Emergenza rifiuti e credibilità internazionale

di Andrea Gilli

Le incredibili immagini e notizie che giungono dalla Campania stanno producendo un polverone politico che lascerà di sicuro dei feriti sul campo. Oltre al solito rimbalzo delle responsabilità, abbiamo assistito ad analisi più o meno dotte sulle ragioni e sulle cause, così come sulle soluzioni, della e per l’attuale emergenza.

Ciò che ci preme sottolineare in questo articolo è un aspetto che molti (troppi) hanno taciuto – le implicazioni dell’attuale situazione sulla credibilità dell’Italia a livello internazionale.

Avevamo già accennato in passato al concetto di credibilità internazionale. Purtroppo, per quanto utilizzato, detto concetto non solo è poco sviluppato nella letteratura, ma vi sono anche pochi studi empirici che provano ad applicarlo.

Non è ovviamente nostra intenzione supplire a questa carenza, almeno in questa sede. In merito alla crisi campana, può però essere utile vedere, almeno in linea logica, cosa sia la credibilità di un Paese e, successivamente, come essa venga intaccata da quanto sta accadendo in questi giorni.

Credibilità internazionale

Credibile, come dice la parola stessa, è colui o colei che è in grado di far seguire delle azioni alle sue parole. Una minaccia credibile è tale se dopo essere stata lanciata ha oggettive possibilità di essere messa in pratica. Quando si parla di Stati, il concetto di credibilità è più fluido, indecifrabile – soprattutto quando si esaminano contesti esterni ai conflitti armati.

Durante uno scontro militare o una crisi internazionale, la credibilità è infatti chiaramente decifrabile – appunto la capacità di dar seguito a minacce precedentemente pronunciate. Si pensi alla Guerra fredda: la credibilità degli Stati Uniti consisteva nella capacità di ricorrere alle armi atomiche in determinati contesti specificati in precedenza.

Nelle normali fasi della politica internazionale (quando non vi è guerra), il concetto di credibilità muta, e per essere compreso nel suo complesso va astratto dal concetto di Stato e dal principio di sovranità. Lo Stato è quell’ente sovrano che gode del monopolio della forza all’interno di un determinato territorio e su una data popolazione. Uno Stato incapace di mantenere il monopolio della forza non è uno Stato – almeno a livello fattuale. Anche se il formalismo giuridico che caratterizza le relazioni internazionali non permette, salvo rari casi, di trattare in maniera peculiare chi ha perso de facto la propria sovranità, è altresì evidente che a livello fattuale gli Stati in parte o per niente sovrani vengono relegati al margine della politica internazionale. In altre parole, essi non sono credibili – i quanto sono incapaci di assolvere al ruolo per cui sono stati creati.

Quale è il senso, infatti, di sedersi al tavolo con un interlocutore incapace non solo di mantenere le proprie promesse, ma addirittura svolgere la sua funzione principale? Se uno Stato non è in grado di mantenere il monopolio della forza all’interno dei propri confini, la sua credibilità sarà infatti ridotta – e a nulla servirà svolgere missioni di peace-keeping all’estero per ristabilirla.

Credibilità e Campania

Il caso campano, almeno se guardato nell’ottima prima descritta, sembra dare un duro colpo alla credibilità dell’Italia. Infatti, non solo palesa l’incapacità del Governo centrale (tanto quello attuale che quello precedente) nell’imporre la propria volontà sulle questioni dello smaltimento dei rifiuti (agli osservatori internazionali il rimbalzo delle competenza importa poco). Ma esso rivela anche l’assoluta anarchia che oramai sembra essersi impossessata di una parte d’Italia.

Taluni forse sminuiranno tutta la questione. A nostro modo di vedere, quanto stiamo dicendo è di drammatica importanza. Nel nostro Paese si parla di credibilità internazionale in concomitanza di missioni di peace-keeping o peace-enforcing all’estero. O in occasione di vertici internazionali. Purtroppo non se ne parla in questi momenti. E in particolare, non ci si pone la semplicissima domanda: quanto è credibile a livello internazionale un Paese (si noti, un Paese – non un governo) nel quale intere aree sono off-limits?

Al prossimo vertice internazionale, quando i nostri rappresentati si preoccuperanno di dare “un contributo fondamentale” alla pace e alla stabilità, i nostri interlocutori verosimilmente risponderanno sottolineando come prima di pensare alla pace e alla stabilità del mondo, l’Italia dovrebbe pensare alla sua stabilità interna – in particolare al mantenimento dell’ordine pubblico.

E’ infatti paradossale che un Paese incapace di garantire la sicurezza all’interno dei propri confini si proponga di mantenerla al loro esterno.

Per ribadire in maniera più esplicita il concetto, è forse più utile chiedersi se è possibile immaginare l’Afghanistan o la Somalia che partecipano a missioni di peace-enforcing.

L’emergenza campana rileva una totale assenza di capacità decisione e di realizzazione delle proprie scelte da parte del potere esecutivo. Agli occhi esterni, ciò significa incapacità di esecuzione, e quindi scarsa credibilità. E’ utile tenere questo dato a mente, soprattutto in futuro.

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2 Replies to “Emergenza rifiuti e credibilità internazionale”

  1. Caro Andrea,
    qualche settimana fa sono stato ad un convegno sul tema “politica, antipolitica e istituzioni”. Il prof. Mario Bertolissi, Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Padova, sosteneva che fosse al quanto preoccupante il fatto che:
    A- Si è consentito che una protesta come quella dei TIR, che per giorni hanno paralizzato l’Italia, potesse avere luogo.
    B- Non ci si è resi conto che la situazione stava degenerando (distributori a secco, con tutte le conseguenze del caso).
    C- Vi fosse una totale impotenza delle istituzioni di fronte a quanto stava accadendo: Con un ritardo non indifferente il governo precetta i camionisti i quali rispondono per bocca del segretario generale della Conftrasporto Pasquale Russo dicendo «La situazione è immutata, la precettazione è un atto illegittimo che non ha senso». Che cosa??????

    Il risultato finale è stato che lo sciopero dei camionisti ha creato danni ingenti all’economia italiana. I camionisti alla fine sono riusciti ad ottenere quello che volevano. Da ora in poi tutti sanno che se si vuole ottenere qualcosa dal governo basta bloccare le autostrade.

    Sono due le soluzioni che il governo avrebbe potuto adottare:
    1)Visto che molti osservatori hanno sostenuto che le richieste dei camionisti era perfettamente legittime, visto inoltre che il governo alla fine ha comunque ceduto, la soluzione migliore sarebbe stata quella di accordarsi immediatamente con i camionisti risparmiando gravi danni al Paese.

    2)Il Governo, sostenedo di essere dalla parte del giusto, avrebbe dovuto rimanere fermo nelle proprie posizioni, precettare i camionisti ben prima di quanto fatto, far rispettare il precetto se necessario anche con la forza, ristabilendo in berve termine l’ordine pubblico.

    Non è avvenuto niente di tutto ciò. Lo Stato ha dimostrato solo di non avere più un’autorità.

  2. il commento del docente è assolutamente condivisibile. Mi pare, però, che dimentichi un semplice dato: nel nostro Paese è assolutamente normale che un gruppo di interesse blocchi l’economia nazionale per proteggere le proprie rendite.

    I metalmeccanici o i dipendenti pubblici che scioperano, gli avvocati che chiudono le camere penali, i farmacisti che abbassano le saracinesche, etc. sono solo alcuni esempi.

I commenti sono chiusi.