Tagli alla Difesa? No, non siamo crocerossine

di Andrea Gilli – © Libero Mercato

Su Libero Mercato del 21 febbraio, Mario Unnia ha avanzato la proposta di ridimensionare drasticamente le spese per la Difesa. La tesi si reggerebbe su tre elementi. In primo luogo, il nostro esercito non svolgerebbe il ruolo tipico di un esercito (anziché combattere, esso sarebbe prevalentemente impegnato in compiti di polizia internazionale, come il controllo dei flussi migratori clandestini). In secondo luogo, in seguito ad una riduzione dei nostri effettivi, la nostra industria della Difesa non verrebbe penalizzata. Infine, ridimensionando l’esercito potremmo rafforzare le nostre forze di polizia (di cui c’è un gran bisogno), da una parte, e magari specializzarci nell’assistenza umanitaria, dall’altra – per assolvere i nostri compiti internazionali.

Chi scrive ritiene che detta proposta sia assolutamente fuori luogo. I tre pilastri su cui essa si regge sono infatti deboli e traballanti. Ma soprattutto, le implicazioni sono ben più grandi e drammatiche di quelle che l’autore sembra realizzare.

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