … Continua a leggere Gli accordi di libero scambio non sono la chiave per nuove alleanze – Risposta a Vittorio Gallante

Appunti sull’innovazione in Italia

di Massimiliano Neri

Al confine fra ricerca scientifica e sviluppo tecnologico si gioca la partita dell’Innovazione. Questa frontiera rappresenta il cardine piu debole del sistema competitivo italiano.

In gergo tecnico l’innovazione si snoda su tre stadi successivi:

  • ricerca di base (teorica)
  • ricerca industriale (applicata)
  • sviluppo precompetitivo (prototipi industriali)

Generalmente i primi due sono compresi sotto l’ombrello della “ricerca scientifica”, mentre il terzo appartiene già all’ambito industriale. La frontiera di cui parliamo è quindi situata sulla cerniera fra “ricerca industriale” e “sviluppo pre-competitivo”, due campi la cui unione viene comunemente denominata Ricerca e Sviluppo (R&S).

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Addio al 5+1? Anche gli USA abbandonano l’Italia

di Andrea Gilli

In un articolo pubblicato su Epistemes la scorsa settimana cercavamo di spiegare per quale motivo la Germania si era opposta al nostro ingresso nel gruppo di dialogo con l’Iran. Non nascondiamo che allora avevamo accolto la posizione statunitense – di fatto schierata a nostro favore – con sorpresa. Alla fine, il sostegno americano era solo una posizione di facciata. Il primo regalo offertoci dal Presidente Bush nella sua visita in Italia é infatti un niet alla nostra partecipazione al cosiddetto 5+1.

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