Il grand bargain dell’Onu

di Federico Niglia* – © Il Foglio

La difesa del multilateralismo è stata una delle priorità della politica estera di Massimo D’Alema. Questo governo ha marcato la discontinuità rispetto alla precedente amministrazione riaffermando la centralità delle Nazioni Unite come soggetto erogatore di legittimità internazionale. L’Italia ha inviato oltre duemila soldati al confine tra Israele e Libano nell’ambito della missione Onu Unifil II e ha profuso grandi energie per rilanciare la campagna per la moratoria della pena di morte, coronata da successo.
Questo impegno ha trovato un riconoscimento nell’ampio consenso che ha portato all’elezione dell’Italia a membro non permanente del Consiglio di Sicurezza per il biennio 2007-2008. Nonostante l’aspirazione al potenziamento dell’Onu, gli italiani mantengono una posizione conservatrice sulla riforma dell’organizzazione, e in particolare del Consiglio di sicurezza.

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Ecco la Obamanomics, spesa in salita e gettito incerto

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

La scorsa settimana Barack Obama ha delineato le scelte di politica economica che intende compiere in caso di elezione a presidente degli Stati Uniti. Si tratta di 43 proposte suscettibili di ampio impatto sulla vita dei cittadini (non solo negli Stati Uniti) e sulle scelte degli investitori. Proviamo ad analizzarle nelle linee guida.

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Restare in Iraq:dovere morale o convenienza geopolitica/2

L’articolo di Andrea Gilli, nel quale venivano criticate le posizioni assunte da Michael Walzer sull’Iraq, ha portato ad un interessante dibattito intellettuale e filosofico con Alia K. Nardini, Senior Fellow del Centro Studi e Documentazione Tocqueville-Acton. Il dibattito è stato riassunto in un Policy Forum, che otre al primo intervento di Walzer e alla replica … Continua a leggere Restare in Iraq:dovere morale o convenienza geopolitica/2

Tagli alla Difesa? No, non siamo crocerossine

di Andrea Gilli – © Libero Mercato

Su Libero Mercato del 21 febbraio, Mario Unnia ha avanzato la proposta di ridimensionare drasticamente le spese per la Difesa. La tesi si reggerebbe su tre elementi. In primo luogo, il nostro esercito non svolgerebbe il ruolo tipico di un esercito (anziché combattere, esso sarebbe prevalentemente impegnato in compiti di polizia internazionale, come il controllo dei flussi migratori clandestini). In secondo luogo, in seguito ad una riduzione dei nostri effettivi, la nostra industria della Difesa non verrebbe penalizzata. Infine, ridimensionando l’esercito potremmo rafforzare le nostre forze di polizia (di cui c’è un gran bisogno), da una parte, e magari specializzarci nell’assistenza umanitaria, dall’altra – per assolvere i nostri compiti internazionali.

Chi scrive ritiene che detta proposta sia assolutamente fuori luogo. I tre pilastri su cui essa si regge sono infatti deboli e traballanti. Ma soprattutto, le implicazioni sono ben più grandi e drammatiche di quelle che l’autore sembra realizzare.

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L’indipendenza del Kosovo e il diritto internazionale

di Daniele G. Sfregola

La secessione del Kosovo dalla Serbia, proclamata solennemente dall’assemblea parlamentare di Pristina il 17 febbraio, pone all’osservatore di politica internazionale tre ordini di problemi. Il primo dilemma è giuridico, il secondo è storico e la terza questione è politico-strategica. Considerata la complessa partita diplomatica giocata tra il Palazzo di Vetro e le vallate dei Balcani meridionali in questi nove anni, conviene precisare da principio i termini del confronto legale in atto in queste ore, riservandoci di approfondire in un secondo tempo l’analisi sul piano storico e politico della querelle.

Al contrario di quanti hanno superficialmente liquidato la decisione kosovara come lecita perché appoggiata dalla maggioranza degli Stati occidentali, è opportuno chiarire che, sul piano giuridico internazionale, la dichiarazione di indipendenza è considerata un atto rilevante a livello meramente storico, una situazione di fatto che, di per sé, non è contraria e non è conforme al diritto internazionale.

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Salari, maledetti salari

di Michele Boldrin e Pierangelo De Pace 

Proviamo a discutere seriamente di salari bassi e che non crescono. Per oggi illustriamo i fatti ed i non fatti (che sono importanti anche se arrivano alla fine, abbiate pazienza). Lasciamo analisi e proposte a un post futuro che pubblicheremo a giorni.

Tutti vogliono aumentare i salari degli italiani. Lodevole intento, dal momento che i salari dei lavoratori dipendenti italiani sono, effettivamente, molto bassi in relazione alla media degli altri grandi paesi europei (Francia, Germania, Regno Unito ed anche Spagna). I dati Eurostat, riportati nella relazione “Consumo e Crescita in Italia” pronunciata dal Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi nell’ottobre 2007, lo confermano [vedi qui per un commento e qui per alcune correzioni].

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L’indipendenza del Kosovo: tra aspirazioni e realtà

di Andrea Gilli

La decisione del presidente kosovaro Thaci di dichiarare l’indipendenza sembra portare con sé serie conseguenze. Come il filosofo olandese Bernard de Mandeville ci ha insegnato, l’agire umano è spesso guidato da fini e aspirazioni. Ma non necessariamente il nostro agire porta agli obiettivi proposti, e anzi molto spesso esso determina quelle che il filosofo chiamava conseguenze involontarie. La decisione del Kosovo di dichiarare la propria indipendenza rischia di avere inaspettate e assai drammatiche conseguenze.

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I SUV, la statica comparata e la cattiva interpretazione dei dati

di Antonio Mele

Premessa: il sottoscritto viaggia solo con metropolitane, autobus o treni, non possiede auto, non ha nessuna particolare predilezione per macchine di grossa cilindrata o di grosse dimensioni. Ma la polemica sui SUV e la loro pericolosità ricorda tanto le accuse alle canzoni di Marilyn Manson di essere una delle cause scatenanti della strage di Columbine: un mucchio di fesserie. A cui va data una risposta.

L’episodio dell’incidente a Milano causato da un SUV fornisce l’occasione per mostrare una delle ragioni per cui il dibattito politico-culturale langue nel nostro Paese. Infatti trattasi del tipico caso in cui le analisi effettuate dai media non isolano gli elementi fondamentali del problema, basandosi invece su questioni che sono lontanamente in relazione con gli eventi, e utilizzando i dati con una certa disinvoltura.

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E Sarkozy diventa Monsieur Tax

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Ségolène Royal, candidata socialista all’Eliseo sconfitta da Nicolas Sarkozy, da qualche settimana sta prendendosi una perfida rivincita. La fascinosa Ségolène ha infatti coniato per Sarkozy il nomignolo “Monsieur Taxes”. Non male, come nemesi: una esponente della sinistra che riesce ad accusare un liberale (per quanto alla francese, quindi sui generis per definizione) di essere in realtà un gabelliere. Eppure, questo soprannome non è frutto delle abituali e stucchevoli schermaglie politiche a cui noi italiani siamo ormai assuefatti. La Commissione Finanze dell’Assemblea Nazionale segnala un forte aumento nella velocità di creazione di nuove imposte. Dal 2002 ad oggi ben quindici nuove imposte sono entrate nella vita dei francesi, una dozzina delle quali solo negli ultimi tre anni. E addirittura, dall’inizio della tredicesima Legislatura, a luglio dello scorso anno, sono stati ben sei i nuovi prelievi istituiti, tutti con la inconfondibile firma dell’ipercinetico inquilino dell’Eliseo.

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