La politica estera francese dopo un anno di Sarkozy

di Andrea Gilli

Un anno fa, all’indomani dell’elezione di Nicolas Sarkozy, avevamo spiegato le ragioni per cui, a nostro modo di vedere, la politica francese non sarebbe cambiata in maniera sostanziale rispetto alla precedente esperienza chiracchiana (1 e 2). Ad un anno di distanza, stimolati anche da un interessante articolo pubblicato dalla rivista di intelligence Stratfor, esaminiamo il corso attuale e futuro della politica estera francese.

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Tibet e Tremonti – finalmente si parla di Cina

di Andrea Gilli

Il dibattito politico italiano è stato recentemente scosso da due fenomeni che, per quanto distinti, hanno finalmente portato a discutere della Cina. I due fenomeni sono, da un lato, la recente ondata di violenze che si è scatenata sul Tibet, e dall’altro la pubblicazione del pamphlet La Paura e la Speranza (2008) dell’ex-ministro Giulio Tremonti.

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La sfida delle authority per evitare il disastro finanziario

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

L’ampia e ramificata crisi finanziaria statunitense sta sollevando un ampio dibattito circa le cause del meltdown ed i correttivi da adottare. Le linee di intervento dovrebbero, auspicabilmente, tutelare depositanti e contribuenti e non gli azionisti delle imprese finanziarie coinvolte, consentendo al contempo il libero dispiegarsi degli effetti delle forze di mercato, tra i quali va certamente annoverata l’innovazione finanziaria. Per giungere alla definizione delle linee di intervento occorre preliminarmente individuare le cause della crisi, che sono molteplici: eccesso di leva finanziaria, eccesso di complessità degli strumenti finanziari utilizzati e loro strutturazione sulla base di una modellistica errata, insufficiente regolamentazione degli intermediari finanziari, tassi reali troppo e troppo a lungo negativi negli anni successivi all’11 settembre.

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La Cina, il Tibet: scelte da compiere e rischi da correre

di Andrea Gilli

I recenti scontri avvenuti in Tibet tra le autorità cinesi e la popolazione locale di etnia tibetana hanno provocato apprensione in tutto il mondo. Con il passare dei giorni e delle violenze le richieste di cautela, se non addirittura di maggiore indipendenza al Tibet, sono andate crescendo esponenzialmente – prima dall’opinione pubblica, e poi anche dai livelli più alti delle cancellerie e delle organizzazioni internazionali. In questo breve articolo ci proponiamo di spiegare in maniera sintentica le ragioni che hanno portato a quanto sta accadendo, e di illustrare le varie opzioni che si aprono per i vari attori.

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Ma chi pensa al risparmiatore defraudato?

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

La drammatica implosione di Bear Stearns rappresenta l’esito (o meglio, una tappa) del processo di deleveraging di cui abbiamo scritto giorni addietro su Libero Mercato. In altri termini i prestatori, sempre più inquieti, stringono ulteriormente le maglie del credito richiedendo ai debitori di aumentare i margini di garanzia per finanziare le proprie posizioni o di ridurre l’esposizione debitoria. Da qui, ha preso avvio il processo che viene definito “acceleratore finanziario”: i debitori vendono le attività ancora liquidabili (ad esempio i titoli di stato italiani), i creditori temono che i debitori non dicano tutta la verità riguardo la loro effettiva salute finanziaria, e tentano di cautelarsi alzando nuovamente i margini. Le banche smettono di prestarsi fondi, o richiedono tassi crescenti per difendersi dal rischio di improvvisi annunci di insolvenza. Ciò causa un rialzo dei tassi sul mercato interbancario che finisce col vanificare le ricorrenti iniezioni di liquidità da parte della Fed (e delle altre banche centrali).

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Zapatero seduto su una bomba finanziaria

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Nel suo secondo mandato da premier, José Luis Rodriguez Zapatero si troverà a dover gestire una crisi economica di ampia e profonda portata, mai sperimentata dalla Spagna in epoca moderna, e riconducibile all’implosione del mercato immobiliare, il fattore che negli ultimi anni è stato alla base dell’accumulo di crescenti squilibri macroeconomici del paese iberico. Il primo è più importante dei quali è l’imponente deficit delle partite correnti, che ha ormai raggiunto il 10 per cento del prodotto interno lordo. Analizziamo il quadro macro attuale.

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Il Kosovo non è pronto per essere uno Stato

di Daniele G. Sfregola – © L’Occidentale La secessione del Kosovo dalla Serbia, proclamata solennemente dall’assemblea parlamentare di Pristina il 17 febbraio, come i più complessi casi storici di formazione delle entità statuali ha ingenerato da subito un importante dibattito tra i giuristi internazionali in merito alle conseguenze che siffatto evento produrrà sull’evoluzione della materia. … Continua a leggere Il Kosovo non è pronto per essere uno Stato

Così gli hedge fund affossano i nostri Btp

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Venerdì scorso stare davanti al terminale Bloomberg, nostro insostituibile strumento di lavoro, produceva una sensazione di frustrazione e irritazione. Le borse in ennesimo, forte ribasso; il contratto future sul Bund tedesco in rialzo, secondo la inevitabile regoletta del flight-to-quality, la fuga verso la sicurezza, a cui ricorrono gli investitori quando il mercato azionario è in ribasso. Venerdì questa regola, per noi italiani, è stata pesantemente disattesa: la pagina dei Btp mostrava prezzi in calo (e rendimenti in rialzo) su quasi tutta la curva, con l’unica eccezione delle scadenze di mercato monetario. Il differenziale tra Btp e Bund, lungo la curva dei rendimenti (settanta punti-base sulla scadenza decennale, quasi trenta sul due anni), continuava ad aumentare, come ormai accade dalla scorsa estate, cioè dall’avvio della crisi creditizia globale (e globalizzata) innescata dai subprimes. Gli italiani, venerdì scorso, hanno subìto danno e beffa: perdite sull’azionario, perdite sui titoli di stato italiani. Che accade? E soprattutto, che implicazioni suggerisce questa crisi globale per il nostro paese? Proviamo a sintetizzare.

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NATO, R.I.P.

di Andrea Gilli 

Il dibattito sul contributo che i diversi Paesi danno e dovrebbero dare alla NATO è recentemente esploso con le dichiarazioni del Canada e degli Stati Uniti – entrambi molto critici verso il Vecchio Continente e il suo approccio nei confronti dell’Afghanistan.

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Il neo-protezionismo? Elettorale

di Piercamillo Falasca –  © Libero Mercato

Nel novembre scorso John McCain, già candidato alle primarie repubblicane ma non ancora investito della nomination, girava per le contee dell’Iowa parlando di free trade e scagliandosi contro la “rising tide of protectionism”, l’alta marea del protezionismo che pare sommergere l’America. L’Iowa non è il luogo più ospitale per affrontare simili argomenti. Nel cuore dell’America, le barriere, i dazi, i limiti alle importazioni, i sussidi alla produzione nazionale sono argomenti molto popolari e la paura della concorrenza cinese, messicana o indiana non è meno diffusa che nella vecchia Europa.

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